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Politica Estera

Quelle turche non sono forse pagliuzze, ma quelle europee sono sicuramente travi: lo strabismo dell'OSCE di Tana De Zulueta

Di Claudio Moffa 19 Aprile 2017 – 06:21 3 min di lettura
osce(ASI) Referendum turco, quanto durerà e quali effetti produrrà sulle relazioni internazionali della Turchia, la campagna anti-Erdogan che ha cominciato a soffiare forte sui media europei?
Su un grande quotidiano nazionale, si è letto ieri una fake news emblematica, che non solo a Smirne, come vero, ma anche ad Ankara e Istanbul, "le grandi città hanno votato in massa a favore de il "no". Falsa notizia, appunto, perché la differenza dei voti nella capitale turca e nell'ex capitale dell' Impero ottomano, è minima, un po' come i risultati nazionali rovesciati: i sì al 48,6 per cento a Istanbul e al 48,8 ad Ankara. Da cui quanto segue: primo, Erdogan è forte anche nelle città chiave della Turchia moderna; secondo, le cartine bicolori che vengono pubblicate su altri quotidiani, inducono anch' esse in inganno: se tu usi solo due colori, "le grandi città" sono tutte dalla parte della democrazia, e l' "oscurantismo" prevale solo nelle campagne. Se ne avessi usate tre, con una percentuale intermedia tra la vittoria risicata di uno dei due fronti, e una invece dove la bilancia dei voti è meno netta, il lettore a colpo d occhio avrebbe "letto" una realtà diversa. Le grandi città appunto, spaccate a metà e non preda dei nemici di Erdogan
Ma quel che preoccupa di più non sono tanto i mass media, ma il ruolo che sta assumendo la delegazione degli osservatori dell'Osce arrivati in Turchia a fine marzo, e guidati da Tana De Zulueta. La giornalista, ben nota in Italia per i suoi velenosi attacchi a Cossiga all'epoca di Tangentopoli, di cui era con ogni evidenza una fan (e come poteva non esserlo, lei corrispondente dell Economist? Corriere della Sera, 29 maggio 1993, intervista a Guy De Rothschilds ), elenca puntualmente tutte le vere o presunte irregolarità della consultazione: sostiene che "a gioco iniziato" la Commissione elettorale turca avrebbe cambiato le regole, per aver affermato che non occorrevano i timbri per regolarizzare in fase di scrutinio le schede: mentre invece su Repubblica si legge, per la penna di Zucconi, che "già prima di quelle elezioni era stata riconosciuto il valore di quei bollettini". Assomma poi a ben 2 millioni e mezzo i voti sospetti, la cifra "giusta" utile a ribaltare il risultato del referendum (dando per scontato ovviamente che i voti non validi sono solo quelli del si), senza però fornire - lei e chi ne parla - alcun dato anche sommariamente articolato di questa somma "perfetta". Ancora: la De Zulueta denuncia  la disparità di trattamento per gli spazi di campagna referendaria assegnati a opposizione e governo,  protesta che invero avrebbe dovuto fare subito, fin dai primi monitoraggi dopo il suo arrivo in Turchia, tre settimane prima del 16 aprile.
Infine,  la portavoce dell'Osce (ma anche del Parlamento e del Consiglio Europeo, dice) denuncia il mancato rispetto degli "standard internazionali"  nel referendum turco. Domanda: non è che per caso lei e tutto l'Osce potrebbe dare un' occhiata agli "standard internazionali" dell'Unione Europea: il Parlamento privo di potere legislativo propositivo, la elefantiaca Commissione europea  che scavalca ministri e governi degli Stati membri, e la BCE intoccabile e autoreferenziale, secondo i Trattati dell'Unione da Maastricht in poi? I politici europei sono avvertiti, forse potrebbero allertarsi per mosse e nomine meno avventate: almeno quelli attratti dalla Realpolitik di fronte all "incontrollabile" Erdogan, e il cui realismo (degli Europei) è di questi tempi  molto più rivoluzionario del più rivoluzionario dei comizi mediatici contro il referendum vinto da Erdogan.
 

Prof. Claudio Moffa

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