(ASI) Il presidente nicaraguense Daniel Ortega, portabandiera del Fronte sandinista di liberazione nazionale (Fsln), è stato confermato alla guida del paese indio-latino con il 71,3 per cento dei voti.

Ortega è sicuramente uno dei politi più popolari e amati della regione, tanto che non appena si sono chiuse le urne e sono stati diffusi i primi risultati migliaia di persone si sono riversati nelle strade e nelle piazze di Managua per festeggiare in attesa dei risultati definitivi.

Dopo aver già guidato il paese dal 1985 al 1990, Ortega è tornato presidente nel 2007 e con questa vittoria ha ottenuto la conferma fino al 2022.

In passato Ortega Ortega è stato un dirigente dell’Fsln che ha animato la guerriglia rivoluzione del paese dalla fine degli anni ’70 ma una volta giunto al potere nel 1985, dopo aver vinto le elezioni l’anno precedente, gli Usa utilizzarono tutta la loro influenza nella regione per destituirlo imponendo l’embargo e sostenendo, tramite la Cia, la guerriglia dei Contras che volevano rovesciare il governo Ortega.

Maximinio Rodriguez, principale oppositore di Ortega e leader del Partito liberale costituzionalista (Plc) ha ottenuto appena il 16,4 per cento dei voti.

Nel suo terzo mandato presidenziale Ortega avrà come vice la moglie Rosario Murillo.

Prima del voto l’opposizione aveva accusato Ortega di monopolizzare il potere e di controllare i posti chiave dello stato e dell'economia, spesso affidati a membri della famiglia, trasformando il Paese nel suo regno personale; tra i temi utilizzati dall’opposizione anche la riforma costituzionale che ha permesso la rielezione del capo dello Stato senza limiti al numero di mandati.

Nonostante le opposizioni avessero invitato al boicottaggio i nicaraguensi si sono comunque recati alle urne ed hanno riaffidato il paese al leader sandinista soprattutto per via della costante crescita economica e del basso livello di criminalità.

Washington che continua ad interferire negli affari interni dei paesi della regione ha già approvato

una proposta di legge per opporsi ai prestiti al Nicaragua da parte degli organismi finanziari internazionali se il paese “non avesse preso misure per tenere elezioni libere e trasparenti”.

Fabrizio Di Ernesto - Agenzia Stampa Italia

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