(ASI) Las Vegas - Nessuna stretta di mano, concentrazione massima e libero sfogo ai reciproci attacchi. A venti giorni dal voto, Hillary Clinton e Donald Trump si sono confrontati per la terza volta in diretta tv, in questa occasione da Las Vegas.

I sondaggi premiano Hillary, perché agli attacchi di Trump su ogni fronte e tema possibile, dall’economia agli esteri, dall’immigrazione agli scandali personali, il candidato repubblicano sembra aver esaurito il suo ciclo. Il ripetere l’accusa di <<elezioni truccate>>, quasi fosse già un alibi post voto, è ormai una retorica da contendente sconfitto, privo di altre efficaci armi per colpire.

Cittadinanza, diritti e immigrazione – Il dibattito fra i candidati decolla sul tema dei diritti, al quale Hillary pone strategicamente le priorità su quelli delle donne. Trump risponde negando le vicende personali in merito, ma non ha altre valide ragioni per argomentare. Invece il magnate newyorkese attacca molto meglio sul tema dell’immigrazione, dove a suo parere l’amministrazione Obama è stata un disastro. Un collasso sociale non più sopportabile a detta di Trump, sebbene Hillary replichi ferma con la promessa di accoglienza ai profughi siriani.

Economia – Altro tema sollevato da Chris Wallace, il giornalista di Fox News moderatore del dibattito, è la questione del debito. <<Con Obama il debito è raddoppiato e non c’è stata crescita>> ha detto Trump. << In tempi di grande depressione economica l’attuale presidente ne è uscito vincente.>> ha risposto Hillary.

Esteri – Nessun punto di incontro dunque, perfino sugli esteri dove gli animi si sono ulteriormente scaldati. <<Avete visto cosa sta accadendo ad Aleppo? Ve ne rendete conto?>> ha detto Trump provando a coinvolgere la sensibilità del pubblico. Hillary rigira invece la questione <<Non sono convinta che l’intervento militare in Siria sia la soluzione migliore. Appunto basta vedere quello che stanno facendo Russia e Iran.>> Anche per Mosul le argomentazioni dei candidati non sono state molto diverse.

Credibilità - Ciliegina sulla torta sono stati i riferimenti alla credibilità come potenziale presidente. Se Trump dice di voler gestire il Paese come le proprie aziende suscitando perplessità, Hillary viene invece contraddetta, perfino da Wallace, sulla vicenda della Clinton Foundation e sul caso Wikileaks, quest’ultimo evidentemente suo tallone di Achille.

Ad ogni modo, anche stavollta è Hillary a vincere ai punti, dove la non certa accettazione del risultato elettorale da parte di Trump sembra ulteriore sentore di una sconfitta imminente.      

 Lorenzo Nicolao - Agenzia Stampa Italia

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