Primarie Usa: Trump e Hillary trionfatori assoluti del “Super Tuesday”. Campana a “morto” per Rubio: Cruz e Kasich in lotta per la nomination anti – Trump. Sanders conquista il Missouri?
(ASI) Anche il secondo “Super Tuesday” (Super Martedì) è giunto al termine. Per la seconda volta i vincitori assoluti sono stati Donald Trump per le primarie repubblicane ed Hillary Clinton per quella democratiche.
Dal canto suo Trump ha potuto cogliere l’ennesimo successo a spese della leadership repubblicana. Ancora una volta il magnate newyorkese si è imposto sbaragliando gli avversari in 4 stati su 5, nonostante gli appelli del partito al voto “utile” per i candidati più graditi al partito. Nonostante l’opposizione dei due principali sfidanti, Ted Cruz e Marco Rubio, Trump si è aggiudicato schiaccianti vittorie in Florida (45,7%), North Carolina (40,3%), Illinois (38,8%) e un più risicato successo nel Missouri (41%) dove Trump ha vinto per meno 0,2% dei voti. Unica nota dolente, ma ampiamente prevista dal magnate newyorkese, l’Ohio, che ha premiato il buon governo del senatore John Kasich. Quest’ultimo, quarto assoluto e ben distanziato dai primi tre in classifica, è riuscito a portare a casa un trionfo “confidenziale” di oltre 10 punti percentuali. Ciò ha permesso a Kascih un incredibile recupero arrivando con 138 delegati a soli 30 di distacco dal terzo assoluto della classifica, cioè il governatore della Florida Marco Rubio.
Quest’ultimo a differenza di Kascih, ha riportato una pesante sconfitta proprio nello stato di cui è governatore. Il deludente risultato del 27% riportato in casa ha politicamente fatto suonare a morto le campane per le speranze di vittoria di Rubio il quale ha annunciato il proprio ritiro dalle primarie repubblicane. Dopo Jeb Bush, il partito ha perso un ‘altro cavallo su cui la leadership repubblicana aveva puntato. Come nel caso di Bush, anche Rubio ha pagato una campagna elettorale apparsa debole e priva di reali convinzioni fin dai primi passi, e che nulla ha potuto contro l’esuberanza e l’imprevedibilità di Donald Trump. A questo punto voci insistenti indicherebbero in John Kasich il nuovo candidato anti – Trump su cui la leadership potrebbe puntare, ma proprio queste voci hanno scatenato la reazione indispettita di Ted Cruz. Il governatore del Texas continua infatti a chiedere a gran voce di essere ufficialmente investito dal partito dell’incarico di fermare Trump. Ma il partito repubblicano ancora una volta ha lasciato cadere nel vuoto le richieste dell’ultra evangelico Cruz, il quale, pur avendo a disposizione un totale di 395 delegati, non pare comunque in condizione di rimontare lo svantaggio che lo separa dai 620 di Donald Trump. Altro fattore avverso a Cruz il fatto che egli stesso viene ritenuto un “impresentabile” dal partito quasi alla stregua del magnate newyorkese. Inoltre il forte fanatismo religioso di Cruz ne fa un candidato da sempre poco gradito alle masse repubblicane laiche. Viceversa insistenti si stanno facendo le voci di un ordine di scuderia che il partito potrebbe dare riguardo i 168 candidati lasciati in “eredità” da Marco Rubio. Unendo questi ultimi ai 138 di Kasich e alla dozzina racimolata dagli altri candidati minori in corsa o ritirati, il governatore dell’Ohio potrebbe venirsi a trovare in una posizione favorevole per tentare il quasi impossibile recupero su Donald Trump. Quest’ultimo ha invece fatto sapere che a suo avviso qualsiasi tentativo di negargli la nomination repubblicana attraverso giochi di palazzo “scatenerebbe rivolte di piazza contro il partito”.
Alexandru Rares Cenusa – Agenzia Stampa Italia
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