(ASI) Si tratta di un trionfo dalle percentuali “bulgare” quello ottenuto da Hillary Clinton alle primarie democratiche in South Carolina. Il 73,5% degli elettori democratici dello stato si sono espressi a favore dell’ex First Lady che ha lasciato allo sfidante Bernie Sanders, governatore del Vermont, solo le briciole. Con 39 delegati contro 14, la tornata elettorale del South Carolina sembra per ora aver riportato le sorti dello scontro in favore di Hillary. L’ex Segretaria di Stato, in netta difficoltà nelle precedenti tornate, sembra esser riuscita a trovare la “ricetta” per contenere lo sfidante Sanders. Dopo i falliti tentativi di ridicolizzare l’avversario additandolo a idealista sconnesso dalla realtà, passando poi per i tentativi di infangarlo e discreditarlo presso l’opinione pubblica additandolo a “uomo della rovina” per il programma di assistenza previdenziale e di lotta alle lobby bancarie e d economiche di Wall Street, la Clinton sembrerebbe aver trovato nello scontro razziale l’arma perfetta per aggiudicarsi la vittoria finale. Mentre il messaggio dello sfidante è “un America più equa”, la Clinton, parafrasando lo slogan del repubblicano Trump “per un America che torni ad essere grande”, ha indicato la via per la vittoria nello slogan “l’America è già grande, ora dobbiamo unirla”. La ricetta per “l’unità” proposta dalla Clinton si può sintetizzare in un programma che al momento vede generici impegni per la riduzione dei privilegi dei super ricchi e di lotta alla povertà, punti questi aggiunti frettolosamente durante i primi duri scontri con Sanders, e una sorta di “mea culpa” razziale all’insegna di una specie di guerra psicologica che la Clinton ha deciso di portare all’America con l’obbiettivo apparente di riscuotere consensi instillando un senso di pentimento nella popolazione bianca. “L’armata” afroamericana sollevata da Hillary di fatto ha imposto agli americani, o almeno all’elettorato democratico del South Carolina, di doversi considerare portatori di una sorta di “peccato originale” per i problemi delle comunità afroamericane. Tale strategia politica volta all’unità della nazione per pari diritti e doveri, ma che di fatto passa per una netta segregazione razziale tra i bianchi “colpevoli”, gli afroamericani “irredenti” e gli ispanici semplicemente esiliati dal dibattito, ha prodotto i suoi frutti consentendo a Hillary di cavalcare l’ondata del malcontento e delle tensioni sociali. Grazie al forte impegno di cantanti, artisti, ma anche semplici cittadini afroamericani e delle madri di quei ragazzi finiti alla ribalta delle cronache per essere caduti sotto il fuoco della polizia bianca, Hillary è riuscita ad entrare nella storia ottenendo l’84% dei voti tra gli afroamericani. Va ricordato infatti che nel South Carolina nemmeno il presidente Obama durante le primarie del 2008 era riuscito a superare il 78% dei consensi nella comunità afroamericana. Hillary sembra dunque aver trovato la “quadra” e infatti promette di massimizzare l’impegno a favore della lotta razziale al fianco delle comunità afroamericane in vista del voto di martedì 1 marzo. Lo sconfitto Sanders, viste le percentuali del trionfo di Hillary, non ha potuto far altro che porgere amare congratulazioni all’ex First Lady. Congratulazioni che per altro rischiano ora di averlo indebolito ulteriormente poiché Donald Trump, il trionfatore delle primarie repubblicane in South Carolina, poco dopo il termine dello spoglio elettorale ha affermato che “la più probabile sfidante per le presidenziali sarà quasi certamente Hillary Clinton”. Quest’ultima peraltro sembrerebbe essersi già calata nella parte della candidata presidenziale. Nel discorso al termine dello spoglio non ha infatti minimamente accennato al rivale Sanders, concentrandosi piuttosto su attacchi diretti alle politiche proposte dai repubblicani, e da Donald Trump in particolare. In ossequio al messaggio di lotta razziale portato avanti dalla Clinton, e nell’ottica di estenderlo alle comunità ispaniche onde aumentare la percentuale di consensi e mettersi al riparo da eventuali rimonte da parte di Sanders, l’ex First Lady ha apertamente dichiarato l’intenzione di varare un inedito piano statunitense per l’accoglienza di “profughi”, e migranti in generale, che tentino di varcare la frontiera con il Messico. “Altro che costruire muri. Dobbiamo abbatterli tutti.” – ha dichiarato una galvanizzata Hillary Clinton che ora guarda con ottimismo alla prossima tornata elettorale del 1 marzo, quando ben 14 stati saranno chiamati al voto e complessivamente saranno assegnati più di un terzo dei delegati.

Alexandru Rares Cenusa – Agenzia Stampa Italia

 

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