(ASI) Domenica primo novembre la Turchia tornerà al voto per le politiche a meno di 5 mesi da quelle di giugno che hanno visto il Partito giustizia e sviluppo (Akp) perdere la maggioranza assoluta dei seggi e determinare nel paese l'attuale instabilità politica.

In questi cinque mesi la Turchia è cambiata molto, il boom economico si è fermato, nelle regioni sud orientali sono ripresi gli scontri con i curdi del Pkk mentre l'intervento russo in Siria ha vanificato i sogni di Erdogan di creare una zona cuscinetto in territorio siriano libero da Assad e dai curdi. In questi cinque mesi lo stesso presidente Erdogan sembra essere meno forte rispetto al recente passato con queste elezioni che appaiono come la sua ultima possibilità di poter cambiare in senso presidenziale la costituzione turca in senso presidenziale.
Gli ultimi sondaggi indicano una nuova vittoria dell'Akp che però dovrebbe rimanere sotto il 44 per cento, secondo gli analisti la quota necessaria per ottenere la maggioranza assoluta dei seggi. A complicare i progetti dell'Akp e di Erdogan il risultato dei filo curdi dell'Hdp che come a giugno dovrebbero superare lo sbarramento del 10 per cento ed ottenere 80 deputati sottraendoli all'Akp.
Per dar vita ad un nuovo governo l'Akp dovrebbe allearsi ad una delle altre due forze politiche presenti in parlamento: i kemalisti del Chp, molto complicato, o i nazionalisti dell'Mhp, piú semplice anche se la scorsa estate le trattative fallirono perché i nazionalisti posero come conditio si ne qua non al premier Davutoglu la necessità di riaprire le indagini sul presunto caso di corruzione che vede coinvolti alcuni ex ministri dell'Akp ed il figlio del presidente Erdogan.
Da settimane il Chp sta conducendo trattative con l'Mhp e l'Hdp per evitare che si torni alle urne per la terza volta ma la sensazione è che una alleanza tra questi tre partiti non si realizzerà.
L'unica certezza appare la vittoria di Pirro dell'Akp che difficilmente potrà governare da solo.


Fabrizio Di Ernesto - Agenzia Stampa Italia

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