(ASI) L'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha calamitato l'attenzione dell'opinione pubblica mondiale principalmente per lo scontro Obama-Putin sulla crisi siriana.

Tuttavia, le celebrazioni per il settantesimo anniversario della fondazione dell'organizzazione avrebbero dovuto essere - e in parte lo sono state - un'occasione importante per un confronto a 360 gradi tra i tantissimi leader mondiali che hanno partecipato all'evento. La presenza delle delegazioni di ben 193 nazioni dei cinque continenti offre comunque l'opportunità di approfondire il dialogo ad alti livelli, tanto più nell'epoca della globalizzazione che, spesso confusa con il fenomeno, ben più limitato, dell'occidentalizzazione, impone al contrario di accrescere la conoscenza di contesti sociali e culturali geograficamente molto lontani e di rinunciare ai pregiudizi storici accumulati in Occidente durante i secoli del colonialismo.
Grazie ad un'intensa attività divulgativa che ha coperto i campi della cultura, del turismo e dello sport, il Kazakhstan ha saputo superare le barriere che lo vedevano condannato nell'immaginario collettivo all'etichetta di Stato post-sovietico remoto, chiuso e monolitico, o deriso ed umiliato dalla squallida parodia di Borat, il personaggio cinematografico di Sacha Baron Cohen. Grazie alle iniziative seminariali organizzate in tutta Europa dalle sedi diplomatiche kazake, ad una squadra di ciclismo che sta riscuotendo numerosi successi nelle principali competizioni mondiali, ad un padiglione tra i più visitati ad Expo Milano 2015 e, recentemente, alla storica qualificazione della squadra di calcio di Astana alla fase finale della Champions League, in Europa il nome del Kazakhstan ha acquisito una fama impensabile fino a dieci o quindici anni fa.
Nel corso degli ultimi venti anni, il presidente Nazarbayev ha lavorato molto sul tema dell'apertura e della diversificazione, abbattendo quei limiti che un Paese leader nella produzione petrolifera spesso reca con sé, ossia quella monosettorialità economica che quasi sempre si traduce nell'atrofizzazione del potere politico, con le più ovvie ed infauste conseguenze sociali.
Il Kazakhstan, invece, è un mercato solido, dinamico, stabile e - dato significativo - capace di trarre ampio beneficio da una politica estera di grande spessore ed autonomia, dove la naturale vicinanza alla Russia e alla Cina non impedisce di muoversi anche lungo altri vettori internazionali.
Dal 1992 ad oggi, Nazarbayev ha tirato fuori il suo Paese dalle sabbie mobili della dissoluzione sovietica e ne ha sorprendentemente accresciuto il prestigio internazionale, in particolare alla luce dei laboriosi tentativi di integrare la regione centrasiatica, poi confluiti nell'EurAsEC e nell'Unione Economica Eurasiatica, dell'impegno nella lotta contro la proliferazione nucleare attraverso l'ormai tradizionale summit annuale della CICA, del prezioso ruolo logistico e giudiziario svolto nella lotta al traffico internazionale di droga, ormai messo a disposizione dell'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, dell'organizzazione del Summit dei Leader Religiosi e Tradizionali Mondiali, volto a favorire il dialogo di civiltà e la coesistenza pacifica, e dell'attivismo diplomatico nelle principali controversie regionali e internazionali, come il tentativo di risoluzione pacifica nell'annoso conflitto armeno-azero per il Nagorno-Karabakh, il supporto fornito a Mosca, Kiev e Bruxelles per l'osservanza degli Accordi di Minsk sulla crisi ucraina e il contributo nella lotta al terrorismo internazionale.
A questo proposito, Nazarbayev ribadisce come "il Kazakhstan sostiene tutte le iniziative indirizzate alla ricostruzione della fiducia nelle relazioni internazionali e al rafforzamento della pace e della sicurezza sulla base del diritto internazionale", esaltando il ruolo positivo dell'ONU che "per sette decadi" ha consentito al nostro pianeta di "vivere senza guerre mondiali" e alla comunità internazionale di "provare a cercare una soluzione efficace per risolvere i conflitti militari".
Il presidente kazako, già artefice di ambiziose strategie a lungo termine per il proprio Paese (come il piano 'Kazakhstan-2030' poi aggiornato e ampliato dal 'Kazakhstan-2050'), non fa segreto di guardare lontano, ponendo il traguardo del 2045 come data cruciale per il raggiungimento di una pacificazione seria e concreta nel pianeta. Secondo Nazarbayev, "dovremmo avere il coraggio di guardare oltre il presente fino al momento in cui le Nazioni Unite celebreranno il proprio centenario", abbandonando il tradizionale modus operandi per seguire invece "una nuova strategia di sviluppo che renda insensati simili conflitti". Come? Eliminando "per davvero la minaccia della guerra e le sue cause". Individuate nelle diseguaglianze economiche e sociali i principali fattori di innesco dei conflitti moderni, Nursultan Nazarbayev propone all'ONU un piano per un'Iniziativa Strategica Globale al 2045 che preveda piani di sviluppo tali che "tutte le nazioni abbiano eguale accesso alle infrastrutture, alle risorse e ai mercati".
Ricco di idee e progetti, il presidente kazako propone di:
- Trasformare il Consiglio Economico e Sociale dell'ONU in un Consiglio per lo Sviluppo Globale;
- Adottare un Piano Mondiale Anti-Crisi che prevenga gli sconvolgimenti e le condizioni sociali all'origine di "fenomeni nefasti come il terrorismo, la distruzione degli Stati, le migrazioni ed altri ancora";
- Adottare una Dichiarazione Universale delle Nazioni Unite per il raggiungimento di un mondo libero dalle armi nucleari;
- Stabilire in seno all'ONU una struttura unificata globale dedicata alla lotta al terrorismo e all'estremismo religioso;
- Sottolineare che la Carta delle Nazioni Unite "è stata scritta col sangue di milioni di vittime delle guerre mondiali e di altri conflitti armati" e che, dunque, "qualsiasi violazione dei suoi articoli, in particolare di quelli che tutelano la sovranità e l'integrità territoriale degli Stati, spinge l'umanità a ripetere gli stessi errori del passato".
A questo riguardo, Nazarbayev fa un implicito riferimento alla crisi in atto tra Russia ed Europa, quando sostiene che "è necessario evitare l'imposizione arbitraria di sanzioni che contraddice sia la Carta delle Nazioni Unite che il diritto internazionale". Secondo il leader kazako, infatti, "il diritto di imporre sanzioni internazionali, che possono danneggiare il benessere di milioni di persone, dovrebbe restare di esclusiva pertinenza del Consiglio di Sicurezza". Qualsiasi altra decisione unilaterale - osserva Nazarbayev - è solo "un relitto della Guerra Fredda".
Con la fine di Expo Milano 2015, il prossimo 31 ottobre calerà il sipario su un evento che, malgrado le polemiche, ha dato all'Italia la possibilità di accogliere milioni di visitatori da tutto il mondo e di ospitare centinaia di eventi indirizzati alla conoscenza e alla comprensione reciproche, all'internazionalizzazione economica e allo scambio di competenze e capacità industriali con tantissimi Paesi emergenti. Comincerà allora il conto alla rovescia fino alla prossima edizione, che avrà luogo proprio in Kazakistan nel 2017.
Il tema sarà quello energetico, con i suoi mille possibili approfondimenti sulla sostenibilità, sulla diversificazione e sull'integrazione delle fonti. Nazarbayev invita tutti i leader mondiali ad Astana per costruire insieme il futuro di un pianeta dove "il poderoso sviluppo delle economie emergenti dell'Asia ha definito una nuova realtà nei processi globali".

Andrea Fais – Agenzia Stampa Italia

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