(ASI)  Dopo il referendum in Grecia, tutta l’Unione Europea è in sommovimento. Il risultato di questa consultazione popolare ha dichiarato con netta chiarezza, che esiste un qualcosa di molto più importante del volere dei mercati, dei pareggi di bilancio, dei crediti da restituire alla B.C.E. e al Fondo Monetario Internazionale. E questo “qualcosa” si chiama “dignità popolare”.

La dignità di un popolo che non accetta di essere sacrificato sull’altare di chissa quale “interesse creditorio”.Ma oltre all’U.E., ad essere in forte terremoto sono gli stessi assetti Occidentali. Perché il voto in Grecia può rimettere in discussione gli schieramenti geopolitici che da venti anni esistono e persistono nel Continente Europeo. Una sempre più incessante Russia e Cina, stanno impensierendo le “menti” della “Casa Bianca”.  Il “Cremlino” da subito dopo l’uscita dei risultati referendari, ha “teso” più di una mano al Governo Greco.

Ora è ancora presto per fare previsioni; per vedere se realmente questo referendum greco, possa essere una dinamite o un semplice spauracchio che si sfalda al primo venticello contrario.

Adesso ad oscurare ulteriormente i già “tormentanti cieli” dell’U.E. e dell’Occidente, è l’Austria!

In Austria già da qualche mese, sta prendendo forma una possibilità di “discussione sull’uscita dall’Euro”. Una notizia che, con il recente voto in Grecia, sta mettendo sull’allerta tutte le istituzioni europee che più di ogni altra cosa temono una emulazione del referendum in altri suoi Stati membri.

Per quale motivi anche nella “Bella” Austria si sta addivenendo ad un dibattito “Euro si - Euro no”? Le risposte sono molteplici e sono infondo le stesse che si trovano in un po’ tutta la “Zona Euro”. La forte crisi economia, che oramai sta divenendo sempre più chiaro che essa se non è direttamente collegata, è quantomeno aggravata da questa moneta unica che unisce economie nazionali troppo diverse tra di loro. Dall’austerità di Bruxelles, che come un macigno pesa sempre di più agli Stati membri, divenendo un fattore di forte aggravamento per le componenti meno abbienti della popolazione europea e per di più una voragine che tende ad ingrandire la sperequazione sociale tra ricchi e poveri. Le scelte neoliberiste che avvantaggiano le multinazionali e distruggono tutto l’impianto della piccola e media impresa che è la vera spina dorsale delle economie nazionali dell’Europa.

Questi e tanti altri punti stanno portando l’Austria in rotta di collisione con la sua permanenza nell’Euro.

Per il momento in Austria si è arrivati ad una proposta di legge ad iniziativa popolare, che sembrerebbe aver raggiunto già la quota di 250 mila firme. Il Parlamento austriaco ha, però, la facoltà di accettare la proposta di legge così come rigettarla. Ma nel caso venisse rifiutata, allora si potrebbe aprire lo scenario del referendum.

Ma ancora è tutto da vedere. Si attende l’evolversi degli eventi. Certo è che se l’Austria dovesse votare per lasciare l’Euro, ciò sarebbe un fattore negativo per l’U.E. che andrebbe a fare il paio con il caso greco. E da due, forse si arriverebbe a tre e poi a quattro… fino a che salti tutto il fragile equilibrio europeo.ù

Federico Pulcinelli – Agenzia Stampa Italia

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