(ASI) Era il 17 giugno del 2013 quando il presidente della Siria Bashar al-Assad, in un'intervista col giornale tedesco giornale tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung, fece una dichiarazione che probabilmente non venne presa sul serio dall'opinione pubblica.

Dopo due anni di guerra di trincea dell'esercito del suo Paese contro i terroristi provenienti da varie nazioni e contro l'Isis, il presidente siriano lanciava un monito ben preciso e diceva che se gli europei avessero continuato a consegnare armi ai terroristi annidati nel suo paese, "il cortile dell'Europa" si sarebbe trasformato "in un terreno propizio al terrorismo" e che l'Europa ne avrebbe "pagato il prezzo".
Oggi, in questo mese di gennaio del 2015, l'attacco atroce contro la sede della rivista satirica Charlie Hebdo e' la realizzazione di ciò verso cui Assad aveva messo in guardia.
Perchè i terroristi identificati come responsabile dell'azione, stando alla stessa polizia francese, erano appena rientrati dalla Siria.
E ciò che dispiace di più, e' che come sempre, a pagare per gli errori ed i crimini dei potenti, sia gente innocente.
Ed e' inutile che i media occidentali cerchino di mistificare la questione parlando del fondamentalismo o della questione dell'Islam; in questo caso l'Islam non c'entra davvero niente; c'entra solo monsieur Hollande che ha voluto fare "il conquistatore" e da nostalgico dell'era coloniale ha voluto riprendersi la Siria per mezzo di una masnada di terroristi; terroristi che una volta armati e potenziati, hanno iniziato a infestargli casa.
Insomma, Hollande e come lui altri colleghi occidentali hanno rafforzato il terrorismo internazionale sperando che funzionasse solo contro la Siria, e senza capire che i terroristi non conoscono etica e bandiera e quando si pratica un buco nel fondo della barca, prima o poi tutti annegheranno.
La strage al settimanale Charlie Hebdo è la prima conseguenza degli errori dell'Occidente in Siria e purtroppo, e' difficile che sia anche l'ultima di tali conseguenze.

Davood Abbasi

Fonte: http://italian.irib.ir/analisi/commenti/item/177765

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