(ASI) In risposta alle sanzioni, volute dall’Europa e dagli Stati Uniti, entrate in vigore ieri per sanzionare l’intervento russo nella crisi ucraina, la Russia ha annunciato di stare studiando un pacchetto di contro-sanzioni da attuare a breve.

Nel mirino di Mosca, dopo l’embargo ai prodotti agro-alimentari europei dei giorni scorsi, stavolta potrebbero finire le importazioni di automobili e i prodotti industriali leggeri.

Tali misure, se attuate, colpirebbero duramente le economie dei paesi dell’euro zona, ma in particolar modo Italia e Germania. Le case automobilistiche dei due paesi sono infatti tra i maggiori esportatori di automobili e veicoli industriali in Russia. Tale embargo potrebbe influenzare in modo profondo le previsioni di crescita e gli obbietti di case come la BMW, la Mercedes, la Fiat e la Iveco, che dovrebbero rivedere al ribasso le stime per l’anno in corso e per quello a venire.

Le sanzioni alle quali con questo embargo Mosca intende rispondere, sono quelle che da parte europea colpiscono le banche e gli istituti di credito russi, oltre a una lista di persone “indesiderate” a cui non saranno più concessi visti per entrare nei paesi U.E. e i cui beni sul territorio europeo saranno congelati. Mentre per parte statunitense tali sanzioni erano state rafforzate con provvedimenti volti a colpire i settori energetici e della difesa. Questo pacchetto di sanzioni, varato essenzialmente per “punire” l’intervento russo a favore dei separatisti russofoni in Ucraina, è entrato in vigore ieri, venerdì 12 settembre, a una settimana esatta dalla conclusione della fase calda della crisi ucraina, in seguita alla ratifica da ambo le parti del cessate il fuoco della settimana scorsa. Un possibile spiraglio era stato aperto dal presidente del consiglio europeo, Van Rompuy, aveva già da ieri espresso la volontà di rivedere il pacchetto di sanzioni già a fine mese se per tale termine la situazione Ucraina dovesse “normalizzarsi”.

La risposta russa, oltre ad annunciare l’imminente pacchetto di contro-sanzioni, era giunta per bocca di Serghiei Narishkin, presidente della Duma (il parlamento russo) –“Nelle condizioni della fragile tragua in Ucraina, Bruxelles non inventato niente di meglio che dichiarare altre sanzioni anti russe. Che  i nostri partne sappiano in anticipo che la nostra riposta seguirà senz’altro”.

La risposta russa alle sanzioni europee, se dovesse venire implementata, riporterebbe le lancette del tempo indietro di 70 anni. Infatti anche al tempo della guerra fredda grandi gruppi industriali occidentali dell’autotrazione avevano avviato proficui rapporti economici con l’allora Urss e con i paesi da essa controllati. A tal proposito esemplificative furono la vicenda di Fiat e della tedesca MAN. La prima già dal 1964 avviò una collaborazione con l’Urss per la costruzione di autovetture nella città di Togliattigrad, mentre con la Polonia, allora sotto diretta influenza sovietica,  già una collaborazione ancor più stretta era stata avviata già dagli anni 50. Altrettanto fece la tedesca MAN, produttrice di camion, in Romania a partire dal 1967.  

 Cenusa Alexandru Rares - Agenzia Stampa Italia

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