(ASI) Kiev - Il clima da guerra fredda fra Federazione russa e Stai Uniti prosegue a distanza e con ogni mezzo, tanto da mettere in discussione la recente fraglie intesa di Ginevra raggiunta sula crisi Ucraina. Oggi, più che lo scontro tra esercito ucraino e milizie filo russe della Repubblica popolare di Donetsk  tengono banco le promesse Usa d’aiuto politico al Paese della "rivoluzione arancione" e le risorse energetiche.

Infatti, il vice presidente Usa Joe Biden, alla vigilia delle elezioni presidenziali del 25/05/2014, si è recato in visita a Kiev dove ha incontrato il premier Arseni Iatseniuk  confermandogli il sostegno del governo nord americano all’Ucraina. Poi parlando davanti ai parlamentari della Rada, ha ribadito l’importanza delle prossime elezioni ed ha confermato che gli Usa aiuteranno il futuro esecutivo sia a realizzare un'Ucraina unita e sia a rendere la nazione dell’est  indipendente dal gas russo. Un piano ambizioso di ausilio all’Ucraina a tutto campo, ma, che per il momento si è manifestato unicamente a parole. Infatti, la strategia degli Usa è quella  di contrastare  l’emergere della Russia e delle nazioni emergenti (BRICS) nello scenario geopolitico mondiale. Il tutto  per affermare l’egemonia a stelle e strisce su scala planetaria.  Solo per questo si fanno portavoce, in questo caso, delle istanze ucraine, ma gli Usa sono pronti ad utilizzare lo stesso stratagemma in qualsiasi parte del globo dove avverte che il suo primato è minacciato. Ma, ritorniamo all’Ucraina, i fatti, ci ricordano che se  tanti sono stati i buoni propositi dell’Europa e della Casa Bianca, molto meno sono stati  i contributi concreti di carattere economico. Finanziamenti di molti miliardi di dollari e/o di euro estremamente necessari per risolvere la grave crisi dell’economia ucraina, che, secondo gli analisti starebbe sull’orlo del fallimento. Allora una domanda giunge spontanea, dal momento che i soldi non sono ancora arrivati, non è che gli Usa fanno da apripista per l’arrivo dei banchieri, degli speculatori finanziari, delle multinazionali, del fondo monetario internazionale? Non si dà il caso che forse gli Usa stiano  aprendo il mercato a quelle predatrici realtà che sanno cinicamente come fare enormi profitti a discapito degli interessi delle nazioni?

Infine, il  numero 2 della Casa Bianca Biden deve spiegare come faranno materialmente gli Stati Uniti a sostituire la fornitura del gas russo   con  la loro,  se  nell’immediato non ci sono le condizioni oggettive e le strutture adatte per farlo? Badate bene che ad affermarlo non è la propaganda globale anti-yankee , ma la dichiarazione viene da Elizabeth Rosemberg, ossia  da un’ esperta  che negli ultimi 4 anni è stata una consulente dell’amministrazione americana per l’energia e le dinamiche politiche internazionali che le sono collegate. In un’intervista rilasciata al Messaggero in data 27/03/2014 l’autorevole personaggio tra le altre cose affermava: “Non è la politica, ma il mercato a determinare la consegna dei carburanti intorno al mondo. Anche se le condizioni di mercato fossero mature per la vendita del petrolio e gas americano all’Europa, la totale assenza di infrastrutture al momento sarebbe un ostacolo insormontabile. In prospettiva la vendita si potrà fare, ma ci vorranno degli anni… Nonostante  le difficoltà, il potenziale futuro è reale, ed è difficile prevedere quando e se le condizioni economiche e politiche la renderanno  razionale o addirittura impellente ”. Quindi, allo stato delle cose gli Stati Uniti non solo non  possono proporsi come la soluzione immediata a soddisfare la richiesta di energia in Ucraina ed in Europa, ma il costo sarebbe notevolmente superiore  e il gas non sarebbe della stessa qualità di quello russo. E allora? Come diceva il grande Shakespeare: “ L’inganno si serve di bugie, le bugie per timore di essere scoperte,  si manifestano da se…”.

Niger September – Agenzia Stampa Italia

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