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Politica Estera

Anche l’Umbria sulla Via della Seta, verso Pechino

Di Andrea Fais 26 Marzo 2014 – 12:02 4 min di lettura
(ASI) Perugia – Quasi trent’anni prima di Marco Polo, fu un semisconosciuto francescano di Pian del Carpine (l’odierna Magione, in provincia di Perugia) a raggiungere l’Estremo Oriente e descrivere territori, abitudini e usanze dei popoli asiatici. Sebbene poco nota ai più, difatti, la Historia Mongalorum di Fra’ Giovanni resta una delle testimonianze più preziose giunteci intatte dal Medioevo, affiancandosi ad opere senz’altro più altisonanti quali Il Milione dell’avventuriero veneziano o l’Itinerarium di Guglielmo di Rubruck.
A quasi ottocento anni di distanza dall’inizio del viaggio di Fra’ Giovanni, l’Umbria ritorna protagonista nel nuovo contesto economico globale. Lo scorso 24 marzo, la suggestiva Sala d’Onore di Palazzo Donini, sede centrale delle istituzioni regionali, ha fatto da cornice alla ratifica di un accordo quadro tra la Regione Umbria e la Fondazione Italia-Cina, presieduta da Cesare Romiti e diretta da Margherita Barberis.
Nella fitta trama della cooperazione economica e commerciale tra l’Italia e la rinascente potenza asiatica, il tessuto industriale di casa nostra ha dimostrato di saper dire la sua, individuando nella Cina un florido mercato di sbocco non soltanto per quanto riguarda i classici settori di punta del cosiddetto made in Italy (agroalimentare, design e moda) ma anche in relazione ai settori tradizionalmente “egemonizzati” dalle economie del Nord Europa (tecnologia, smaltimento e approvvigionamento energetico).
Il documento stabilisce il reciproco impegno da parte dei soggetti contraenti, allo scopo di «favorire lo sviluppo di progetti condivisi che mirano alla promozione della Regione Umbria in Cina», «informare sulle opportunità del mercato cinese nei vari settori di interesse» con particolare riferimento al partenariato con la Provincia dello Shandong, al Progetto “Casa Umbria” di Shanghai nel campo del Design e alla Sicurezza Alimentare, «assistere lo sviluppo di attività con la Cina del sistema istituzionale, culturale ed economico umbro» nonché «sviluppare progetti sino-italiani anche in funzione della promozione del territorio umbro ed italiano e delle produzioni e delle eccellenze italiane». Dal canto suo, la Regione si impegna ad entrare nella Fondazione Italia-Cina in qualità di Socio Sostenitore e a farne un partner privilegiato per la promozione delle sue attività nel Paese asiatico.
Come ricordato dalla presidente della Regione Catiuscia Marini e ribadito dal vicedirettore centrale per l’internazionalizzazione presso la Farnesina Vittorio Sandalli, l’Umbria è una piccola regione capace, tuttavia, di svolgere un ruolo di eccellenza. Secondo la governatrice, con la sua PMI dinamica e volitiva ed il suo immenso patrimonio storico-culturale, l’Umbria riproduce fedelmente, sebbene in scala, il volto del nostro intero Sistema Paese.
Emerge così una nuova idea di internazionalizzazione, volta a superare definitivamente gli odiosi fenomeni della fuga dei capitali all’estero e dello sfruttamento di manodopera a basso costo, per raggiungere i più equi lidi della mutua cooperazione e dello sviluppo condiviso, seguendo i binari della cosiddetta win-win strategy, parola d’ordine inamovibile nella politica estera del Partito Comunista Cinese.
Alla luce di un processo storico giocoforza connesso al crescente peso dei BRICS e alla conseguente trasformazione in senso multipolare degli equilibri politici del pianeta, sembra possibile affermare che dalla delocalizzazione dei decenni scorsi ci stiamo avvicinando ad un’inedita bi-localizzazione. Nella fattispecie, l’approdo al mercato cinese garantisce alle imprese europee una solidità finanziaria fondamentale per mantenere in vita le attività parallele rimaste presenti nei Paesi d’origine. È stato proprio Alberto Pacifici, presidente di Meccanotecnica Umbra, a raccontare questo fenomeno di “galleggiamento a distanza”, che egli stesso vive sulla sua “pelle aziendale”, forgiata da una pluridecennale esperienza imprenditoriale.

Mentre la politica nazionale vive una fase di profonda crisi e di sostanziale stasi, è dunque l’autonomia locale a fare del suo più stretto rapporto con le realtà produttive del territorio un punto di forza per rilanciare l’economia. Come sottolineato dallo stesso Sandalli, il progetto ministeriale MAE-Regioni-Cina, consolidato da diversi anni di esperienza sul campo, sta dimostrando la sua efficacia, favorendo l’aumento dell’interscambio bilaterale e l’investimento italiano in Cina.
Dall’altra parte del tavolo la signora Gao Yuanyuan, ministro consigliere e addetto commerciale dell’Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese in Italia, ha brevemente elencato le linee d’azione della Cina nel commercio estero, ricordando le attività già avviate negli ultimi anni da alcune aziende umbre nello Shandong. Ha infine ringraziato la Fondazione Italia-Cina, strumento di intermediazione imprescindibile per tutti i soggetti, pubblici o privati, interessati a sondare le opportunità presenti nel vasto Paese asiatico. Cesare Romiti, intervenuto in veste di presidente, ha tuttavia tenuto a precisare che prima di qualsiasi rapporto economico o politico è doveroso mettere in atto una serie di meccanismi culturali finalizzati alla reciproca comprensione e alla coesistenza tra queste due differenti forme di civiltà.
È senz’altro vero che se l’Italia viene ancor oggi rispettosamente percepita dalla gran parte dei cinesi come l’erede della Roma imperiale e la culla della cultura occidentale sorta nel Mediterraneo, la Cina resta profondamente sconosciuta agli italiani, spesso condizionati da leggende metropolitane e maldicenze che, non di rado, sfociano in atteggiamenti apertamente ostili e xenofobi. C’è ancora tantissimo lavoro da fare, dunque, anche e soprattutto sul fronte della cultura, come ha evidenziato in un breve ma importante intervento il rettore dell’Università per Stranieri di Perugia, Giovanni Paciullo. Eppure, con la firma di quest’accordo un passo importante è stato compiuto, gettando le basi per la costruzione di un futuro colmo di enormi potenzialità.
Andrea Fais - Agenzia Stampa Italia






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