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(ASI) La crisi in Siria, le tensioni in Libano e da ultimo la notizia della formazione dopo 10 mesi di stallo del nuovo Governo libanese. Di questi temi si è parlato nell’incontro con il Cardinale Bechara Boutros Cardinale Rai, in visita in Italia, presso la Parrocchia Maronita di Roma, che ha anche lanciato un appello affinché la Comunità Internazionale si possa fare carico del flusso di profughi siriani che stanno arrivando in Libano e che rischiano di diventare una vera e propria bomba ad orologeria per la stabilità del Paese dei cedri.

BRESSAN: proprio ieri si è costituito il nuovo Governo in Libano. È un passaggio importante vista anche la crisi che c’è in Siria. Il Libano si rafforza però c’è un po’ di rammarico perché non tutti i partiti parteciperanno a questo Governo. Questo è un problema o c’è da sperare che tutte le componenti politiche possano prima o poi collaborare insieme per la stabilità del Paese?

BECHARA BOUTROS RAI: ci sono voluti 10 mesi per formare il Governo perché il Libano è influenzato dal conflitto siriano. In Siria c’è un conflitto grande tra Paesi Sunniti e Paesi Sciiti e non tra sunniti e sciiti siriani. Questa contrapposizione, che vede protagonisti Iran e Arabia Saudita, si ripropone in Libano con le due coalizioni del 14 marzo e dell’8 marzo, perché il principale gruppo sunnita è collegato all’Arabia Saudita, così come gli sciiti di Hezbollah sono collegati all’Iran.

In questa ottica, è possibile che da un’intesa e da una distensione tra Iran e Arabia Saudita si siano create le condizioni per sbloccare la paralisi delle Istituzioni libanesi e portare al Governo sia i sunniti che gli sciiti. Ora i due rivali hanno accettato di governare insieme, nonostante Hezbollah stia ancora combattendo in Siria. Non escludo che l’Arabia Saudita abbia influenzato in questa scelta il partito Mustaqbal così come l’Iran non abbia fatto con Hezbollah.

È chiaro che le diffidenze tra i due gruppi persistono, e ciò è dovuto al conflitto tra Paesi sunniti e Paesi sciiti  in Siria e in Iraq e, per quanto riguarda il Libano, alle tensioni culminate nell’omicidio Hariri, che si sono protratte fino ad oggi. La guerra del 2006 tra Hezbollah e Israele e il fatto che il Partito di Dio abbia usato le sue armi anche all’interno del Libano sono elementi che hanno alimentato la diffidenza tra la coalizione del 14 marzo e quella dell’8 marzo. Lo stesso Tribunale Speciale è un motivo di tensione perché non è riconosciuto dagli sciiti di Hezbollah.

Nonostante queste divisioni si è arrivati alla formazione del Governo ma questo non è detto che risolverà tutti i problemi, però è certamente un passaggio importante e sul quale dobbiamo sperare.

BRESSAN: il tema dei cristiani in Medio Oriente e in particolare in Libano è stato spesso affrontato in maniera sin troppo schematica. In Libano infatti sappiamo che i cristiani sono divisi su due schieramenti. Questo schierarsi sulla base di alleanze e attori internazionali è motivo di debolezza per la comunità cristiana?

BECHARA BOUTROS RAI: Questa divisione non è profonda come sembra. È una divisione politica, in quanto il Libano è un Paese democratico con libertà religiosa, di espressione e pluralismo politico.

Alcuni cristiani ritengono che l’alleanza con i sunniti sia la strada migliore per un Libano indipendente, altri dicono di no e preferiscono l’alleanza con gli sciiti. È una divisione sull’opzione politica. Quello che è importante è che l’opzione sia fatta nell’interesse del Libano. Per rendere l’idea è come il detto “tutte le strade portano a Roma” e quindi è possibile che i percorsi siano differenti ma la meta no.

Noi abbiamo criticato l’immobilismo della politica che per 10 mesi non è stata in grado di formare il Governo, perché riteniamo che la vera politica debba fare gli interessi del Libano e non quelli personali o del gruppo di appartenenza.

Matteo Bressan - Agenzia Stampa Italia

 

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