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(ASI) «Va contro l’Egitto e contro altri paesi arabi, rischiando di provocare odio e scontri tra il popolo egiziano» Questa dichiarazione laconica è stata rilasciata lunedì scorso dal giornalista egiziano Hegag Salama, dopo il suo licenziamento da Al Jazeera. L'emittente del Qatar, ritenuta la più trasparente garante di pluralismo in Medio Oriente, sta affrontando una settimana cruciale, descritta in modo puntuale nella dichiarazione sopra. Una settimana che decreterà la sua evoluzione o la sua fine.

Lunedì 8 luglio ventidue fra giornalisti e collaboratori della sede egiziana di Al Jazeera si sono licenziati per la faziosità con cui l'emittente sta gestendo le odierne rivolte che hanno portato alla destituzione del presidente Mohammed Morsi. Secondo le denunce dei suoi giornalisti, Al Jazeera avrebbe manipolato gli eventi di piazza in favore dei Fratelli Musulmani e di Morsi. Dal Qatar le direttive erano chiare: far passare solo le testimonianze e i reportage a  favore del Presidente Morsi.

L'emittente, fra le tante direttive manipolatrici,  avrebbe trasmesso piazze vuote al posto di manifestazioni grandiose per salvare l'immagine dei Fratelli Musulmani.

Hegag Salama, membro di punta dello staff di Luxor, non ha lasciato dubbi a riguardo: «Trasmette falsità e inganna i telespettatori.».

Gli fa eco Wessam Fadl, giornalista di Al Jazeera  a Il Cairo da oltre dieci anni, licenziatosi lunedì per “mancanza di neutralità”, come annunciato dalla sua pagina pubblica di Facebook.

Fadl ha riportato un esempio di tale politica televisiva in occasione delle ultime grandi rivolte di piazza contro Morsi, susseguitesi dopo il 30 giugno: «Il canale si è rifiutato di mostrare le interviste che avevamo fatto a Tahrir, nonostante gli insulti che ci eravamo presi per il solo fatto di tenere in mano i microfoni di Al Jazeera.». Fadl ha definito la credibilità del canale tv come “deprecabile al pari della sua posizione politica”.

Dalla sede tv de Il Cairo continua il presentatore Karem Mahmoud: «Puntano solo a creare delle divisioni, seguono un'agenda contraria agli interessi dell'Egitto e di altri paesi arabi.».

Mahmoud ha inoltre dichiarato dal magazine “Cairo scene”: «In termini di copertura è diventato evidente nelle ultime settimane che il canale nel suo complesso ha adottato un orientamento politico che indebolisce tutto ciò che ci viene insegnato a fare come giornalisti, e non è quello che io ritengo essere giusto. Questa alleanza con un partito ha esacerbato la situazione in Egitto, piuttosto che migliorarla ».

L'alleanza con un partito, i Fratelli Musulmani, di cui parla Mahmoud, è diventata una priorità anche per le nuove forze di sicurezza egiziane, che hanno perquisito per due volte in una settimana l'emittente.

I fili conduttori a cui fanno riferimento gli ormai ex giornalisti di Al Jazeera portano a ritroso direttamente nel Qatar, patria dell'emiro proprietario della tv. Il Qatar, stato fra i più ricchi del Golfo, ha un ruolo fondamentale nello scacchiere medio orientale, ed è da sempre posizionato in modo netto negli scenari di guerra.

Nell'attuale questione siriana  il Qatar, in armonia con gli Stati Uniti ed Israele, sta finanziando i ribelli contro il Presidente Bashar Al Assad.

Non è la prima volta che tale stato e la sua emittente vengono indicati come asse della bilancia negli esiti delle rivolte in Medio Oriente.

In occasione degli eventi geopolitici denominati “primavera araba” nel 2009, eventi che portarono alla destituzione di tre capi di stato, Al Jazeera fu smascherata nella sua falsificazione di notizie.

Già da allora i suoi giornalisti da Doha, la sede nel Qatar, denunciarono la manipolazione di eventi in congiunzione con un progetto politico degli Stati Uniti per la regione subsahariana.

Al Jazeera infatti è la principale fonte di notizie della regione araba  per i rispettivi colleghi europei ed americani. Oltre al Qatar, essa ha sede a Londra e Washington. Tale eccellenza nel settore è emersa dopo la campagna militare americana denominata Desert Fox del 1998 contro l'Iraq. Dai servizi di Al Jazeera parti' poi nel 2009 la campagna pro rivolte arabe in Europa, conclusasi con l'intervento militare europeo e NATO in Libia.

I presidenti Ben Alì in Tunisia, Mubarak in Egitto e Gheddafi in Libia, subìrono in tali occasioni una costante campagna bellica falsificatoria da parte della tv del Qatar, che a detta dei suoi ex giornalisti ha delle responsabilità in fatti di guerra civile da allora ad oggi.

Nel lungo periodo si è potuto constatare come tale macchina di bugie abbia accompagnato la vittoria dei Fratelli Musulmani in Tunisia ed Egitto, e la totale devastazione della Libia.

Maria Giovanna Lanotte- Agenzia Stampa Italia

 

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