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Affluenza oltre il 90%, repressi i facinorosi

Un risultato storico e molto importante, giunto proprio in un momento che diversi osservatori vedevano poco favorevole al Presidente uscente della Repubblica di Bielorussia, Aleksandr Lukashenko, a causa soprattutto delle tensioni avvenute nei mesi scorsi con la Gazprom di Aleksej Miller: ma un primo significativo riavvicinamento tra Russia e Bielorussia, grazie ad un accordo doganale congiunto a tre col Kazakistan, e l'importante ruolo "diplomatico" e politico del leader politico comunista russo Gennadj Zyuganov, avevano riappianato ogni lacerazione, circa un mese fa. Durante i mesi precedenti la prima decisa "diversificazione" geopolitica di Lukashenko in fin dei conti, più che all'Unione Europea (come sostenuto da alcuni analisti occidentali), aveva cominciato a guardare al Venezuela e alla Cina. Il popolo bielorusso, molto legato al suo Presidente, ha ancora una volta premiato la capacità di aver salvato la copertura sociale e la preminenza dello Stato nell'indirizzo politico ed economico, dimostrata da Lukashenko proprio a partire da uno dei periodi più bui per tutto il continente post-sovietico, gli Anni Novanta. Con una disoccupazione nei fatti inesistente, ed un PIL attestatosi da diverso tempo tra il 7 e l'8%, la Bielorussia, malgrado i pareri e le critiche delle istituzioni politiche occidentali (Stati Uniti, Unione Europea e ong varie), è oggi un'oasi di stabilità politica e sociale, che non ha mai rinnegato in modo radicale il proprio passato di Repubblica Sovietica, rilanciando le sfide del Socialismo nel nuovo millennio. La linea "Lo Stato per il Popolo", lanciata dal Presidente uscente, ha dimostrato ancora una volta il suo aspetto trionfante, se l'affluenza registrata nella giornata di ieri, alla chiusura delle urne (intorno alle 19, ora italiana), aveva superato abbondantemene il 90%. Elezioni più che attendibili, giudicate regolari sia dagli osservatori russi sia, a quanto pare, dall'OSCE, che stando a quanto riportato da Euronews, avrebbe inaspettatamente notato "grandi miglioramenti nelle operazioni di svolgimento". Le proteste scatenatesi nella Piazza dell'Ottobre, sede del Palazzo governativo, sono state prontamente bloccate dall'intervento di centinaia di agenti in tenuta anti-sommossa che hanno arrestato centinaia di facinorosi, quasi tutti riconducibili ai gruppi ultra-nazionalisti (per lo più anti-russi) e alle fazioni liberali e pro-UE, tanto che pare siano stati fermati e arrestati per gli incidenti tre dei nove sfidanti del Presidente, tra cui Nikolai Statkevich, Grigoriy Kostusev e l’ex vice ministro degli esteri, Andrei Sannikov, oltre che il poeta dissidente Vladimir Neklayev, ricoverato in ospedale.
I timori della vigilia in merito a probabili interferenze straniere sono stati ampiamente confermati, dimostrando la lungimiranza di Lukashenko, che aveva già predisposto blindati e camionette lungo la Piazza, per evitare che si ripetessero le scene del 2006, allorquando circa 25.000 persone si erano date appuntamento in piazza per contestare la regolarità del voto. Stavolta erano "soltanto" 10.000, e poter ripristinare l'ordine e la sicurezza pubblica è stato sicuramente più facile di quattro anni fa.

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