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(ASI) La storica crisi economica che sta colpendo l’Irlanda - tornata ad essere uno dei paesi più in difficoltà dell’UE dopo i bagordi degli anni ’90 che fecero coniare per la verde isola il soprannome di Tigre Celtica - ha provocato a Dublino scosse politiche che sono destinate a cambiare l’attuale assetto governativo.

Le misure eccezionali pensate dal Ministro delle Finanze Brian Lenihan per uscire da questa situazione prevedono una mole di tagli ed imposte pari a 6 miliardi di euro, circa il 4 % del Pil. La legge finanziaria verrà votata dal parlamento a gennaio, ma la sua approvazione non riceverà saluti entusiastici da parte del popolo irlandese, ostile all’idea di dover fronteggiare il taglio di 25.000 posti di lavoro pubblico, dei sussidi di disoccupazione, il ritocco di pensioni e salari minimi, oltre all’aumento di tasse e accise. Il partito di governo, il Fianna Fail, ha subìto sul finire del mese scorso una cocente sconfitta elettorale proprio in quello che considerava un suo feudo, il Donegal, così vedendosi ridotta ulteriormente l’esile maggioranza del presidente Cowen in parlamento. A questo punto, dopo l’approvazione della finanziaria, sembra scontato che l’Irlanda dovrà tornare alle urne per scegliere un nuovo parlamento. Stando ai dati emersi dalle elezioni suppletive avvenute nel Donegal, di un incremento di popolarità sembra beneficiarne il partito Sinn Fein, da sempre sensibile alle istanze sociali e nazionali. Per bocca del suo leader Gerry Adams, il Sinn Fein non ha mancato di criticare la politica troppo “generosa” dell’attuale governo nei confronti delle banche, individuate come le maggiori responsabili dell’attuale recessione in cui versa il paese, e la dipendenza dagli aiuti esterni, previsti nella cifra di 85 miliardi di euro, che rischiano di “consegnare il potere sulla futura economia irlandese nelle mani di FMI, Banca Centrale Europea ed UE”. L’improvviso aumento di consensi di cui gode oggi il Sinn Fein agita la già precaria serenità di banchieri e politici a Dublino, così come preoccupa anche a Strasburgo, data l’avversione del partito di Adams nei confronti dell’Unione Europea, giudicata un’ingerenza della sovranità nazionale irlandese. Proprio mentre il serpeggiante malumore delle alte sfere d’influenza potrebbe indurre a pensare che qualche abile faccendiere stia valutando la possibilità di ostacolare, in qualche modo, l’avanzata del Sinn Fein, e proprio mentre il suo leader Gerry Adams è in procinto di abbandonare il seggio a Westminster per candidarsi alle elezioni della Repubblica d’Irlanda, una delle ormai famosissime frecce del misterioso Assange scocca dal suo arco ed ha come bersaglio il Sinn Fein, considerato un tempo l’ala politica dell’IRA. A renderlo noto è il quotidiano britannico Guardian, che riporta i nuovi dispacci pubblicati da Wikileaks e risalenti al 2005. Un commento del vicecapo della missione diplomatica USA a Dublino, Jonathan S. Benton, e attribuito a un anonimo dirigente della polizia irlandese, rivela che “mentre dagli Anni ‘70 l’Ira si era specializzata in contrabbando, rapine e racket, la fiorente economia della Tigre Celtica negli Anni ‘90 la spinse a diversificare le attività in maniera più sofisticata”  (…) ” Gli investimenti dell’Ira adesso comprendono proprietà immobiliari a Dublino, Londra e in Spagna, gestite da business men apparentemente rispettabili”; nel documento si legge inoltre che i fondi ricavati da queste attività servirono anche per finanziare il Sinn Fein. Una seconda parte dei dispacci furono inviati dall’ambasciatore USA a Dublino James C. Kenny e riguardano il leader Adams, accusato da parte dell’ex primo ministro d’Irlanda Bertie Ahern di aver negoziato gli accordi di pace tra autorità britanniche e movimenti repubblicani irlandesi in “malafede”: sapeva, infatti, dell’intenzione dell’IRA di mettere a segno il più grande colpo in banca della storia, in quanto elemento di spicco del comando militare del gruppo. Il richiamo è alla rapina del dicembre 2004 che colpì la filiale di Belfast della Northern bank, permettendo ai rapinatori - attualmente ancora anonimi, poiché non esiste alcuna prova a carico dell’IRA - di conseguire un bottino di 26,5 milioni di sterline.

L’intervento di Gerry Adams non è tardato a venire: dai microfoni della BBC egli ha fermamente ripudiato ogni coinvolgimento con i rapinatori che misero a segno il colpo in banca, rammentando che la rivelazione di Wikileaks non rappresenta nulla di clamoroso, in quanto simili allusioni furono rese pubbliche dall’allora primo ministro Bertie Ahern nel 2005 e vennero già al tempo negate dal Sinn Fein. Adams ha inoltre puntato il dito verso i delatori del suo partito per simili accuse emerse proprio in questa delicata fase politica, che potrebbe concedere al Sinn Fein l’opportunità storica di svolgere un ruolo determinante a Leinster House, sede del parlamento irlandese.

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