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Politica Estera

Birmania. Onlus Popoli: «Continueremo la nostra attività nello Stato Karen soltanto nelle aree di resistenza»

Di Fabio Polese 20 Novembre 2012 – 10:11 2 min di lettura

(ASI) «Ci preoccupa ciò che sta succedendo nello Stato Karen fin dall’inizio dei negoziati tra la l’Unione nazionale Karen (Knu) e le autorità di occupazione birmane. Noi crediamo che la Terra Karen appartenga al Popolo Karen, e che le autorità di occupazione birmane debbano provare la loro sincerità attraverso azioni concrete, prima fra tutte il parziale ritiro di truppe dallo Stato Karen». A parlare è il portavoce della Onlus italiana Popoli in una recente intervista uscita su Keren News. L’associazione italiana Popoli, che lavora nello Stato Karen dal 2001, ha costruito e ricostruito interi villaggi, scuole e cliniche mediche.

Dal gennaio scorso sono stati avviati dei negoziati di pace tra la Knu e il governo birmano che fino ad adesso non hanno portato ad un «cessate il fuoco». Buona parte della leadership Karen ha affermato che i birmani hanno «dimostrato un’assoluta mancanza di volontà nel raggiungimento di un accordo che possa soddisfare le aspirazioni della nostra autonomia».

La Onlus Popoli non intende interferire o giudicare la situazione politica Karen, «però - si legge nell’intervista rilasciata a Karen News – è nostro diritto scegliere dove utilizzare le nostre risorse per il raggiungimento di risultati più efficaci. Così abbiamo deciso che il nostro piccolo contributo alla libertà e al sostegno del Popolo Karen sarà concentrato nelle aree in cui i comandanti dell’Esercito di Liberazione Nazionale manterranno una condotta combattiva ed onesta, fedeli allo spirito della Rivoluzione Karen».

Secondo Popoli diverse Organizzazioni non governative (Ong), soprattutto del Nord Europa, sostengono un processo di pace pesantemente condizionato dal business che «ignora e tradisce l’obiettivo originario della lunga e gloriosa lotta dei Karen. Noi siamo ovviamente pronti ad aiutare il futuro sviluppo economico in questa regione, ma soltanto dopo che le questioni riguardanti la sicurezza della gente e il futuro assetto politico saranno state risolte, e dopo che un preciso codice di comportamento, per le compagnie che vorranno investire, sarà stato stilato dalle legittime Autorità Karen». Lo sviluppo incontrollato del territorio Karen e una visione consumistica della società «potrebbe velocemente portare ad una completa distruzione dell’eredità culturale, ambientale e spirituale del Popolo Karen».

«Pace si, ma non ad ogni costo – conclude Popoli - perché crediamo che solo il Popolo Karen sia il vero proprietario della sua terra e delle risorse in essa contenute. Il futuro dei Karen non potrà certo essere deciso dalle Autorità di Occupazione Birmane, dalle compagnie multinazionali, da governi stranieri, o da Ong particolarmente interessate al business. Solo i legittimi rappresentanti Karen possono decidere il loro futuro».

Fabio Polese per Agenzia Stampa Italia

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