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(ASI) Torna ad aleggiare il fantasma della guerra civile, in Libano. Nella giornata di venerdì un'autobomba è esplosa in un quartiere cristiano situato ad est della capitale Beirut: il bilancio è di otto morti e di almeno cento feriti. Il luogo della strage si trova a poca distanza dalla sede del partito falangista Kataeb. Tra le vittime, il generale Wissam el Hassan, direttore dell’intelligence dei Servizi di sicurezza interni libanesi, già responsabile dell'apparato di sicurezza nel 2005, quando un altro attentato uccise il premier sunnita di allora Rafic Hariri.

 Si pensa che l'obiettivo da colpire sia stato proprio el Hassan, anche in virtù del fatto che negli ultimi anni era riuscito a sfuggire a vari agguati. "Si tratta di un attacco terroristico ingiustificabile" ha sottolineato il ministro siriano dell'Informazione e portavoce del governo, Omran al-Zoubi. Intanto Il ministro delle Telecomunicazioni libanese, il cristiano Nicholas Sehnaoui, ha respinto indirettamente i sospetti dell'opposizione su ipotetici "messaggi siriani". "Non dobbiamo fare commenti, nè cadere nella trappola di chi vuole creare divisioni nel Libano, questo è il momento di rimanere uniti", ha detto, rinviando di almeno "24 ore" qualsiasi interpretazione, in attesa di accertamenti più approfonditi. Condanne sono giunte anche dal generale Michel Aoun, leader del Movimento Patriottico Libero, partito prevalentemente cristiano alleato di Hezbollah. "Condanniamo questo atto criminale, possano le anime di el Hassan e di tutte le altre vittime riposare in pace". "Le esperienze precedenti ci hanno insegnato ad essere cauti prima di lanciare qualsiasi accusa, è per questo che non voglio accusare nessuno prima che l'inchiesta si concluda", ha proseguito Aoun. Il quale ha inoltre invitato il popolo libanese a "pensare con calma e agire con saggezza". Parole di condanna sono state spese inoltre dal movimento Hezbollah, che ha rivolto un messaggio di unità a tutti i libanesi in un momento così difficile. Da registrare che manifestanti libanesi sono scesi in strada poco dopo l’esplosione per condannare l’assassinio di el Hassan.

Redazione Agenzia Stampa Italia

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