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(ASI) “Siamo convinti che qualsiasi intervento militare in Siria non farebbe che peggiorare la crisi creatasi a causa delle ingerenze straniere”. Così l’ambasciatore iraniano in Italia, Seyed Mohammed Ali Hosseini, durante un incontro con la stampa italiana tenutosi mercoledì scorso a Roma. L’Iran auspica per la Siria la nascita di “un governo di transizione che possa traghettare il Paese fino alle urne”, dopodiché sarà “il popolo siriano a scegliere autonomamente il proprio futuro”.

“Dobbiamo garantire ai siriani quella condizione minima di tranquillità tale da consentire loro di aprire un tavolo di dialogo”. L’Iran sta promuovendo fin dall’inizio della crisi questa soluzione, tanto da aver preso parte ad un gruppo di contatto a quattro “insieme a Turchia, Egitto ed Arabia Saudita”. Questo gruppo di Paesi - al quale l’Arabia Saudita ha smesso di partecipare dopo il primo incontro - ha prospettato tre punti alle parti coinvolte nel conflitto siriano: “L’immediato cessate il fuoco, la sospensione dell’arrivo di armi dall’estero, l’apertura di un canale di dialogo”.

Del resto, Ali Hosseini sostiene che “la continuazione del conflitto in atto non può portare alcuno sbocco alla Siria. Perciò - prosegue l’ambasciatore dell’Iran - non resta che la soluzione negoziale”. L’ambasciatore si dice inoltre convinto che molti gruppi facenti parte della galassia dell’opposizione al governo di Assad sarebbero disposti ad intraprendere la via del dialogo. Quelle componenti, invece, che rifiutano il cessate il fuoco “non hanno di fronte a loro che una strada senza uscita”. È possibile che certi gruppi di ribelli stiano proseguendo a combattere in attesa di un intervento in loro aiuto di qualche esercito straniero? Ali Hosseini risponde che “che nessuno sta seriamente pensando di intervenire militarmente in Siria, né la Nato né tanto meno i Paesi vicini”. Sebbene sia di pochi giorni fa la notizia secondo cui il Parlamento turco ha autorizzato il governo ad un eventuale attacco alla Siria, l’ambasciatore iraniano ritiene che Ankara abbia tutto l’interesse affinché in Siria, suo Paese confinante, si giunga “ad una conclusione pacifica del conflitto”.

“Condizione preliminare per arrivare a un cessate il fuoco - aggiunge però l’ambasciatore - è la sospensione dei finanziamenti nei confronti dei ribelli”. Il quale prosegue: “Se un Paese desidera diventare protagonista sulla scena internazionale, dovrebbe prodigarsi per promuovere la pace, piuttosto che finanziare i gruppi armati”. Chiosa indirizzata agli Stati vicini all’Iran: “I Paesi del Golfo persico dovrebbero assumere un comportamento responsabile, data l’importanza che hanno nello scacchiere geopolitico”.

Venendo all’inasprimento delle sanzioni all’Iran, l’ambasciatore afferma causticamente: “Non si riesce neanche più a riconoscere quali prodotti siano soggetti a sanzione e quali non. Noi lo chiediamo ai responsabili dell’Unione europea, i quali, di fronte a tale confusione, non sanno darci una risposta”. Ali Hosseini inoltre pone l’accento sugli effetti negativi che le sanzioni sortiscono in Italia, egli comunica che i canali diplomatici iraniani si stanno adoperando per dirimere il problema dei “pagamenti che le imprese italiane vantano nei confronti delle loro controparti iraniane per via dei commerci bilaterali”. Le imprese italiane “non riescono a trovare canali finanziari sicuri per far transitare questo denaro”, dunque “chiedono aiuto all’ambasciata dell’Iran”, ma ad oggi la situazione appare irrisolvibile. Gli Stati Uniti, al contrario di quanto avviene in Europa, “garantiscono alle loro imprese di poter liberamente commerciare con l’Iran”.

Ali Hosseini spende infine parole di stima nei confronti del ministro degli Esteri italiano Giulio Terzi, definito “un diplomatico di lungo corso, un vero esperto”. La speranza, tuttavia, è che “Iran e Italia facciano di più per rinsaldare i loro rapporti d’amicizia”. L’ambasciatore rivolge un invito alle autorità dei due Paesi affinché “nelle dichiarazioni pubbliche si ricordino sempre di queste amichevoli relazioni bilaterali che affondano le radici nella storia”.

Federico Cenci – Agenzia Stampa Italia

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