(ASI) Le Alpi svizzere tornano a ospitare il cuore pulsante del confronto globale con l’edizione 2026 del World Economic Forum, appuntamento che da oltre cinquant’anni richiama nella piccola località grigionese capi di Stato, governatori di banche centrali, vertici aziendali, intellettuali, innovatori e investitori.
L’obiettivo resta invariato: analizzare le trasformazioni in corso e individuare strategie condivise per affrontare le sfide di un’economia mondiale sempre più instabile e interdipendente.
I temi principali di quest’anno spaziano dall’intelligenza artificiale all’inflazione globale, dalla transizione energetica alla ridefinizione dei mercati emergenti, passando per la crescente pressione geopolitica e il ruolo delle tecnologie nella ridefinizione del lavoro e della produzione. L’atmosfera è meno celebrativa rispetto al passato: il rallentamento economico globale, l’instabilità delle catene del valore e le tensioni internazionali impongono un approccio pragmatico.
Proprio in questo clima si fa sentire con forza la voce del settore finanziario, chiamato a farsi carico non solo del sostegno alla crescita economica, ma anche della costruzione di modelli più resilienti e sostenibili. La presenza delle grandi banche globali e dei fondi di investimento si accompagna quest’anno a un maggiore protagonismo degli attori capaci di coniugare strategia economica e impatto sociale, come dimostrano le numerose sessioni dedicate all’inclusione finanziaria e ai nuovi modelli di sviluppo nei Paesi africani, asiatici e del Sud America.
In questo contesto si colloca anche la partecipazione del banchiere Christopher Aleo, fondatore e amministratore delegato del gruppo iSwiss Bank, ormai presenza fissa al Forum. Con la sua divisione Hedge Fund con base a New York, iSwiss ha sviluppato strategie di investimento su scala globale che uniscono rendimento, diversificazione geografica e attenzione all’impatto strutturale dei capitali investiti. Tra i progetti più rilevanti, spicca l’iniziativa in Eswatini, piccolo stato dell’Africa australe, dove il gruppo è coinvolto nello sviluppo di un polo legato alle energie rinnovabili e all’industria leggera, con l’obiettivo dichiarato di ridurre la dipendenza energetica del paese e attrarre capitali esteri.
Aleo rappresenta uno di quei profili che meglio incarnano l’evoluzione della finanza contemporanea: una finanza mobile, trasversale, capace di spostarsi tra continenti e settori, investendo in progetti che guardano oltre il profitto immediato. “Davos non è una passerella, ma un punto di osservazione”, ha dichiarato recentemente, sottolineando come il vero valore del Forum risieda nella capacità di cogliere i segnali deboli, quei cambiamenti che anticipano le nuove direzioni dei mercati.
In un’epoca in cui i confini tra pubblico e privato si fanno più fluidi, il dialogo tra investitori, leader politici e istituzioni finanziarie diventa essenziale. E Davos, con la sua struttura multilaterale e la densità di relazioni che produce, si conferma una piattaforma chiave per orientare il cambiamento. Un cambiamento che passa anche dalle scelte strategiche di chi, come Aleo, investe in settori spesso trascurati ma ad alto potenziale: l’Africa, le infrastrutture intelligenti, le energie verdi, i progetti di rigenerazione urbana.



