(ASI) "Dal 16 giugno al 18 luglio i contribuenti italiani verseranno in tasse 90 miliardi di euro. Inoltre il 15 giugno scade il termine per il ravvedimento breve con una sanzione prevista del 3% e con interessi calcolati sui 30 giorni di ritardo.

Entro il mese di giugno si verseranno 52 miliardi di euro per imposte risultanti dalla dichiarazione dei redditi 2016 modello Unico e modello 730. Nello specifico si tratta del saldo e primo acconto 2016 Irpef; versamenti Ires da dichiarazione dei redditi 2016 per i soggetti passivi dell’imposta sul reddito delle società; imposta cedolare secca sugli affitti; versamento imposta sostitutiva; versamento Imu e Tasi per i soggetti ancora obbligati dopo la legge di Stabilità 2016.

Nel mese di luglio sono in scadenza: Irpef, addizionali, Ires, Irap e Iva. Per un totale stimato in 38 miliardi di euro in favore dell'Erario.

''Troppi decreti, leggi, cavilli e codici tributari che si accavallano in un calendario troppo stretto se confrontato con la capacità reddituale e quindi contributiva delle famiglie italiane''. Un calendario fiscale che non attrae investitori e che frena i consumi e non è del tutto debellato il rischio aumento IVA''.

Basta dare uno sguardo alle ore utilizzate dalle imprese per adempiere agli obblighi burocratici in materia fiscale; alle ore spese per pagare le tasse; alla quota dei profitti che ogni azienda paga allo Stato; alla pressione fiscale in percentuale del PIL per chiarire al governo Renzi come mai i contribuenti italiani tutto hanno tranne la percezione di una diminuzione del carico fiscale. Per spiegare loro come mai i dati sul commercio come sulle imprese che falliscono peggiorano invece di migliorare. La verità è che manca ancora del vero ossigeno all'economia italiana. ''Bisogna rivedere il calendario e fissare un tetto soglia per il prelievo fiscale e si ricorda che ogni contribuente viene tassato dagli Enti Locali come dall'Erario sia come lavoratore e sia come capo famiglia''. Se in molti Stati europei hanno potuto contenere e infine ridurre la pressione fiscale su imprese e famiglie non si capisce cosa abbia l'Italia di diverso.

Dati aggiornati

Da inizio 2016 sono fallite 133.972 mila ditte individuali, artigiani o commercianti, da inizio 2013 sono un milione e 290 mila, ''si poteva creare un registro delle imprese a rischio chiusura, dire loro di versare una quota annua irrisoria invece di chiudere e fino a quando non fossero state fuori pericolo, aiutarle e seguirle invece di barrargli la strada. Avremmo avuto così delle entrate certe per l'Erario e almeno 2 milioni di disoccupati in meno''.

Per l'87% degli iscritti Federcontribuenti risulta impossibile stare al passo con le scadenze fiscali, ''per questo insistiamo con il chiedere di rendere più flessibili le scadenze lasciando ai contribuenti libera gestione sul proprio reddito. Per quanto riguarda le tasse locali abbiamo un picco di 975 euro pro capite a Milano fino a 588 euro a Palermo, ma quanto paghiamo all'anno in tutto?''. E' quanto dichiara Federcontribuenti.

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