(ASI) Rispetto a quelli di Germania, Gran Bretagna, Francia e Spagna, i giovani italiani sono quelli che vedono con maggior preoccupazione la situazione del proprio paese e considerano le opportunità che offre sensibilmente peggiori rispetto al resto del mondo sviluppato.

Oltre il 75% ha questa opinione. (TABELLA 1) Anche la Spagna presenta elevati livelli di disoccupazione giovanile, ma con recenti segnali oggettivi di miglioramento più incoraggianti rispetto all'Italia. Nonostante, quindi, nel paese iberico la maggioranza degli intervistati consideri peggiore il proprio contesto rispetto agli altri paesi, il dato risulta sensibilmente inferiore rispetto a quello italiano.
Notevolmente più favorevole è percepita invece la condizione nel proprio paese, rispetto agli altri, da parte di francesi e inglesi.
Non è un caso, infine, che la Germania, paese che presenta tassi di disoccupazione giovanile particolarmente bassi, abbia anche la più bassa quota di giovani che considerano le opportunità in tale paese inferiori rispetto agli altri (appena l'8,6%).
Sono questi alcuni dati emersi dall'approfondimento internazionale sulla condizione delle nuove generazioni realizzato nell'ambito dell'indagine "Rapporto giovani" dell'Istituto G. Toniolo, svolto a luglio 2015 sui più grandi paesi europei (Germania, Gran Bretagna, Francia, Italia e Spagna) su un campione di 1000 giovani tra i 18 e i 32 anni rappresentativo all'interno di ciascuna nazione, promossa in collaborazione con l'Università Cattolica e con il sostegno di Fondazione Cariplo e di Intesa Sanpaolo. I dati sono stati presentati oggi 26 Settembre 2015 in occasione della VIII edizione del Festival del diritto che si tiene a Piacenza fino al 28 settembre 2015.
Secondo il dossier negli ultimi trent'anni si sono prodotte due grandi trasformazioni che hanno depotenziato il ruolo delle nuove generazioni italiane e offuscato la visione comune del futuro. La prima è stata la loro contrazione demografica, conseguenza della denatalità.
La seconda è stata la contrazione delle opportunità di trovare un lavoro soddisfacente e adeguatamente remunerato.
Al di là del tipo di contratto e delle modalità di impiego, quella che si è deteriorata è l'opportunità di essere inseriti in processi di crescita, di dimostrare quanto si vale e di veder riconosciuto pienamente tale valore.
Rispetto, poi, a quello che i giovani si aspettano nel prossimo futuro, ovunque la maggioranza degli intervistati (il 71,6%) è poco convinta che ci sarà un miglioramento. (TABELLA 2) E' interessante confrontare il dato dell'Italia con quello della Spagna (62,9%) e della Germania (68.8%). Italia e Spagna presentano difficoltà attuali simili nel fornire spazi e occasioni di valorizzazione per le nuove generazioni, ma gli spagnoli sono molto meno pessimisti rispetto agli italiani su una possibilità di un miglior futuro nel proprio paese. Rispetto invece alla Germania, qui le attese di miglioramento sono basse, anche se un po' più alte rispetto all'Italia, ma questo va anche attribuito al fatto che la situazione attuale dei giovani tedeschi è già da essi stessi considerata positiva.
L'Italia presenta quindi, nella percezione dei giovani, la combinazione peggiore in Europa tra condizioni attuali e aspettative verso il futuro.
Rispetto a questo scenario non incoraggiante i giovani italiani non rimangono però passivi. Possiamo individuare tre possibili strategie di reazione da essi adottate.
La prima è quella di un adattamento a ribasso, quantomeno nel breve periodo in attesa che le condizioni possano poi migliorare. I dati rilevati negli ultimi anni dal "Rapporto giovani" mostrano come sia cresciuta la propensione ad accettare anche un lavoro sotto inquadrato e sotto remunerato pur di non rimanere inattivi. In particolare, chi ha un impiego, oltre il 40% dei casi dichiara che si tratta di una attività non del tutto coerente con il proprio tipo di formazione e in oltre il 45% dei casi la retribuzione è ritenuta inadeguata.
La seconda è la crescita della consapevolezza della necessità di rimboccarsi le maniche e diventare intraprendenti. Due giovani su tre affermano che più che lamentarsi o aspettare cambiamenti dall'alto, la propria condizione va migliorata mettendoci più impegno e prendendo in mano il proprio futuro. Inoltre, la maggioranza degli intervistati considera potenzialmente più appagante un lavoro gestito in proprio che alle dipendenze.
La terza è l'opzione estero. Sempre più giovani mentre ancora stanno studiano si preparano a valutare opportunità lavorative oltre confine.
"I giovani italiani – spiega ALESSANDRO ROSINA, professore di Demografia nella Facoltà di Economia dell'Università Cattolica di Milano e tra i curatori del Rapporto Giovani - non sono una generazione "senza futuro", una generazione "perduta". Sembrano piuttosto una "generazione smarrita" nel senso di chi sta cercando la propria strada e fa fatica a trovarla nel nostro paese. Con il rischio quindi di diventare anche una generazione "dispersa", non solo e non tanto in senso geografico, ma più nell'accezione di energia non usata in modo efficiente per produrre cambiamento e sviluppo".
"Con il timore alla fine di essere ricordata- conclude ROSINA - come una generazione "sprecata", ovvero non riuscita, nonostante le potenzialità, a raggiungere pieni e importanti obiettivi di lavoro e di vita. Ma sempre maggiore è anche la consapevolezza, nei giovani stessi, che è soprattutto con la forza dell'impegno personale e la disposizione a mettersi continuamente in gioco che si può evitare tale destino e aiutare il paese a tornare a crescere".

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