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(ASI) E' un inizio del mese disastroso per la Comunità Europea: aprile, infatti, comincia pieno di incertezze riguardo la coesione dei paesi dell'Ue.

 

In questo contesto, le direttive economiche imposte da Bruxelles sembrano, di giorno in giorno, sgretolare il senso comunitario con il quale, noi cittadini, abbiamo accettato in buona fede la nuova entità sovranazionale. Ed è sotto il peso della crisi dei mercati che la natura competitiva e cinica dell'Ue prende il sopravvento a discapito dell'ideale dell'Europa dei Popoli, favorendo, invece, quella del profitto e dei banchieri.

Austerità, disoccupazione, spread, inflazione, cessioni di sovranità. Sono queste le parole con le quali quotidianamente ci scontriamo: tutti sinonimi del fallimento.

Mentre la crisi finanziaria si trasforma in emergenza sociale, dove povertà e disperazione diventano realtà che minano non solo i ceti meno abbienti, l'ostinazione della classe dirigente verso gli attuali modelli economici non sembra affatto la soluzione vincente per uscire da questa grave impasse. L'idea della mano invisibile regolatrice dei mercati si è dimostrata l'esempio lampante della disfatta della corrente economica dominante, quella Neoclassica (tanto cara al Sig. Monti). Il falso mito della libera impresa e del laisez-faire, tipico del pensiero liberista, sta distruggendo l'essenza degli Stati, della politica e della stessa Unione Europea.

Ed è in questa cornice che la necessità di una visione più olistica della società prende forza contro quelle ultra-individualista, tipica della finanza.

 

Il Portogallo pronto ai nuovi tagli nonostante il 'no' della Corte Costituzionale. In attesa dei 78 miliardi di aiuti da parte della Troika, venerdì scorso la Corte Costituzionale portoghese ha bocciato quattro dei nove provvedimenti relativi al piano d'austerità avanzato dal governo. Secondo la Corte, le misure in progetto, relative ai tagli degli stipendi e delle pensioni del settore pubblico e all'indennità per malattia e disoccupazione, sarebbero contrarie ai principi stessi della Costituzione.

Nonostante il forte segnale lanciato dai giudici, il premier Pedro Passos Coelho è sembrato deciso nel cercare nuovi provvedimenti per rispettare gli accordi presi con l'Ue, la Bce e l'Fmi . "Intendiamo rispettare i nostri vincoli di bilancio con la Troika- ha dichiarato Coelho in un messaggio televisivo- I ministri saranno istruiti affinché procedano ai tagli di spesa necessari a compensare la decisione della Corte Costituzionale". Il 'no' delle toghe è infatti costato un ammanco di circa 1,3 miliardi di euro ai bilanci di Lisbona.

 

La Grecia chiede 162 mld di euro alla Germania. A riprova del carattere puramente competitivo tra i paesi dell'Unione Europea, la blasonata Grecia rilancia su Berlino. La penisola ellenica, dimostrazione esemplare del fallimento delle politiche economiche europee, batte cassa chiedendo alla Germania ben 162 miliardi di euro come risarcimento per i danni causati dalla seconda guerra mondiale.

E' quanto risulterebbe da un rapporto del ministero delle Finanze ellenico, divulgato dal quotidiano ateniese To Vima.

Nel pieno della crisi che sta inginocchiando Atene, i greci sembrano così rilanciare andando a colpire uno dei punti più fragili del gigante tedesco: il nazismo e la seconda guerra mondiale. Un duro colpo a quel paese che, anche attraverso le uscite caustiche e saccenti della sua classe politica, vuole porsi come guida economica, e non solo, dell'intera Comunità Europea.

Secondo gli inquirenti ellenici, i danni che Berlino dovrebbe risarcire ammonterebbero a circa 108 miliardi di euro per le lesioni causate alle infrastrutture durante l'occupazione nazista e 54 miliardi per un prestito che il governo greco fu obbligato a versare ad Hitler.

 

La crisi investe anche l'Olanda. La crisi colpisce anche quelle economie considerate da tripla A. E' il caso dei Paesi Bassi che, da un anno a questa parte, nonostante l'austerità e l'attenzione ai bilanci, sono stati investiti da una profonda recessione.

Dopo la crisi politica e la conseguente formazione di un nuovo governo di coalizione alla fine del 2012, lo scoppio di una vera e propria bolla immobiliare (simile a quella statunitense causata dai così detti mutui subprime) ha bloccato gravemente la crescita economica e il mercato del lavoro del Paese.

Insomma, a parte pochi privilegiati (la vera Casta), le sorti dei Popoli del Vecchio Continente sembrano essere tutte segnate dallo stesso destino. Anche di fronte alla grave situazione italiana, il paragone viene facile: siamo tutti sulla stessa barca. Peccato che stia affondando.

 

Avonaco - Agenzia Stampa Italia

 

 

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