(ASI) La Fiat è un'azienda privata che si regge su finanziamenti pubblici. Dal 1975 ad oggi ha ottenuto dallo Stato italiano l'incredibile somma di 220 miliardi di euro. Vanno calcolate tutte le voci: dalla cassa integrazione per i dipendenti ai prepensionamenti, dalle rottamazioni concesse dietro l'esborso dello Stato italiano, agli stabilimenti costruiti con i soldi dei contribuenti italiani e i contributi statali.
Solo per i contributi in conto capitale gli abbiamo dato 6.059 miliardi di lire, di mezzo anche gli interessi ricevuti per gli investimenti nel Mezzogiorno d’Italia in base al contratto di programma stipulato con il governo nel 1988. Le società beneficiate, la Sata di Melfi, in Basilicata e la Fma di Pratola Serra, in Campania, hanno goduto dell’esenzione decennale dalle imposte sul reddito per le società meridionali. Mentre la legge 488 per il Mezzogiorno, in soli quattro anni, dal 1996 al 2000, ha fatto affluire nelle casse del Gruppo altri 328 miliardi di lire in conto capitale. Per gli ammortizzatori sociali in un decennio 1.230 miliardi di lire, altri 700 miliardi pubblici sono stati spesi per prepensionare 6.600 dipendenti nel 1994, e altri 300 miliardi per le indennità di 5.200 lavoratori messi in mobilità. Perchè Marchionne insiste con il voler portare via la Fiat agli italiani? È solo un discorso di pressione fiscale? La Fiat è passata da un indotto di 250 mila dipendenti agli attuali 30 mila. Il motivo reale che spinge Marchionne ad abbandonare l'Italia non lo sapremo mai, potrebbe essere una strategia geopolitica o di vergognoso risparmio fiscale. Vista la sua potenza potrebbe restare e combattere insieme a noi questa battaglia, altrimenti, può andarsene a patto che restituisca ogni euro di questi 220 miliardi ottenuti. Superata la nostalgia nei confronti dell'ultima bandiera che se ne va, dobbiamo decidere come salvare questi posti di lavoro: riavere indietro tutti gli aiuti di Stato può servire in questo senso. Al costo di mettere su una dura battaglia legale. Inoltre va redatto una sorta di contratto o disegno di legge da presentare a Bruxelles: le macchine costruite in Polonia o negli altri Paesi a basso regime fiscale e minor salariato, non dovranno essere vendute in Italia a prezzi triplicati. Come se da noi vivessero solo nababbi o idioti. Stop a tutti i finanziamenti pubblici verso altre aziende: d'ora in avanti chi vuole aiuti deve firmare un contratto che impedisca alla stessa di licenziare o chiudere in Italia per un tempo adeguato all'aiuto ricevuto. Monti insieme ai suoi tecnici ministri chiarisca una volta per tutta a Marchionne un concetto basilare: riveda i suoi progetti aziendali o si faccia carico dei lavoratori.
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