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Icona della chitarra leggera per una sintesi di musica da tutto il mondo

 

(ASI) Ingresso al palco celebrativo al suono di ottoni raffinati da un Hammond, che si disgregano nello sperimentalismo emozionale, poi il rock, quindi i timbri inconfondibili realizzati tra elevate velocità e note tenute a lungo della chitarra di Sanatana. Una storica fusione tra rock e musica latina per un genere proprio che ha contribuito sostanzialmente, originalmente alla storia della musica leggera mondiale. Inutile perdersi quindi in giudizi o confronti o critiche, che tra l’altro sarebbero subito smentite dal grande numero di fans e spettatori intervenuti (oltre 6000), che hanno acclamato, ballato, cantato per questo amatissimo artista. Un personaggio che si avvale di una orchestra solidissima e affiatatissima fatta da professionalissimi, bravissimi artisti. Poderosa la sezione ritmica grande, strutturata e dotata di un batterista tecnicissimo, che nel ripetersi per minuti in uno stesso step ritmico ha dato prova tecnica appunto di ciò che si richiede ad un buon esecutore, il non stancarsi e l’eseguire, quando serve, sempre in modo eguale, senza fare percepire la minima cedevolezza di tempo o di timbro. Ottimi anche gli ottoni, ma più di tutti il basso. Santana affascina mentre suona e tecnicismi a parte, di cui è ancora capacissimo, ha lasciato molto spazio di espressione agli altri musicisti sapendosi fare da parte e condividendo bene l’affetto dimostrato dal pubblico. Un concerto che nel complesso è durato tre ore in cui i musicisti, letteralmente senza un secondo di pausa, hanno costantemente suonato con medesima grinta, entusiasmo, verve e senza fare mai calare l’attenzione degli spettatori, ma soprattutto mantenendo sempre alta tensione ed “energia”. Innumerevoli, enciclopediche le citazioni musicali (tra le più curiose: “Grazie dei fior” di Nilla Pizzi, uno dei temi tratti dalle colonne sonore dello “007” storico, il tema di “Nuovo cinema paradiso” di Ennio Morricone”, “Roxane” di Sting, Michael Jackson ….) sterminate le reminiscenze, continue e palesi le re-interpretazioni ed i rifacimenti per ottenere un impasto di temi sempre omogeneizzati dallo stesso inconfondibile stile. Dire che si è trattato solo di una musica latina sarebbe riduttivo, dati i forti spunti etnici, lo sguardo al jazz, l’uso del blues e come dicevamo il rock. Immancabili i caldi momenti di romantico sudamericano sentimentalismo (“Maria Maria”, “Corason Espiando”…). Tuttavia il pout pourrie dal carattere circense di musiche di tutto il mondo, di tantissime epoche diverse, miste ai suoi classici evergreen, è risultato un po’ stucchevole per una esibizione che purtroppo non ho difficoltà a definire kitsch. Il concerto non si è privato neppure di alcuni momenti di show, come un compleanno musicale a sorpresa con tanto di torta e candeline per uno dei componenti della band, varie parole a carattere pacifista o di prolungati intimi baci tra il band leader ed una bella batterista. Nostalgiche le immagine passate sullo sfondo verso al fine del concerto di lui giovane che suonava.

Nota biografica tecnica intermente tratta dal sito ufficiale di UJ 2011:

La leggenda della sei corde presenta la sua ultima fatica in studio “Guitar heaven: the greatest guitar classics of all time”. Una rilettura dei classici della storia del rock, da “Whola lotta love” dei Led Zeppelin a “Riders of the storm” dei Doors, passando per “Little wing” di Jimi Hendrix e “Back in black” degli AC/DC e “Smoke on the water” dei Deep Purple. Per ogni tagliando venduto sarà donata la somma di 0,70 centesimi alla Fondazione Milagro, l'organizzazione benefica fondata dallo stesso Santana nel 1998, per sostenere i bambini orfani di tutto il mondo. Icona della chitarra, inventore di una visionaria via latina al rock che risale addirittura ai tre giorni di love peace & music di Woodstock. Era il 1969, e di Santana era appena uscito il disco di esordio, laconicamente intitolato Santana. Era il primo esempio (ma nessuno allora lo sospettava) di world music, di un suono che volava oltre i confini convenzionali dei generi codificati. Il rock-blues statunitense e il suono latino del Centro America. Ma anche qualcosa di più. Era una libera, talvolta mistica, ricerca di una spiritualità senza gabbie. Santana suonava rock e blues, a San Francisco dove si era stabilito, ma era un messicano figlio di un virtuoso di mariachi, e quel suono se lo portava nel dna. La fusione che riuscì a compiere dei due generi fu, e resta, unica. La carriera di Santana ci racconta di 90 milioni di dischi venduti (ne ha incisi una quarantina a suo nome), di oltre 100 milioni di spettatori ai suoi tour, di 10 Grammy e, praticamente dovuta, dell' iscrizione alla Rock & roll Hall of fame. Negli ultimissimi anni, a partire dal 1999, quando uscì il celebratissimo Supernatural, il percorso artistico di Santana ha vissuto una nuova impennata.

Dalla Arena di Santa Giuliana, martedì 12 luglio 


 

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