(ASI) Perugia – Il 2018 vedrà la pubblicazione del nuovo CD degli Hobbit. Gruppo musicale appartenente al “Rock Nazionalista”, gli Hobbit nascono poco più di vent’anni fa a Perugia.

Nel corso dei due decenni i loro testi, le loro musiche, i loro CD sono divenuti un cult per tutti gli appassionati della musica “non conforme”. In questi giorni il gruppo è impegnato nell’incisione dei nuovi testi. Siamo riusciti a raggiungere gli Hobbit durante i loro lavori d’incisione e per Agenzia Stampa Italia ha rilasciato, gentilmente, un’intervista lo storico frontman del gruppo Emanuele Tesauro.

 

Tesauro, in questi venti anni di attività quali sono stati i vostri maggiori successi?

Emanuele Tesauro: «Per parlare di successi riguardanti un gruppo non conforme, non omologato, non commerciale come il nostro, chiaramente non bisogna far riferimento a quello che è l’immaginario collettivo del successo. Proprio perché noi non usufruiamo di canali ufficiali, ovvero gli Hobbit non si sentiranno per radio o non li si vedrà a Sanremo. Per cui i nostri successi sono quelli direttamente proporzionali a quello che è lo spazio di agibilità che un gruppo, come il nostro, può avere. Di sicuro posso dire che per noi un successo è già quello di essere qui dopo ventiquattro anni, se si pensa che l’allora Sindaco di Perugia disse che non solo gli Hobbit non avevano il diritto a suonare, ma che non avevano anche il diritto di esistere: immaginate cosa voglia dire questo e ritrovarsi qui dopo ventiquattro anni. Questo per noi è un grande successo. Se poi si vuole aggiungere il fatto che abbiamo tenuto un ventennale con circa 800 persone giunte a Perugia da tutta Italia, che gli “Hobbit Klan” (che sono i nuclei in cui si riuniscono i nostri seguaci) aumentano ogni anno ed oggi sono circa 22 presenti sul territorio italiano, tutto questo per noi è la proporzione del successo di un gruppo che ha scelto la strada più dura. Di un gruppo che non ha scelto la via commerciale, ma che ha scelto proprio di salvaguardare la propria essenza attraverso la musica identitaria e il rock nazionalista».

 

In un contesto come quello italiano dove le grandi appartenenze ideologiche sono ormai un pallido ricordo, che senso ha oggi fare musica “non conforme”?

Emanuele Tesauro: «In merito a questa domanda devo fare un piccolo appunto. Secondo me non è l’aspetto ideologico che sta venendo meno, ma diversamente sta venendo meno l’inquadrarsi in una struttura partitica. Oggi i partiti hanno difficoltà ad avere dei seguaci, parlo soprattutto dei partiti tradizionali, proprio perché i giovani probabilmente si sentono più rappresentati da una canzone. Tant’è vero che i nostri concerti sono molto più affollati rispetto a quelli di vent’anni fa. Per cui la nostra musica sta vivendo un periodo abbastanza positivo: aumentano i gruppi, aumentano i concerti, ma aumentano soprattutto quelli che ascoltano la nostra musica. Questo forse perché sono aumentai anche i canali di diffusione. Noi oggi siamo presenti anche su piattaforme digitali, cosa che vent’anni fa era impensabile quando si vendeva la classica musicassetta consegnandola di mano. Ora si aprono a noi degli spazzi immensi e vedo che la risposta è molto forte. Quindi i giovani non hanno una crisi ideologica, semmai hanno una crisi partitica: non si riconoscono in dei partiti. Per cui io vedo all’orizzonte un futuro abbastanza florido per quanto riguarda sia le nostre idee sia le nostre canzoni».

 

Quali sono i principali temi che avete affrontato nel tempo tramite la vostra musica?

Emanuele Tesauro: «In ventiquattro anni di attività abbiamo affrontato diversi temi, comunque tutti improntati sulle battaglie sociali che hanno sempre caratterizzato le nostre canzoni. In particolare una nostra battaglia che portiamo avanti da tempo, aiutando nel nostro piccolo anche le comunità impegnate in questa lotta, è quella contro la droga. Perché riteniamo che la droga sia il vero male che affligge la nostra gioventù. Tale battaglia la sosteniamo non solo attraverso canzoni, ma anche attraverso un aiuto concreto che diamo alle varie comunità. Mentre per il resto, ci siamo sempre distinti per un “antiamericanismo” molto forte che si evince dai nostri testi musicali, non solo da Lady U$A, ma in tante altre canzoni. Poi i temi classici delle battaglie identitarie, quindi tutto ciò che riguarda la nostra italianità o l’europeismo nel senso in cui noi lo intendiamo, ovvero non l’Europa di Bruxelles o delle banche, ma l’Europa delle identità, l’Europa dei popoli. Tutto ciò sono le tematiche che in questo ventennale lavoro trovano spazio nei nostri testi».

 

Quali sono le novità del vostro nuovo CD?

 

Emanuele Tesauro: «Approfitto per dire che il nostro nuovo CD uscirà, presumibilmente, nel mese di maggio. Esso rispecchia un’evoluzione musicale che portiamo avanti fin dal nostro primo CD – Viaggio Al Termine Della Notte –, per cui abbiamo sperimentato delle sonorità molto più rock, non tralasciando le ballad che ci caratterizzano a livello d’impronta musicale. Comunque nel nuovo CD ci saranno 11 canzoni che per genere spazieranno dal rock al punk rock e alla ballata, ma quello che farà la differenza sono i testi che caratterizzano sempre le nostre canzoni. Ci stiamo avvicinando al nostro venticinquesimo anno di attività e posso anticipare che per questo importante anniversario si terrà il prossimo anno a Perugia un grandissimo concerto. Inoltre in progetto si sta realizzando un libro, che probabilmente sarà edito entro quest’anno, sulla storia dei nostri primi anni, quindi dal 1994 al 1999. Dunque le novità in cantiere sono molte. Con questo si può dire che, nonostante qualche anno sia passato, lo spirito degli Hobbit è rimasto quello della prima ora. In un mondo che in torno a noi crolla, rimaniamo sempre fermi. Il senso di appartenenza, il senso del klan, il senso della famiglia è ciò che fino ad ora ci ha dato quella marcia in più per capire che non siamo noi a dover cambiare, ma sono gli altri che dovranno comprendere che in un mondo che va continuamente verso il profitto e le cose futili l’unica via da seguire è quella dell’identità in tutte le sue forme, dalle canzoni a quello che è l’impegno quotidiano nei quartieri e nelle strade, avendo come massima quella che stabilisce che se un uomo non sa da dove viene non capirà mai dove potrà andare».

 

Federico Pulcinelli – Agenzia Stampa Italia

 

 

 

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