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(ASI) Il 31 ottobre 2010, uno dei maggiori storici italiani, Carlo Ginzburg, figlio di Leone, Professore ordinario di storia delle culture europee presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, ha asserito che i ricercatori italiani vengano preparati per la loro successiva fuga all'estero, dove troverebbero sicuramente impiego e soddisfazioni maggiori.



Si è potuto vedere che, l'Italia, dopo il periodo della grande revisione storica, aperta con Renzo de Felice, Ernesto Galli della Loggia e Marcello Veneziani, non abbia coltivato una passione per gli studi storici e sociali, tralasciando una delle più grandi tradizioni di ricerca europee e mondiali.

Se ci imbattiamo infatti nella ricerca delle principali riviste storiche che campeggiano nelle librerie d'Italia, a livello accademico, possiamo riscontrare solamente un paio di esempi che possano confrontarsi col panorama europeo o americano: la rivista di Studi Storici dell'Istituto Gramsci, che vanta 52 anni di attività, e Mondo Contemporaneo, avente un comitato scientifico internazionale, con noti professori americani ed europei. Il periodico trimestrale dell'Istituto Gramsci, è gestito dall'Editore Carrocci, mentre Mondo Contemporaneo da Franco Angeli. Sicuramente, nel panorama editoriale, assieme a Laterza e a Einaudi, i due sopraccitati riescono a mantenere uno standard elevatissimo, a tratti europeo. Tuttavia, siamo ben lontani da quel che riescono a fare nazioni come la Francia e la Germania, nella buona competizione sulle scienze sociali e storiografiche. Oltremodo, è bene precisare che vi sono riviste che non vanteranno mai nulla di accademico, in quanto discriminate per la loro provenienza, sebbene gli studi siano rigorosamente archivistici e documentati. E' il caso infatti di citare ACTA, il periodico dell'Istituto Storico – Fondazione della Repubblica Sociale Italiana, che, per la damnatio memoriae inflitta al fascismo, non assurgerà mai a rango accademico, sebbene sulle sue pagine si siano basati gli studi di Renzo de Felice, al quale avremmo per sempre quel debito di gratitudine per l'inizio della revisione storica italiana. Anche la cessazione di una rivista di respiro europeo come La Critica, di Benedetto Croce, ha contribuito all'isolamento progressivo dell'Italia alle discipline storico – sociali in relazione all'Europa.

Se prendiamo la vicina Francia, l'Editore Armand Colin, parigino, dà impulso ad una delle riviste più prestigiose del Paese: Annales, Histoire, Sciences Sociales.

Il nome deriva dalla rivista, fondata nel 1929 da Marc Bloch e Lucien Febvre, Annales d'histoire économique et sociale, tuttora esistente e pubblicata dal 1994 con il titolo di Annales. Histoire. Sciences sociales.

A Febvre e Bloch si aggiunse il belga Henri Pirenne, studioso di storia economica, che supportava l'analisi storica comparata ovvero una disciplina che mette a confronto diversi aspetti della storia.

L'elemento iniziale di novità nell'approccio di Marc Bloch e Lucien Febvre fu il coinvolgimento nello studio della storia di altre discipline, dalla geografia alla sociologia. Nei primi anni di lavoro presso l'Università di Strasburgo collaborarono strettamente con studiosi di altre scienze sociali e ne acquisirono parte dei metodi.

Un altro elemento innovativo apportato da questa corrente di studio fu lo spostamento dell'attenzione dallo studio della storia degli "eventi" e quindi della storia delle vicende politiche (histoire événementielle) a favore dello studio della storia delle strutture.

Al termine del secondo conflitto mondiale ottenne un riconoscimento istituzionale con l'assegnazione della 6º sezione della Ecole Pratique des Hautes Etudes (dal 1975 École Pratique des Hautes Études en Sciences Sociales) di Parigi che Lucien Febvre diresse fino alla sua morte, avvenuta nel 1956. Il suo successore fu Fernand Braudel. Negli anni successivi divenne una delle correnti di studio della storia più influenti.

La terza e attuale generazione è rappresentata e da Jacques Le Goff, Pierre Nora, Michel Vovelle.

Tra gli storici italiani che hanno aderito alla corrente di pensiero della rivista si annoverano: R. Romano, C. Vivanti, Carlo Ginzburg, P. Bevilacqua. A. Tenenti e A. Caracciolo. Ed è questo il coinvolgimento francese che riesce a catturare le energie italiane, senza che le riviste nostrane riescano invece a suscitare l'interesse d'oltralpe.

Ancora meglio tuttavia, riesce a porsi la Germania, con la splendida casa editrice Oldenbourg Verlag, di Monaco di Baviera. Questa dà l'impulso ad una serie di riviste storiche e di scienze sociali che vantano uno status elevatissimo e una tradizione invidiabile. La prima, nonché la più famosa, e la più antica nel settore, è la Historische Zeitschrift, fondata nel 1859, e ha dato il via alla nascita della francese Revue Historique nel 1876, alla English Historical Review nel 1886 e alla American Historical Review nel 1895. Notiamo anche in questo caso l'assenza italiana, che ha visto la luce della Nuova Rivista Storica solo nel 1917 dalle mani di Corrado Barbagallo, tuttora operante.

La Historische Zeitschrift, prima rivista storica al mondo e tra le più autorevoli, ruota attorno all'eccellenza della Goethe Universität, che cerca di mantenere stabili rapporti con il mondo storico e filosofico francese. E' d'uopo citare le riviste che la Casa Editrice bavarese riesce ad alimentare: la bimestrale Deutsche Zeitschrift für Philophie; la Paragana, rivista internazionale per storia e l'antropologia; Klio, fondata nel 1897, che consta di due volumi l'anno, il primo quaderno di studi sulla storia antica in lingua tedesca; Phlilologus, fondata nel 1848, anch'essa con due uscite l'anno, riguardante il mondo antico e classico.

Purtroppo, simili riviste non vedono luce nel panorama editoriale storiografico o delle scienze sociali italiane. Eccellenze simili al modello tedesco sarebbero veramente gradite, vista la tradizione che l'Italia può vantare in quest'ambito.

Solo una postilla vorrei lasciare, riguardo questo tema. Questa ricerca si è basata principalmente sulle riviste storiche o di scienze sociali che escono nel panorama editoriale europeo. Non prende in analisi le correnti storiche o storiografiche attuali, che saranno oggetto di un'altra trattazione.

Valentino Quintana Agenzia Stampa Italia

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