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(ASI) Etica, bioetica e famiglia argomenti delicati e difficili da trattare, così come lo è il concetto di “Libertà” dove spesso ciascuno di noi dimenticando d’essere anche società poniamo dei concetti che rischiano di diventare “personalismi”. Infatti per natura non amo tutte quelle parole che finiscono con “ismi”.

Così concetti quali: etica, bioetica e famiglia nell’ambito della riflessione possono prestarsi a malintesi di parte, pertanto assume particolare rilevanza l'opposizione tra concetto e significato, come anche tra causa effetto.

Senza avere la pretesa di sviluppare tali argomenti in modo esaustivo, posso solo tentare e sperare di inquadrare le diverse problematiche, partendo dal primario concetto di Etica e dal suo significato sul dizionario italiano.

Si legge: ricerca di ciò che è bene per l'uomo, di ciò che è giusto fare o non fare; il modo di comportarsi in base a ciò che ciascuno ritiene sia la cosa più giusta; in etica professionale, coscienziosità, scrupolosità nel lavoro unite e in alcune professioni alla riservatezza. Pertanto resta all’uomo capire e discernere, ma ciò, soprattutto nei nostri travagliati tempi spesso non avviene in politica; in economia e nell’applicazione di un sano sviluppo della ricerca e della umana intelligenza.

Stessa situazione troviamo nel leggere dal dizionario il reale significato della bio-etica, che è la disciplina che si occupa dei problemi morali, individuali e collettivi, legati all'avanzamento degli studi nel campo della genetica e all'intervento della tecnologia nella formazione dei processi vitali (fecondazione artificiale, eutanasia ecc.).

Pur nel pieno rispetto laico delle diverse opinioni a questo punto non posso ignorare l’indimenticabile Papa Giovanni Paolo II che disse: “Non si è mai soli davanti al mistero della sofferenza: si è con Cristo che dà senso a tutta la vita. Con Lui tutto ha un senso, compresi il dolore e la morte”. Coerentemente in simbiosi con le Sue sante parole si mostrò poi al mondo intero con la Sua umana e dignitosa immagine di sofferenza negli ultimi anni di vita.

Temi delicati come ad esempio l’eutanasia, devono toccare tutte le coscienze partendo da una semplice riflessione che qualsiasi processo “evolutivo” sia esso scientifico o altro, non può prescindere dalla considerazione che sarà etico solo se è “per” e non contro l’uomo.

Assistere impotenti al vile commercio degli organi che tocca non solo tantissimi bambini al mondo è un intollerabile scempio. La condizione sociale, economica e politica di un Popolo non la si può mai privare della dignità dovuta a ogni singola persona per la sola costrizione del bisogno.

Ciò aprirebbe una più ampia e dovuta riflessione anche sui Diritti Umani ogni giorno violati anche dalle società cosiddette democratiche. Ma non m’impedisce di pensare che sia giunta l’ora di porre un serio e sostanziale cambiamento su tante questioni che affliggono l’umanità del Terzo Millennio.

Il capire che la cultura con la C maiuscola, nella piena significazione del suo termine, debba non essere confinata solo al servizio di molti interessi industriali e economici.

La Cultura deve altresì essere responsabile protagonista e divenire finalmente sostegno, beneficio e sviluppo dell’intera umanità, travalicando gli stretti confini che spesso sono soli interessi di parte e dai limiti imposti dai brevetti industriali.

Così come non si possono ignorare le responsabilità della cultura che tradendo il proprio ruolo hanno spesso portato e portano ancora oggi tante umane sofferenze.

Olocausti, integralismi assurdi che sfociano in persecuzioni di minoranze e continue stragi definite “religiose”, tragedie e ingiustizie che solo in maniera superficiale o parziale pagine di storia o di giornalismo ci hanno raccontato nel tempo, ma mai riflettendo e spiegandoci le tante assurde complicità accondiscendenti della cultura.

Forse non sarebbe utopia sperare ed immaginare una diversa coscienza - conoscenza indipendente, che crei unita un sano modello condiviso di sviluppo per l’autentico bene comune. Ciò si potrebbe tradurre idealmente nel creare le giuste condizioni per istituire una Casa Mondiale della Cultura, dove le diversità etniche e religiose minoranze o non possano ritrovarsi nell’universalità del pensiero di giustizia, uguaglianza e fratellanza.

(ASI) La famiglia nella Costituzione italiana è descritta con precisione nell'articolo 29 della secondo cui: "La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio." Nel secondo comma dell'articolo 29 il Legislatore modernizza la definizione della famiglia, specificando l'uguaglianza tra i coniugi: "Il matrimonio è ordinato sull'uguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell'unità familiare." Nell’articolo 30 si legge: "E` dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio." Nell'articolo 31 si riconosce alla famiglia di gruppo sociale primario dell'organizzazione sociale ed impone allo Stato il compito di proteggere e tutelare la famiglia: "La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l'adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose."

Tale indispensabile ricordo ci fa capire quanto tante cose dette o peggio scritte spesso non trovano poi nella realtà autentica applicazione come un’unica ratio legis, ma purtroppo non è il solo caso.

Quindi la mancanza di una sana politica per la famiglia è una e non la sola causa del suo continuo e crescente disfacimento.

La famiglia spesso nel tempo è stata influenzata da una relativismo culturale, che non sempre nel modo giusto e adeguato l’ha investita di ampie e profonde trasformazioni della società facendole così perdere il suo naturale fondamento.

Oggi la famiglia è smarrita, appare debole, incerta di fronte ai suoi naturali compiti, ignorando persino in molti casi il vero significato della vita coniugale e familiare.

Il matrimonio e la famiglia sono e restano preziosi valori inalienabili dell'umanità a cui la società civile tutta, assumendosi le rispettive responsabilità, dovrà dare nuove e serie indicazioni.

Per concludere queste mie modeste riflessioni sull’auspicabile ruolo della famiglia domani, non posso che rimandare alla speranza e alla riflessione che fece Papa Sua Santità Karol Wojtyla nella Esortazione Apostolica “Familiaris Consortio” del 22 novembre 1981, quando inequivocabilmente chiarì il ruolo e la dovuta attenzione da dare alla famiglia.

Il Manzoni direbbe forse ancora oggi: “Ai posteri l’ardua sentenza!”.

 

 

 

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