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(ASI) Un'altra figura non molto ricordata della storia umbra, è quella di Cristoforo Mercati, detto Krimer. Erroneamente, molti siti internet riportano come suo luogo di nascita Viareggio, che in realtà, è la città dove si spense. Egli nacque invece a Perugia, nel 1908, (e non nel 1888 o 1877 come indicato sempre nella fallace rete virtuale) e visse nel capoluogo umbro per sedici anni. Per sua ammissione, la città fu il luogo “della famiglia, degli affetti e del primo amore”.

Famoso per le sue opere e per la sua pittura, fece parte fino al 1932 del movimento Futurista come artista e poeta. Dopo un soggiorno a Parigi, si legò al gruppo dei "Vàgeri" di Lorenzo Viani. Dopo essersi dedicato per un lungo periodo esclusivamente all’attività letteraria e giornalistica, tornò improvvisamente alla pittura nel 1950, inventando le sue “fantasie colorate”.

Era il 1927 quando Krimer ebbe un'esperienza che gli cambiò la vita: conobbe il legionario fiumano più particolare della storia: Guido Keller von Kellerer. Si incontrarono in una modesta trattoria, alle adiacenze del centro di Roma. Un classico ritrovo di poeti ed intellettuali dell'epoca, dove non potevano mancare i due giovani. Il loro primo incontro, fu fugace. Keller chiese al Mercati se fosse stato amante del volo, e, a risposta positiva, fissarono l'appuntamento per il giorno successivo, per solcare assieme i cieli. La sfortuna volle che l'aeroplano non partisse nel momento desiderato, ma diede il via ad una serie di incontri che terminò solo con la morte dell'aviatore nel 1929 ad Otricoli, presso Terni.

Per un giovane come il Mercati, Keller rappresentava un punto di riferimento, un eroe, quasi una visione del mondo. Bastò, per conoscersi, l'incontro dei loro sguardi e delle loro mani, che convergevano completamente.

Guido Keller nacque a Milano, nel 1893, da nobile famiglia. Lo spirito inquieto dell'aviatore, lo portò ad essere tra i primi piloti civili, e a distinguersi eroicamente nella grande guerra. Dopo la guerra, e dopo l'impresa di Fiume, Keller si ritirò, per un certo tempo a Fiesole, nella sua piccola casa. Partecipò alla grande gara aviatoria intitolata a Francesco Baracca, e atterrò in Umbria, nella terra di San Francesco. Non volle la gara, andò invece nei pressi di Assisi, ai piedi del Santuario, per salire in pellegrinaggio. Dopo la guerra Keller, animo inquieto, vagò per mete indefinite, quasi fosse un'anima infelice. “Sono figlio del sole” soleva dire!

Nell'agosto del 1928, Mercati e Keller si rividero sulla spiaggia di Ostia. Il pittore notò nell'aviatore uno scoramento infinito, incompreso persino nelle parole pronunciate dal dannunziano.

Le “puntarelle di cicoria” erano il piatto preferito di Keller, condiviso da Cristoforo Mercati. Mangiarono insieme, nel 1927, in una trattoria di Corso Umberto, a Roma, nominata “L'Aliciaro”. Il locale ospitava spesso personaggi come Marinetti, Bontempelli, Anton Giulio Bragaglia. Gli artisti conoscevano bene i due in questione. Entrambi, amavano la poesia e quel particolare stile di vita. Spesso, Keller, vagheggiava sulla realizzazione della Città di Vita, “un luogo degli artisti e per gli artisti. Una sorta di città senza leggi e senza agenti di polizia, senza cimiteri e senza banche”. Voleva ubicarla in un isolotto del Mediterraneo, senza strade simmetriche e privo ci case standard. Molti altri udirono il progetto, e vi ridevano, incapaci di comprenderne la natura onirica. Al contrario, ogni volta che Keller ne parlava, Krimer si entusiasmava, fantasticandone con Keller per ore. Arrivarono persino a proporre l'isola Maggiore del Lago Trasimento – l'Isola di Frate Francesco – come luogo prescelto. Doveva essere una sorta di opera d'arte, d'amore. Un progetto talmente ardito da essere irrealizzabile, ma proprio per questo, era spesso nelle conversazioni del pittore e dell'aviatore.

Pochi giorni prima che Keller morisse, il Mercati intravide la serenità per la prima volta negli occhi dell'ex legionario fiumano. “Sono contento – gli disse – torno in Venezuela, da mia madre. La risposta dell'amico fu di dispiacere, e profondamente non voleva che Keller partisse. Invece, il naturista ante litteram, nudista e frequentatore degli alberi per il sonno Guido lasciò tutti per il viaggio più lungo.

Nel 1928, a Roma, Cristoforo Mercati aveva vent'anni giusti. Era pervaso da un'ansia costruttiva. Il suo temperamento lo aveva portato, da qualche anno, ad ammirare Filippo Tommaso Marinetti. Fin da quando aveva quattordici anni, ascoltava a bocca aperta le narrazioni delle battaglie futuriste di Gerardo Dottori, il grande pittore suo concittadino. A Roma, condusse una vita in comune con i maggiori artisti futuristi – da Balla a Prampolini, da Keller a Vasari, da Settimenlli a Carli, da Marchi ad Orazi, e fondò il futurblocco. Esso voleva essere un gruppo di artisti creativi, quindi: pittori, poeti, sculturi, etc. che avrebbe dovuto organizzare manifestazioni in grande stile. Le idee erano la fondazione di una casa editrice, di un teatro e di una impresa di produzione cinematografica. Tuttavia, il futurblocco poté solamente realizzare in parte il suo programma, in quanto mancavano i mezzi necessari. Ad ogni modo, degno di nota, grazie alla collaborazione del violoncellista Barblan, fu la commemorazione del compositore futurista Silvio Mix.

Ma la manifestazione memorabile del futurblocco fu quella svoltasi nel salone dell'Associazione Piemontesi. Per la prima volta, dopo tanti anni, un gruppo di futuristi folto ed importante riuscì a presentare ad un vastissimo pubblico una serie di idee e realizzazioni. Mercati, assieme all'instancabile Marinetti, riuscì a far unire per la serata due grandi poeti – aviatori: Guido Keller e Fedele Azari. Quest'ultimo, applauditissimo, presentò il suo “aeropoema”.Ma fu anche l'ultima volta che i due aviatori furono visti assieme: Keller sarebbe morto pochi mesi dopo, e a distanza di pochi giorni, lo seguì Azari.

Dopo il grande successo della serata del futurblocco, Mercati, Keller e Azari, si riunirono in una bottiglieria a parlare di teatro aereo futurista, che doveva essere “il teatro aereo della grande Nazione che propugnammo, assolutamente libera, virile, energetica e pratica”, in pieno stile d'avanguardia.

Il 9 novembre del 1929, nei pressi di Magliano Sabina, la morte coglieva tre uomini: Keller, Montiglio e Salina. Squillò il telefono di Mercati, e dall'altra parte del ricevitore, dal posto pubblico di Magliano Sabina, vennero scanditi due volte i nomi dei tre morti, all'incredulo ascoltatore. La salma di Keller partiva diretta per il Vittoriale pochi giorni dopo, dove d'Annunzio, triste, attendeva il compagno d'ala. Il capo dei futuristi, Filippo Tommaso Marinetti, lanciò il suo Presente!, al quale risposero tutti, Mercati in testa.

Superato questo trauma, Krimer si dedicò alla pittura, e sebbene poeta, si impadronì perfettamente dell'arte del dipingere. Il Mercati allestì oltre duecento mostre personali, nella sua carriera, in Italia e all'estero. Le sue opere furono esposte alla Biennale di Milano, al Premio Internazionale Fiorino, al Maggio di Bari, al Premio Silvestro Lega e in numerose molte altre di carattere nazionale ed internazionale.

 

Valentino Quintana  Agenzia Stampa Italia

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