Perugia, Teatro del Pavone: il gioiello ritrovato

(ASI) Perugia - Sono stati tredici, sui circa quaranta intervenuti, gli operatori del mondo dell’arte e della cultura che si sono avvicendati sul palco del Teatro del Pavone per dire la loro sul futuro del “gioiello ritrovato”.

La serata del 28 ottobre ha segnato la prima tappa del percorso avviato dal Comune di Perugia per affinare e rafforzare il metodo da cui è già scaturito il calendario di eventi che animeranno il teatro fino al 31 dicembre. L’obiettivo, ora, è costruire una rete di realtà artistiche e culturali che, insieme al Comune, contribuiscano a definire la programmazione e le modalità di utilizzo di uno degli spazi più suggestivi del centro storico, puntando a renderlo il più possibile “vivo e aperto”.

A introdurre l’incontro sono stati il vicesindaco con delega alle politiche culturali Marco Pierini, l’assessore allo spettacolo dal vivo e alla città storica Fabrizio Croce e Matteo Svolacchia, componente dello staff dell’Assessorato alla cultura.

“Dopo aver assunto la gestione diretta del Pavone per nove anni in base a un accordo con la proprietà – ha detto Pierini – abbiamo scelto la via più difficile: non dare il Pavone a un gestore privato e non farci direttori artistici, ma creare una rete. E una rete non nasce già fatta, si tesse maglia dopo maglia. Il percorso di co-programmazione sarà basato sull’ascolto, sulla messa a sistema delle proposte e sulla verifica del funzionamento e della sostenibilità del modello a cui daremo vita insieme. L’obiettivo è far vivere il Pavone come un punto di riferimento per la città, un luogo di aggregazione e di incontro, capace di ospitare progetti, idee e persone in modo continuativo, quasi h24”. Le premesse ci sono, visto che dall’inizio della stagione “i giorni di apertura sono stati più numerosi di quelli di chiusura”, un aspetto per cui Pierini ha reso merito anche al “grande lavoro” svolto da Svolacchia e dagli uffici competenti.

L’assessore Croce ha ribadito il senso della scelta fatta dall’amministrazione: “Abbiamo fortemente voluto questa modalità di gestione, che si fonda sull’ascolto e sul confronto. Nell’ambito della cultura vogliamo seguire un procedimento simile a quello che stiamo strutturando per realizzare altri obiettivi, come le Case della partecipazione. Preferiamo essere facilitatori di processi più che direttori artistici, anche se conserviamo la responsabilità di decidere. In un contesto in cui l’Auditorium San Francesco al Prato è ormai rinato, mentre si lavora al futuro Turreno e si può contare anche su una rete di piccoli teatri, il Pavone, che si presta a ospitare arti performative, eventi del mondo dell’informazione così come attività convegnistiche, può diventare un laboratorio innovativo e dinamico. Per questo siamo pronti ad ascoltare visioni, proposte e anche critiche”.

Svolacchia ha illustrato l’impostazione tecnica e organizzativa del percorso: “L’idea è di accompagnare il lavoro degli operatori culturali per rendere questo luogo un punto di riferimento, di aggregazione e di incontro fra diversi talenti. Spesso per gli spettacoli dal vivo è stata utilizzata la sala dei Notari in mancanza di un altro spazio idoneo. Adesso, invece, numerose richieste possono essere convogliate in questo splendido contenitore restituito alla cittadinanza. L’obiettivo è co-programmare per arrivare anche a co-progettare. Ci piacerebbe uno spazio capace di vivere dalla mattina alla sera. Tra novembre e dicembre ci saranno nuovi incontri per coinvolgere chi finora non ha potuto partecipare”.

All’incontro hanno partecipato esponenti del mondo delle arti performative, della musica, della danza e della formazione artistica; hanno preso la parola: Danilo Cremonte (Compagnia Smascherati), Luigi Caiola, manager e produttore legato al maestro Ennio Morricone, Valentina Romito (Dance Gallery), Seongwon Lim (Associazione dei Coach d’Opera della Corea - sezione di Perugia), Alfredo Buonumori (Trasimeno Prog Aps), Massimiliano Trevisan (Voci e Progetti Aps), Sabrina Pantacchini, Igor Borozan, Elisabetta Casamassima, Luca Tironzelli, Roberto Biselli (Teatro di Sacco), Piergiorgio Giacché, Federico Menichelli (Associazione Lavori in Corso, Mestieri del Cinema Umbri).

In chiusura, Pierini ha raccolto i vari spunti: “Da questo incontro emergono tre insegnamenti: il metodo dell’incontro, la voglia di collaborare oltre i confini disciplinari e la capacità di accogliere sia i piccoli sia i grandi progetti. Il mio sogno – ha concluso – è un Pavone sempre aperto, vivo grazie ai libri, spettacoli, progetti e, in prospettiva, caffè. In questa sfida ci potrà capitare talvolta anche di inciampare, ma sarà comunque un modo per andare avanti insieme”.

Ada Bartocci - Agenzia Stampa Italia

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