Guggenheim, la donna che cambiò la storia dell’arte di Salvo Nugnes

(ASI) Peggy Guggenheim (1898–1979) è stata una delle più grandi collezioniste e mecenati del Novecento, una donna che ha rivoluzionato il modo di guardare e vivere l’arte.

Nata a New York in una famiglia di magnati e filantropi, dedicò la vita a scoprire e sostenere artisti allora sconosciuti come Jackson Pollock, Max Ernst, Salvador Dalí, Kandinskij, Calder, Mondrian e molti altri che avrebbero poi segnato la storia dell’arte moderna.

Oggi il suo nome è legato a due luoghi simbolo:
   •   La Collezione Peggy Guggenheim di Venezia, nel suo amato Palazzo Venier dei Leoni sul Canal Grande, che ospita le opere più importanti della sua raccolta.
   •   Il Solomon R. Guggenheim Museum di New York, fondato da suo zio Solomon, con cui condivide la missione di diffondere l’arte contemporanea nel mondo.

Peggy fu una figura visionaria, anticonformista e coraggiosa: la prima a comprendere che arte, design e architettura potevano dialogare come linguaggi di un’unica espressione estetica.

Quando arte, design e architettura si incontrano

Arte, design e architettura sono mondi distinti ma profondamente legati.
L’artista crea per comunicare, il designer per rispondere a bisogni concreti, l’architetto per dare forma allo spazio. Quando questi linguaggi si intrecciano, nascono oggetti e ambienti che trascendono ogni definizione, fondendo funzionalità, emozione e bellezza.

Peggy Guggenheim incarnò perfettamente questo spirito: non fu soltanto una collezionista, ma un catalizzatore di idee, una donna capace di stimolare artisti e designer a creare opere che unissero arte e vita in un’unica armonia.

La nascita di una visionaria

Marguerite “Peggy” Guggenheim nacque a New York nel 1898, erede di due grandi famiglie: i Seligman, banchieri, e i Guggenheim, industriali del rame. Figlia di Benjamin —morto tragicamente nel naufragio del Titanic — e nipote di Solomon, fondatore del celebre museo di New York, Peggy crebbe in un ambiente di ricchezza, curiosità e cultura.

Negli anni Venti si trasferì a Parigi con il marito Laurence Vail, pittore e scrittore, entrando nei circoli più vivaci dell’avanguardia europea. Conobbe artisti e intellettuali come Man Ray, Paul Poiret, Vera Stravinskij, James Joyce e Samuel Beckett, stringendo rapporti che la introdussero nel cuore della modernità.

La galleria come opera d’arte vivente

Nel 1938 aprì a Londra la sua prima galleria, Guggenheim Jeune, presentando mostre di Kandinskij, Brâncuși, Calder, Tanguy, Dalí, Mondrian e altri protagonisti del secolo.
Con il consiglio di Marcel Duchamp, Peggy affinò il proprio gusto e maturò un’idea di collezionismo che univa curiosità intellettuale e intuizione.

Fuggita dalla guerra, si rifugiò a New York dove, nel 1942, inaugurò la leggendaria Art of This Century, progettata da Frederick Kiesler. Quella galleria era un capolavoro di architettura e design: pareti curve, luci in movimento, quadri sospesi nello spazio. L’arte non era più “appesa”, ma immersiva e partecipata.

Durante l’inaugurazione Peggy indossò due orecchini diversi — uno di Yves Tanguy e uno di Alexander Calder — per affermare, con ironia e stile, la sua imparzialità tra surrealisti e astrattisti.

Quando il design diventa vita quotidiana

Peggy non si limitava a collezionare: viveva l’arte.
Chiese a Calder di realizzarle la testiera del letto, una scultura in argento dove pesci, piante e insetti si muovevano con il vento. “Non solo sono l’unica donna al mondo che dorme in un letto di Calder”, scrisse, “ma anche l’unica a indossare i suoi enormi orecchini mobili.”

Nel 1948 la Biennale di Venezia le dedicò un intero padiglione, consacrandola tra i protagonisti del secolo.
Si trasferì definitivamente nella città lagunare, acquistando Palazzo Venier dei Leoni, oggi sede della Collezione Peggy Guggenheim.

Negli anni successivi collaborò con altri artisti e designer: Edward Malcarth, che le disegnò i celebri occhiali Butterfly, e Claire Falkenstein, autrice del celebre cancello d’ingresso in ferro e vetro colorato del palazzo.

La libertà come forma d’arte

Peggy Guggenheim fu molto più di una collezionista: fu una donna che trasformò la propria vita in un’opera d’arte.
Anticonformista, generosa e visionaria, creò una collezione che è prima di tutto un racconto di libertà.
Grazie al suo intuito e alla sua sensibilità, diede voce ai più grandi artisti del suo tempo, costruendo un ponte tra Europa e America, tra arte e vita.

Peggy Guggenheim non si è limitata a possedere l’arte. È diventata arte.

Salvo Nugnes

 

 

 

 

*"Immagine generata con l'assistenza di Microsoft Copilot, intelligenza artificiale sviluppata da Microsoft."

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