leone xIII“Caro bagnino, aprici il cancello,
Che il tempo è bello, che il tempo è bello…
Oh quanto ci dispiace
Lasciar la colonia
La signorina è buona
E ci voleva ben……”

Un motivetto simpatico che veniva cantato da bambini di 7/8 anni al momento di lasciare la colonia estiva nella quale avevano passato giorni felici e spensierati: prima di tornare andavano alla ricerca di un souvenir per i genitori da portare a casa. Immagini di file di lettini sulla sabbia e nelle camerate, odori e sapori di minestra della mensa, di sugo di pomodoro, di pane e cioccolato per merenda. I regolamenti erano severi ma si godeva ancora del piacere della condivisione con amicizie che si creavano proprio in questo ambiente.
Sulla riviera romagnola ne furono costruite molte, ed oggi a Cesenatico gli edifici abbandonati si trovano sia a levante che a ponente. Sono lì da molto tempo, con la natura che si riprende i suoi spazi, coi vetri rotti e le porte divelte a ricordarci che alcuni decenni fa i bambini e gli adolescenti passavano le vacanze diversamente dagli adolescenti di oggi, chiedendo poco perché poco si aveva.
Ma perché vengono costruite le colonie? Alla fine dell’800 le colonie nascono per ospitare bimbi affetti da malattie tubercolari. La funzione curativa sui piccoli del mare e del sole aveva effetti benefici. Successivamente, negli anni trenta in pieno regime fascista, alla funzione sanitaria si aggiunse quella educativa e di propaganda. Nel 1927 i bambini ospitati erano 54 mila mentre nel 1938 il numero arrivò a 772 mila in 4357 colonie sparse sul territorio nazionale ma concentrate soprattutto sul litorale toscano e romagnolo. I migliori architetti avevano carta bianca e l’obiettivo era quello di comunicare la modernità intesa come valore dell’avanguardia e del regime. Si realizzano così la Varesina a Milano Marittima, la colonia Figli italiani all’estero a Cattolica ed il complesso di Calambrone in Toscana tra quelle più conosciute.
Nel dopoguerra verso gli anni ’50 fu messo l’accento sulla funzione ricreativa e sanitaria delle colonie non dimenticando di risollevare il morale dei ragazzi dagli effetti della guerra. In questi anni la loro costruzione è inarrestabile: sono realizzate senza grandi pretese architettoniche ed assomigliano ad alberghi “alla buona”, gestite da enti pubblici, religiosi ed aziende. Nel 1949 Cesenatico decise di ampliare il numero di colonie marine già presenti sul territorio fin dagli anni trenta (Agip, Francesco Baracca, Veronese, ecc.).
La capienza era stimata in oltre 50.000 posti bambino, mentre ora le colonie Agip, Cardinal Shuster,12 stelle di Bolzano e poche altre sono attrezzate a casa di vacanza anche per adulti.
Poi, verso la fine degli anni ’70 vengono dismesse ed abbandonate lasciandole andare alle intemperie ed al degrado: le famiglie grazie al boom economico vedevano aumentare i loro redditi e quindi potevano organizzarsi le vacanze autonomamente ed il soggiorno in colonia viene visto quasi come una “vergogna”.
Ultimamente però il comune di Cesenatico sta discutendo il nuovo piano urbanistico cittadino con il progetto Water front: la Regione ha fatto un bando da 5 milioni di euro per la riqualificazione della costa.
“Si tratta-commenta il sindaco Matteo Gozzoli- della prima parte di un progetto di rigenerazione complessiva di un’ampia area di Cesenatico nella città delle Colonie di Ponente. Partiamo dalle fondamenta per arrivare a fare un investimento importante dedicato ai sotto servizi e nei prossimi mesi andremo avanti con la progettazione di tutto il resto del progetto Water front”.
Possiamo ancora sperare di sentire voci di bambini cantare gioiosi motivetti sulle spiagge? Chissà …

Donatella Arezzini per Agenzia Stampa Italia.
Ringrazio il prof. Terzo Gusella e l’Università per gli adulti di Cesenatico per avermi fornito il materiale utile alla redazione dell’articolo.

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