(ASI) Con la malaugurata puntualità di un Bollettino medico sulle condizioni di salute di un malato – l'Italia – considerato quasi allo stadio terminale, ogni giorno continua la somministrazione dei dati numerici sull'aumento delle spread, cioè sul cosiddetto debito nazionale verso il Mercato finanziario. La gente “italianamente” fa gli scongiuri e appare sempre più preoccupata.
Ma anche si interroga. Soprattutto, continua a non capire perché la salute di un Paese debba essere misurata esclusivamente con quella della Borsa e non con la produttività e, in primo luogo, con il buon funzionamento delle industrie, dell'artigianato, del commercio e delle altre attività produttive. La crisi è reale solo se le fabbriche licenziano, se l'agricoltura diviene improduttiva, se gli artigiani e commercianti chiudono la loro attività. Questo è il vero termometro della salute di una Nazione. Se grandi investitori e finanzieri guadagnano o no attraverso attività speculative (cioè frutto di non-lavoro), è cosa riguarda solo un'esigua minoranza... E, soprattutto, è profondamente antidemocratico e immorale far pagare le loro eventuali perdite all'intera collettività.
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