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(ASI) Fin dall'epoca dell'illuminismo la cultura e la libertà sono stete considerate fattori strettamente connessi, indipendentemente dalla valenza e dai contenuti diversi che esse abbiano potuto assumere nei diversi momenti storici.

Agli albori del pensiero illuministico il concetto di cultura consisteva essenzialmente nella presa di coscienza, da parte dei popoli, dell'innata eguaglianza degli uomini e della fondamentale ingiustizia di strutture politiche quali la monarchia per diritto divino o i privilegi della nobiltà. Occorre però sottolineare come essendo l'illuminismo un movimento culturale elitario l'idea di popolo si identificasse concretamente solo nella borghesia. I lumi della ragione diffusi dagli intellettuali dovevano essere finalizzati alla lotta contro le superstizioni e l'oscurantismo.

Quando il romanticismo si sovrappose all'illuminismo e progressivamente lo sostituì, mutando il concetto di libertà in senso nazionalistico, la cultura ebbe il compito di favorire la nascita di una coscienza nazionale che consentisse la rivendicazione e l'esercizio dei diritti civili. Come si vede anche nella corrente romantica cultura e libertà sono interdipendenti, nonostante alcuni intellettuali si ponessero il problema del risveglio dei popoli alla cultura, temendo la fragilità di esigenze indotte dall'alto e non autonomamente ridestate. Nella società di oggi, ancor più che in quella di ieri, comunque, è evidente come solo l'individuo preparato e consapevole possa essere in grado di autodeterminarsi ed assumere un atteggiamento costruttivamente critico nei confronti della collettività e della struttura statuale. Ma, se nei secoli passati mancanza di cultura era spesso sinonimo di analfabetismo e totale mancanza di consapevolezza di sé e del popolo circostante, oggi invece si assiste ad un'ignoranza diffusa e serpeggiante, a forme di analfabetismo di ritorno, tanto più pericolose perchè striscianti.

La scolarizzazione di massa e la penetrazione dei mass - media, diffondendo forme superficiali di conoscenza ed informazione, hanno determinato la nascita di una nuova forma di ignoranza, che consiste nella mancanza dell'autonomia di giuidzio e nell'accettazione passiva, supina ed acritica dei messaggi ricevuti che configura, sostanzialmente, una nuova mancanza di libertà. Oggi pertanto il compito della cultura deve consistere nell'educazione a capire, selezionare e filtrare, dalla congerie di notizie che perviene, l'autentica essenza, evitando che le masse assumano e facciano propri i giudizi preconfezionati. La cultura quindi ha oggi il difficile compito della formazione e della preparazione dell'uomo che, soltanto se provvisto di un solido bagaglio umanistico, unito alle comptenze specifiche necessarie nel mondo del lavoro e nella complessità della vita quaotidiana, può definirsi realmente e completamente libero.

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