(ASI) Italia Centrale - Le festività a cavallo fra l'anno vecchio e il nuovo sono tanto lunghe per l'antica tradizione di festeggiare nel periodo in cui ricade il Solstizio d'inverno (21 dicembre) la rinascita del sole che segna i ritmi dei cicli naturali e delle stagioni.


I Romani dal 17 al 23 dicembre festeggiavano i Saturnali, la festa del Dio delle tenebre Saturno (il Greco Crono), seguita dall' "antenata" del Natale, l'antica festività del Sol Indiges (in Età Repubblicana) poi Sole Invictus ( dal II - III secolo d.C.), in cui si salutava con vari riti solenni la rinascita del sole e si celebra la potenza e il culto di Roma: "Alme Sol, curru nitido diem qui promis et celas aliusque et idem nasceris, possis nihil urbe Roma visere maius" Orazio (Venosa, 8 dicembre 65 a.C. – Roma, 27 novembre 8 a.C.).
La festa trasformatosi nella Natività di Gesù Bambino anche per l'acquisizione cristiana di simboli ripresi da quelli delle divinità solari orientali di El Gabal (divinità siriana equiparata al Sol Invictus soprattutto nel Mediterraneo orientale a partire dal III secolo) e Mitra (assimilato nella religione greco - romana ad Apollo, Helios o anch'esso al Sol Invictus sempre dal III secolo). La dinastia imperiale dei Severi di origine siriana aveva accorpato il culto di tutte queste divinità solari in una sorta di sincretico "monoteismo solare" per rafforzare l'autorità imperiale in un'epoca in cui l'Imperatore Caracalla aveva concesso la cittadinanza romana a tutti gli abitanti delle città dell'Impero (con la "Constitutio Antoniniana" nel 212 d.C.). Anche gli antichi egizi festeggiavano nello stesso periodo la nascita del sole bambino Horus dalla vergine Iside con delle forti e clamorose analogie col Bambin Gesù partorito da Maria Vergine. g
Gli antichi Egizi festeggiavano come i primi Cristiani il Natale fra il 6 e il 7 gennaio, quando si festeggia l'Epifania, cioè la manifestazione della divinità di Gesù Bambino ai Re Magi. Ancora oggi la maggior parte delle comunità cristiane ortodosse del mondo e copte d'Egitto festeggiano il Natale in quel periodo come i Cristiani delle origini, mentre i Cattolici, eredi diretti della tradizione religiosa romana, festeggiano il 25 dicembre il Natale.
A seguire, la festività del 1 gennaio, cioè del Capodanno che prima con la riforma Giuliana (cioè fatta da Giulio Cesare) del calendario di Numa Pompilio, poi con quella cinquecentesca detta "Gregoriana" (cioè fatta da Papa Gregorio XIII nel 1582), coincide con un nuovo inizio anno, cioè con le festività dell'antica divinità italica Giano (Ianus), dio bifronte con una faccia anziana con la barba che guarda indietro e una giovane che guarda avanti, cioè alla fine dell'anno passato e all'inizio del nuovo anno. Il mese di Gennaio si chiama così proprio perché i Romani lo dedicarono al culto del Dio Giano, una divinità simboleggiante il ciclico ritorno delle stagioni e delle epoche, la cui eredità contraddistingue molteplici rituali legati al Capodanno attuale.
Il Sincretismo della religione Cristiana ripreso dalla religione tradizionale greco - romana, ha trasformato San Silvestro nello “Giano cristiano”. Silvestro è stato il pontefice che ha battezzato l'Imperatore Costantino, simbolicamente chiudendo l’era pagana e iniziando quella cristiana. Al suo nome è collegata una leggenda molto nota a Poggio Catino (Rieti) il cui patrono è appunto San Silvestro. Il Santo avrebbe liberato il paese da un drago chiuso in una caverna cui si accedeva attraverso 365 gradini, tanti quanti sono i giorni dell’anno. Il “mostro” ucciso rappresentava il paganesimo e i 365 gradini erano simbolo dell’anno da consacrare ormai al Dio dei Cristiani.
La Chiesa ha cristianizzato questo periodo dell’anno con diverse celebrazioni dal santo Natale, Santo Stefano il 26 dicembre, passando per San Silvestro il 31 dicembre, Santa Madre di Dio il 1 gennaio, fino all’Epifania, e infine col Battesimo di Gesù che si celebra la prima domenica dopo l’Epifania.
Dunque, la Chiesa non ha fatto altro che Cristianizzare antiche feste religiose. Una risposta a tutto ciò la fornisce Alfredo Cattabiani, studioso di simboli e tradizioni, nel suo libro "Calendario, le feste, i miti, le leggende e i riti dell’anno".

Nella foto Giano Bifronte conservato presso i Musei Vaticani.

Cristiano Vignali - Agenzia Stampa Italia

 

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