(ASI) Chieti – Fino al Medioevo c'era l'usanza di edificare i nuovi templi sulle antiche aree sacre, poiché si riteneva che la sacaralità di un luogo di culto fosse intrinseca al luogo dove veniva edificato. Di questo abbiamo traccia soprattutto in ciò che ci rimane della Tarda Antichità e del Primo Medioevo, dove le Chiese della nuova religione, il Cristianesimo, sono state edificate sulle rovine degli antichi templi pagani.

 

Questo perché, il Cattolicesimo in Occidente e l'Ortodossia in Oriente hanno in realtà mutuato gran parte dei loro riti, culti e della loro simbologia dal paganesimo romano, anche perché la popolazione, soprattutto nelle zone più rurali, ma anche nelle città, era fortemente legata ancora ad ancestrali tradizioni che con le difficoltà di comunicazione e l'assenza dei mezzi di informazione di massa all'epoca, non potevano essere di colpo cancellate, ma era la nuova religione di Stato dell'Impero Romano che doveva adattarsi.

A tal proposito, nel mio libro “Chieti nella Tarda Antichità”, poi ripreso in "Chieti e l'Araba Fenice. Luci ed Ombre su Teate. La resilienza dell'identità cittadina dal IV al XI sec. d.C” (paragrafo 2.8 “I luoghi di Culto”) che a giorni sarà disponibile:

“A Chieti, nella tarda antichità, la cristianizzazione dello spazio urbano vede anche la trasformazione in chiese di due dei templi che prospettavano il Foro romano. La prima traccia della loro presenza è in un diploma di Carlo Magno del 789 in cui conferma le pertinenze di Montecassino, ma anche in questo caso si può ipotizzare una fondazione più antica. La Falla ritiene che la trasformazione dei tempietti in chiese sia da mettere in relazione alla renovatio murorum carolingia e quindi databile alla prima metà del IX secolo (Falla Castelfranchi,1990, pg 207). La scelta di trasformare i tempietti in chiese ha una doppia valenza: se da un lato si approfittava di una posizione centrale rispetto al nucleo abitato, della rete stradale e di strutture già esistenti, dall'altro lato questa decisione aveva una forte valenza simbolica, poichè si sostituiva il culto degli Dei con quello dei Santi. A tal proposito, è interessante la dedica delle due chiese ai Santi Pietro e Paolo che nel Medioevo erano considerati i difensori delle città, funzione svolta in precedenza dai Dioscuri o da Ercole e non a caso uno dei due tempietti del capitolium teatino era pobabilmente dedicato ai Dioscuri. Il culto è attestato in città fin dall'età ellenistica presso i templi che sorgevano sulla Civitella e dopo la loro dismissione e distruzione il culto ai Dioscuri fu spostato presso i tempietti del capitolium. Un'altra conferma che uno dei tempietti fosse dedicato ai Dioscuri, si potrebbe leggere dal fatto che tale tradizione si è tramandata nella cultura cittadina a tal punto che nelle visite pastorali dell'Ottocento, descrivendo la chiesa antichissima di San Paolo si diceva che fosse posta sul vetusto sacello Castori Pollucique (Vedi M.C.Somma, op.cit., 2007 pag. 60). È complicato datare con esattezza la fondazione delle due chiese, soprattutto perchè esse riutilizzano le strutture romane, in buono stato di conservazione. Il particolare stato di conservazione degli edifici può essere dovuto anche a un cambiamento di funzione d'uso, non per forza legato all'attività di culto, oppure alla precoce trasformazione in chiesa cristiana che comunque sia è avvenuta in epoca tardo antica come in altre parti d'Abruzzo per le chiese di San Pietro e Paolo (Vedi F.Gandolfo "Luoghi dei Santi e Luoghi dei demoni: il riuso dei templi nel Medioevo, Spoleto 1989, pp.883-916). Un elemento a favore di una fondazione delle chiese in età tardo antica, potrebbe essere quanto emerge da una relazione di Scenna che attesta la presenza nella chiesa di un capitello bizantino, scavato per farne un recipiente, probabilmente un'acquasantiera (Vedi Scenna, op.cit.1937, pp.139-140). Ma la dedica di chiese agli Apostoli è documentata solitamente in edifici di culto sorti abbastanza precocemente, è anche vero però che nelle città la sovrapposizione di chiese su templi pagani si attesta a partire dal VI secolo. Una fondazione successiva al VI secolo è anche più vicina all'attestazione del documento dell'VIII secolo e potrebbe rientrare nella politica di Montecassino di esaugurare i templi pagani che ha origine nella trasformazione, da parte dello stesso San Benedetto, del tempio di Apollo in oratorio dedicato a San Martino nell'acropoli romana e come ricorda Gregorio Magno nella trasformazione di un'ara pagana nella chiesa di San Giovanni (Vedi Falla Castelfranchi, op.cit.1990 pag.207). Le menzioni successive delle chiese risalgono al 868 quando, nel “Memoratorium di Bertario (Vedi Memoratorium abbatis Bertharii, VII, 55, ed. A cura di A.Bloch, “Montecassino in the Middle Ages”, Roma, 1986, II, pp. 912-915), sono elencate tra le proprietà di pertinenza di San Liberatore e poi nel 885 d.C. nella cronaca di Montecassino (W.Wattembach, in M.G.H.,Scriptores, VII, Hannoverae 1976, pp. 612-615): tutte le fonti riportano l'ubicazione della chiesa: “....in civitate Teatina veteri....”, ribadendo la posizione nella parte antica della città, contrapposta a quella di nuovo sviluppo che avrà il suo caposaldo cristiano nella chiesa di Santa Tecla. Nonostante i restauri nel pieno Medioevo e in Età Moderna, che hanno modificato l'aspetto ma non la planimetria dei due edifici, bisogna ritenere che essi avessero un ruolo di primaria importanza nella vita cittadina. Durante i lavori di sistemazione promossi da Scenna nel 1932, viene tolto l'intonaco barocco all'interno della chiesa, mettendo in luce che i muri erano “....orribilmente sforacchiati da nicchie e porte, più volte aperte e richiuse; e queste sforacchiature spesso passavano da parte a parte i muri Ovest e sud mentre ciò non avveniva nel muro Nord....”.Inoltre, viene messa in luce una botola nella chiesa di San Paolo che viene svuotata delle ossa umane che vi erano all'interno. In seguito ai lavori la scala esterna di San Paolo rimane sospesa nel vuoto, così si decide di abbatterla e “...demolita che fu, si vide che essa turava un grande squarcio rettangolare, una specie di finestrone, aperto nel muro ovest della cripta grande, tra la soglia del portale seicentesco e l'antica porta occidentale della cripta stessa...” (Vedi Scenna, op. Cit. 1937, pp. 142 – 145)”.

In realtà, sotto pressoché ogni antica chiesa della città di Chieti c'è la presenza dei resti di un tempio pagano, o di una chiesa paleocristiana. Antiche storie cittadine che si narrano dalla notte dei tempi, parlano di famiglie teatine da generazioni che per secoli hanno portato avanti di nascosto la tradizione di antichi culti della città in onore del “Genius Loci” (la divinità protettrice del luogo) quasi fino ai giorni nostri, spesso cammuffati sotto un paravento cristiano. Ovviamente, di questi culti antichi, non si ha ufficialmente la certezza, ma come si dice “Vox Populi, Vox Dei”. La “Chieti Sotterranea” rimane ancora uno scrigno di tesori e misteri da scoprire.

Cristiano Vignali – Agenzia Stampa Italia

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