(ASI) La notte in cui Mandela muore in Sudafrica, Massimo Pietro Cruz è uno dei centoventi milioni di europei caduti in povertà. Dopo un passato come autore di musical e varietà televisivi ha perso tutto.
Ora è solo, in un casale nel bosco, con l'unica compagnia di due cani lupo e una pecora, ad aspettare che, all'alba, il padrone di casa e l'ufficiale giudiziario arrivino a rendere esecutivo lo sfratto. Improvvisamente, sente un rumore al piano di sotto. Scende le scale e trova un piccolo intruso. Sulle prime pensa a un ladruncolo. Ma chi è davvero quel ragazzino che dice di chiamarsi come lui e sogna di scrivere il romanzo di un bambino che incontra se stesso a sessant'anni per scoprire come sarà da grande? E quella del piccolo sosia non è che la prima delle imprevedibili visite che Massimo Pietro riceverà quella notte. Questa è la storia avvincentemente descritta da Diego Cugia di S.Orsola-per i tipi di Mondadori Editori.
L’ultima notte nel casolare dal quale il creativo Massimo Pietro Cruz (“Il mio romanzo... parla... Di un bambino che incontra se stesso a sessant’anni per scoprire come sarà da grande”) sta per essere sfrattato è solitaria, carica di emozioni (“Il cielo era un ombrello d’oro”) e... sorprendente! Improvvisamente nella casa si materializza un bambino (“Era vestito d’estate in pieno inverno”): è vispo, acuto, curioso. Come il Piccolo Principe pone domande e lancia affermazioni di grande efficacia. E inoltre, al protagonista ricorda tanto qualcuno di sua conoscenza...
“Mi ha risposto con un sussurro: Massimo Pietro. Ma ero io a chiamarmi così!”
Poi la casa si trasforma in una grande festa...
Nessuno può sfrattarci dalle stelle.
Lì siamo al sicuro.
Lì realizziamo i nostri sogni.
Lì incontriamo i nostri amori. Gli affetti familiari. Mamma e papà.
Lì riviviamo la nostra infanzia e non tradiamo il nostro essere più vero.
È uno stimolo a trasferire le stelle dal firmamento alla vita di tutti i giorni. “Tieni il tuo cuore aperto, sempre, anche se fa male, perché sei parte del disperato splendore della vita.”

Francesco Rosati di Monteprandone - Agenzia Stampa Italia

 

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