Abruzzo: il Castello Piccolomini di Balsorano (Aq) può diventare un esempio da seguire per la promozione storico – turistica del territorio.

(ASI) – L'Aquila – A Balsorano, paese della Provincia di L'Aquila che segna il confine dell'Abruzzo con il Lazio, sito ai piedi dei Monti Ernici, a pochi km da Avezzano (35) e da Sora (12) da cui deriva il suo nome che in antichità era quello di “Vallis Soranae”, c'è un esempio di monumento storico che può decollare se validamente promosso e valorizzato turisticamente, trattasi del Castello Piccolomini.

Questa storica struttura perfettamente conservata e agibile, è attualmente gestita da alcuni imprenditori locali che lo hanno recentemente preso in gestione, trasformandolo in un ristorante che presto sarà anche albergo, in cui insieme alla visita degli ambienti storici, si possono gustare le specialità culinarie abruzzesi, passando magari anche qualche momento di tranquillità in un ambiente suggestivo, in cui sembra di fare un tuffo nel passato mondo feudale. Struttura utilizzabile anche per dei convegni e degli eventi.

Il castello è una maestosa fortificazione medievale con elementi architettonici rinascimentali, sito nella subregione della Marsica su un colle boscoso dominante la riva sinistra del fiume Liri e la Valle di Roveto nella frazione denominata “Balsorano Castello”.

La storia del forte è legata a quella del borgo antico di Balsorano la cui esistenza è documentata dall'Alto Medioevo e precisamente dal 742 a.c. .

Come la maggior parte dei castelli abruzzesi, anche quello di Balsorano è stato ricostruito su una fortificazione pre – esistente per opera del barone Antonio Piccolomini, nipote del Pontefice Pio II.

La dinastia dei Piccolomini, succeduta all'inizio del XV ai Conti d'Albe che erano signori di Balsorano dal XIII secolo, mantenne il controllo sul castello e sui centri urbani limitrofi sino all'inizio del Settecento, allorché la discendenza diretta della famiglia si estinse.

Ma, fino al 1806, anno della fine del feudalesimo, il signore del castello continuò ad essere un signore feudale. L'ultimo barone fu Tiberio Piccolomini Testa, della famiglia dei Testa, ma imparentato con i Piccolomini.

Nel 1809 Balsorano, non più feudo, fu elevato a Comune e da quel momento iniziò il lento declino della nobiltà e il castello passò di famiglia in famiglia, conservando pressoché intatto, fra un restauro e l'altro, sempre il suo aspetto originario.

Tra i successivi proprietari possono ad esempio essere annoverati: il francese Carlo Lefebvre (fondatore dell'industria meccanica nella Valle del Liri e delle cartiere del Fibreno), il marchese di Casafuerte, lo spagnolo don Pedro Alvarez de Toledo (che ne mantenne il controllo fino al 1929) e la famiglia Fiastri – Zannelli.

Il forte, in antichità con preminenti funzioni militari, ha una struttura pentagonale con quattro torri circolari. Internamente c'è un cortile a “L”, con un pozzo al centro ed eleganti elementi architettonici decorativi.

Il devastante terremoto della Marsica del 1915 lo danneggiò e negli anni Trenta del secolo scorso fu restaurato fedelmente.

Per i suoi suggestivi ambienti perfettamente conservati, siti nella suggestiva cornice del Parco Nazionale e delle montagne abruzzesi che sembrano riportarci indietro nei secoli, il Castello Piccolomini di Balsorano è stato anche un set cinematografico di film di ogni genere e tipo: ad esempio, si può ricordare, tra le tante pellicole girate nel forte, “Il Comune senso del pudore” di Alberto Sordi, oppure il primo film a luci rosse di Moana Pozzi.

Cristiano Vignali – Agenzia Stampa Italia

 

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