(ASI)   ASI ha intervistato Danilo Serra,  saggista che annuncia l’imminente pubblicazione del suo ultimo libro “La banalità che uccide”.

 

 

 

 

1) Parlaci di te. Da cosa nasce questa ispirazione del tutto italiana per la cultura e la letteratura?

-L'ispirazione nasce soprattutto dall'osservazione. Guardo il mondo e contemplo, lasciandomi provocare da ciò che mi circonda. Sono un amante della provocazione e nei miei scritti mi piace provocare proprio perché sono a mia volta provocato dalla natura e da ciò che mi sta intorno.

2) Hai scritto cinque libri, uno è prossimo all'uscita, un altro è in cantiere. Parlaci dei tuoi libri già pubblicati.

-Questi miei libri hanno anzitutto un interesse particolare: fare emergere il valore della comunicazione in un tempo dominato dalla fretta, dalla confusione e dalla mancanza di stimoli. A tal proposito, nei miei testi ho cercato di centrare l'accento sull'etimologia del termine “comunicazione”. Esso è un termine interessante che custodisce in sé quell'originale “cum munus”, "cum moenia" che significa “scambio di doni, di cibo, di protezione”. Se allora riflettiamo un po' sull'etimologia dei termini, possiamo davvero comprendere quanto le parole abbiano un'anima, una forza, una carne attiva e pulsante. Oggi purtroppo viviamo, per dirla con Bauman, all'interno di una “società liquida” dove i valori sono “liquidi”, frantumanti. Dove c'è società liquida, non c'è comunicazione, non ci può essere “scambio di doni, di cibo, di protezione”, non ci può essere ciò che lo stesso Bauman chiamava umanità.

3) La ricerca della conoscenza attraverso l'etimo significa ritornare alle origini in un'epoca in cui vige il mondo dell'apparire. È una ricerca controcorrente in un mondo che è visto all'esterno e si muove ruotando intorno alle cose e non nel cuore delle cose per una visione materialistica della vita.

-È proprio questo ciò che cerco di fare e scrivere: entrare nel cuore delle cose, fare capire che le cose hanno un cuore, hanno un'anima. In un'epoca in cui si cerca continuamente il progresso, io preferisco affidarmi al regresso. Questo significa “ritornare-indietro”, a quell'origine, a quell'etimologia. È un processo che può essere concepito come desueto, non moderno, non attuale. Ma sono convinto che solo un salto all'indietro può renderci umani e farci riconquistare quell'umanità decaduta. Solo nell'etimo possiamo comprendere quella che Agostino chiamava “verità”. Egli scriveva: “in interiore homine habitat veritas”, nell'interiorità dell'uomo abita la verità, dove mi piace tradurre la parola “verità” con origine delle cose e, in primo luogo, origine delle parole e della comunicazione.

 

4) È chiaro che c'è un contrasto con il mondo moderno, poiché “rivoluzione” proviene da “revolvere”, cioè ritornare all'origine. Così come il salmone vuole ritornare all'origine, anche noi dobbiamo ritornare all'origine per conoscere.

-Questo termine “rivoluzione” è davvero molto interessante. Mi fai venire in mente un libro di Tiziano Terzani, un grande giornalista toscano. Egli sosteneva che nella vita non servono le grandi rivolte, ma l'unica rivoluzione che conta è proprio quella che abita dentro noi stessi, è la rivoluzione interiore. Lui faceva riferimento ad una cultura orientale, ad Osho in particolare modo.

Il termine “rivoluzione” fa riferimento a quella “ri-voluzione”, a quel “ri-volgere”, a quell'atto esistenziale che consiste nel volgere lo sguardo verso noi stessi. Insomma, ritorna sempre l'eco di Agostino: “in interiore homine habitat veritas”.

 

5) Questo discorso è anche recepito dalla cultura musulmana: la grande guerra santa è dentro di noi, la piccola guerra santa è fuori di noi. “Nosce te ipsum”, avrebbero detto i latini. Oggi, in un mondo materialista, la filosofia può far cambiare la mentalità ad un mondo che è sempre più sfuggente e non pensante?

-Il mondo materialista è quello che è perché, credo, si è persa quella voglia di conoscere e quella volontà di sapere, ciò che Aristotele chiamava, nel libro alfa della Metafisica, meraviglia. Tutto nasce dalla meraviglia, dalla passione. Pensiamo ai bambini: ancora adesso i bambini hanno e posseggono – menomale! – quel germe della meraviglia e ti domandano in continuazione “perchè?”. La meraviglia nasce dall'attivazione del “perché?”. L'epoca materialista ha cancellato la visione della meraviglia, facendoci dimenticare le nostre origini. Un filosofo, un saggista, un intellettuale, oggi più che mai, ha vita dura proprio perché il suo non è un tentativo di abbracciare il mondo contemporaneo ed essere di conseguenza schiavo del progresso, ma il suo obiettivo è paradossalmente quello di essere schiavo del regresso. Questo è difficile da comprendere e da accettare, specie in un'epoca come la nostra.

 

6) Il regresso per un vero progresso intellettuale, spirituale. In questa epoca del materialismo più assoluto e del consumismo sfrenato, cosa ispira un giovane ragazzo ad approcciarsi con il sapere

-Mi piace essere bambino: ecco il segreto! Ciò che mi spinge è la ricerca delle cose, questa meraviglia. Quando osservo qualcosa cerco di capire il perché delle cose. Ricordo, per esempio, quando pochi anni fa leggevo Einstein. Avevo tra le mani la sua teoria della relatività generale e in un primo momento non ne ho capito nulla. Cercavo comunque di andare a fondo, tentando di andare nel cuore delle cose, della formula, della legge. E mi sono appassionato.

La passione nasce dalla meraviglia. Questa meraviglia è proprio l'origine della filosofia, della sapienza, di quella “sofia” invocata da Aristotele. È la meraviglia che mi stimola e che mi fa andare avanti, facendomi lottare umilmente contro questa società materialista. Nel nome del regresso per un progresso, come tu ben dicevi, spirituale.

 

7) È in uscita un libro e ne hai un altro in cantiere che rivaluta un personaggio che, forse, ha creato degli equivoci e non è stato visto nella sua giusta maniera. Parlaci di questi ultimi lavori.

-È in uscita con Edizioni Epsil un libro che si chiama “La banalità che uccide”. Il titolo è molto evocativo e provocatorio. Non è un libro di denuncia, ma è un testo che vuole fare riflettere e provocare perché chi lo ha scritto ama provocare. “La banalità che uccide” è proprio questo tentativo di provocare, di fare riflettere e di fare vedere le cose da un altro punto di vista.

Per quanto riguarda il nuovo lavoro, quest'ultimo è molto delicato. È un libro che ha come protagonista un personaggio biblico: Giuda. Noi conosciamo Giuda Iscariota come un personaggio da condannare, meschino e traditore. Ma chi fu veramente Giuda? Io sto lavorando ad un manoscritto che fu ritrovato in Egitto nel 1978. In quel manoscritto, che poi assunse la fortunata nomea de “Il quinto Vangelo o Vangelo secondo Giuda”, si coglie una rivalutazione della figura di Giuda che avrebbe sì tradito Gesù Cristo, ma per salvarlo, allontanandolo finalmente dalla materia e dalla carne concepite negativamente. Giuda tradisce per salvare: su questo rumoroso pensiero si concentrano tutte le mie attuali forze e il mio lavoro.

 

8) Giuda che era il più colto, il più vicino a Gesù, quello che è stato sacrificato.

-Ed è infatti in quel manoscritto che Giuda viene letto e riconosciuto come il discepolo più colto, quello con il quale Cristo si è veramente confidato. Tra tutti i discepoli, Gesù ha voluto parlare con Giuda. Solo lui conosce la verità perché Cristo ha parlato solo con lui e non con gli altri discepoli. Giuda è il segretario di Cristo, conosce la Verità. Così, perlomeno, recita quel manoscritto.

 

Avete conosciuto il dottor Danilo Serra, un saggista ma non solo, un filosofo che applica quello che pensa nella vita, in un mondo in cui l'apparenza vige. Ma esiste sempre un qualcosa di bello che nasce in noi: la saggezza. Comunicare vuol dire anche trasferire le proprie conoscenze agli altri, donarle perché si possa crescere.

Redazione Agenzia Stampa Italia

 

 

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