(ASI) Orvieto. Una splendida testa in terracotta che raffigura Voltumna, divinità suprema del pantheon etrusco, è riemersa a Orvieto, nell’area del Fanum Voltumnae, il mitico e grande santuario federale dell’antico popolo, risalente al VI secolo avanti Cristo.

 

La statua  è venuta alla luce insieme a un tempio di grandi dimensioni e ai resti di una strada sacra.

È la direttrice degli scavi, l’archeologa Simonetta Stopponi dell’Università di Perugia, a diffondere la clamorosa notizia che consacra in modo definitivo il sito di Orvieto come il più importante patrimonio archeologico degli Etruschi.

La bellissima testa maschile in terracotta, in origine policroma, a grandezza naturale e su base dello stesso materiale, svela il volto del dio a cui si attribuiva il dono di trasformarsi in tutte le forme nelle quali volesse incarnarsi. Il suo nome deriva dalla stessa radice indoeuropea del verbo latino vertere (girare, cambiare; sanscrito: vártate) con le sue varie derivazioni in italiano: divertimento, perversione, verso etc.

 

“La testa è molto bella e ben conservata – spiega la professoressa Stopponi – Un ritrovamento importante così come quello del tempio, che misura 12 metri per 18. Finora non sono state rintracciate iscrizioni. Ma stiamo ancora scavando e contiamo di trovare presto altro eccellente materiale. Sarà invece problematico far riaffiorare l’intera strada sacra. Sul percorso si trova infatti una villa privata la cui costruzione ha certo compromesso l’integrità della zona”.

 

La notizia dell’importante ritrovamento arriva alla vigilia della conferenza in programma il 21 novembre a Carmignano (Prato) nell’ambito del ciclo sui “Grandi santuari del mondo antico” organizzato dal Museo etrusco di Artimino.

 

L’area di Campo della Fiera è stata sede di mercati dall’epoca romana fino al 1348, l’anno della morte nera

 

Il Fanum Voltumnae si trova in località Campo della Fiera, l’area pianeggiante a ovest della rupe di tufo su cui sorge Orvieto. La zona porta il nome della destinazione che ha avuto per secoli. È stata sede di fiere e mercati periodici dall’epoca romana fino al 1348, quando una micidiale epidemia di peste nera spopolò città e campagne. Nel 1876 i primi scavi archeologici restituirono resti di strutture murarie in tufo, e furono recuperate pregevoli terrecotte architettoniche oggi al Pergamon Museum di Berlino.

 

Negli anni Duemila le indagini sono riprese, anche sulla spinta di studi più recenti secondo i quali il mitico Fanum Voltumnae, massimo santuario del popolo etrusco, doveva trovarsi proprio a Campo della Fiera.

 

Inutilmente cercato fin dal Quattrocento, il Fanum era il luogo delle riunioni annuali dei rappresentanti della lega delle dodici città etrusche. Lo storico romano Tito Livio ricorda che nell’occasione, alle cerimonie religiose si accompagnavano fiere, mercati, spettacoli teatrali e giochi solenni. Quindi doveva trattarsi di un’area molto vasta, capace di ospitare tutte le delegazioni e accogliere così tante manifestazioni diverse.

 

Le ultime scoperte nell’area archeologica non si limitano tuttavia al periodo etrusco. In queste settimane, annuncia la professoressa Stopponi, sono state scoperte le vestigia di un enorme edificio lungo circa 30 metri: probabilmente il refettorio, con relativo chiostro, della chiesa medievale di San Pietro in Vetere.

 

Gli scavi in Campo della Fiera sono a cura dell’Università di Perugia su concessione ministeriale e vengono finanziati dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto.

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