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Trentadue anni fa scompariva Bob Marley. Morte naturale o un subdolo assassinio?
(ASI) L'undici maggio del 1981 moriva a soli 36 anni Robert Nesta Marley, conosciuto ai posteri più semplicemente come Bob Marley.

 

Icona musicale degli anni '70, la figura di Marley, oltre ad essere tra le più importanti della musica reggae, è il simbolo indiscusso della cultura e della religione rastafariana. Una 'profeta' che, attraverso opere intrise di poetiche rivolte alla fratellanza e alla pace, si è trasformato nel tempo in una vera e propria guida spirituale per il suo popolo.

Nato a Nine Mile il 6 febbraio 1945, Bob Marley si trasferisce con la madre all'età di dodici anni a Trenchtown, sobborgo di Kingston, abitato prevalentemente da poveri e da giovani aderenti alla cultura dei Rude Boy. Ed è nella povera periferia caraibica che il giovane cantante impara a conoscere le mille difficoltà della vita.

Una vita, quella del giovane Bob nel ghetto, che si caratterizza sin da subito in episodi di discriminazione razziale a causa delle sue origini miste: sua madre era giamaicana mentre il padre di origini britanniche. In questo duro ambiente il cantautore, dopo aver abbracciato la religione Rastafari, comincia la sua opera di denuncia contro il sistema omologante dell'Occidente, degno discendente del periodo coloniale che vide deportati milioni di africani nel Nuovo Mondo. Fondendo nelle sue musiche miscele di messaggi a carattere fortemente religioso, il cantante giamaicano si pone così in netto contrasto con 'Babilonia', raffigurazione in chiave biblica degli schemi dettati dal potere e dal'imperialismo bianco. Le sue poetiche, infatti, sono pregne di contenuti a favore dell’emancipazione degli oppressi e dell'accettazione del particolare per la creazione di una reale identità culturale delle minoranze schiacciate dalla dominazione imposta dal 'mondo bianco'.

Gli argomenti diffusi da Marley si pongono così come un'alternativa (più o meno condivisibile) ai sistemi di realtà con cui l'imperialismo ha ordinato ed imposto il suo dominio. Notevole fu infatti il suo impegno politico a favore dell'unificazione di tutti i popoli di colore al fine di ottenere uguaglianza ed equità nei diritti.

Ma è possibile pensare che, a causa del suo attivismo e delle tematiche da lui affrontate, l'artista si sia con il tempo inimicato l'entourage politica reggente, cioè quella tipica del dominio occidentale? E' possibile che la sua prematura scomparsa non sia da attribuirsi solamente a cause naturali ma bensì ad un vero e proprio omicidio?

La risposta potrebbe essere affermativa in relazione ad alcune chiavi di lettura: per primo, il duro contesto politico dell'isola caraibica e, soprattutto, gli equilibri bipolari che caratterizzavano i tempi della Guerra Fredda e della Rivoluzione cubana. Per secondo, non meno scontato, le numerosi tesi che credono non essere un fatto casuale l'alta incidenza di tumori tra i leader sudamericani.

Punti, forse, troppo discordanti ed ampi per poter avere un riscontro reale se non si considerano invece le numerosi fonti che raccontano la morte di Bob Marley come voluta e provocata a causa della sua funzione unificante durante il periodo 'freddo'.

Marley morì a Miami a causa di un melanoma che dal piede si diffuse nel giro di pochi anni su tutto il corpo. La grave malattia fu casualmente scoperta dopo un infortunio accaduto durante una partita di calcio; il cantante si rifiutò sempre di ricevere cure motivando la sua scelta dietro cause religiose.

In Internet, ma da anni in generale, gira voce secondo cui il cancro di Marley fu volontariamente inoculato. Nel dettaglio, viene ritenuto che l'artista giamaicano sia stato letteralmente ucciso per mano dei servizi segreti statunitensi.

Di fatto egli, oltre ad essere un innovatore in campo musicale, si impegno per tentare di risolvere attivamente i contrasti all'interno della sua nazione. A metà degli anni 70, la Giamaica era divisa politicamente in due grandi partiti: il PNP a stampo prevalentemente socialista ed il JLP di carattere, invece, più vicino al capitalismo e alle politiche Usa.

Vista la sua popolarità nell'isola, Marley promosse il concerto 'Smile Jamaica', un evento a ridosso delle elezioni in cui i leader dei due partiti si sarebbero visti per la prima volta sul medesimo palco in cui si esibì lo stesso cantante. Bob era solito organizzare concerti gratuiti per il popolo giamaicano, e la sua influenza politica e civile avrebbe potuto in effetti condizionare le sorti politiche dell'isola; da qui le paure statunitensi circa un possibile avvicinamento della Giamaica al blocco sovietico ed, in particolare, l'eventualità di creare una situazione simile a quella già vista a Cuba.

Per molti teorici della cospirazione, ad avvalorare questa tesi fu proprio quello che accadde a ridosso del concerto. Starebbe qui il punto focale della storia. Secondo numerose ricostruzioni, infatti, prima dell'evento, il cantate andò, come era sua abitudine in ritiro sul Blue Mountain, in compagnia di Lee Lew-Lee, famoso per il documentario All Power to the People .

In questo frangente, seguendo le tante testimonianze circolanti, si ritiene che Carl Colby, figlio dell’ex direttore della CIA, William Colby, regalò a Marley un paio di scarpette da calcio in qualità di fotografo venuto per il concerto. Provandole, il musicista si ferì con un pezzetto di filo di rame posto all'interno della calzatura sull'alluce dal quale, poi, si propagò la malattia. E' questo il fatto che accende le tante ipotesi secondo cui fu proprio quel filo metallico a inoculare e diffondere il cancro nel cantante.

Ad avvalorare ulteriormente la tesi dell'omicidio, vi è l'attentato che il musicista subì il 3 dicembre del '76, quando nel suo appartamento entrarono uomini armati che aprirono il fuoco all'impazzata verso i presenti. Marley riuscì miracolosamente a sopravvivere mentre furono gravemente feriti la moglie, Rita Marley, il suo manager, Don Taylor, e l'amico Lewis Griffiths.

Non solo Bob Marley: si può dire che sono tanti gli esponenti del mondo raggae che hanno incontrato una morte violenta. In effetti sono troppi gli artisti che, più in generale, sono stati 'puniti' per i loro messaggi poco funzionali al sistema imposto. Senza andare troppo lontano, anche in Italia sono presenti casi "analoghi"; basta pensare solamente al caso di Pier Paolo Pasolini o, per esempio, alla prematura e misteriosa morte del cantante Rino Gaetano.

 

Avonaco - Agenzia Stampa Italia

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