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(ASI) Nello spazio Alitalia, in piazza Euclide, zona Parioli che la compagnia aerea ha creato per il Festival del cinema di Roma, arriva a presentare il suo libro di foto Monica Bellucci.

Tutta di nero, con un completo e con una camicetta di pizzo un po’ scollata Monica parla a 360 gradi alla stampa intervenuta. Inizia dicendo che questo libro (edito da Rizzoli, prezzo 50 euro) è stata un’ idea dei suoi agenti e che lei ha deciso di fare per due motivi: per devolvere l’intero ricavato all’associazione LAGOP, in favore dei bambini malati di cancro e per raccontarsi. Comprando questo libro “si fa del bene”, ma per lei il libro “è un addio alla giovinezza” anche se “mi sento pronta a invecchiare”. Riferisce che dopo la nascita della figlia Leonì questo “è un periodo bellissimo e non avrei mai creduto di vivere a quarant’anni la parte più bella della mia vita”. Questo libro è dunque una sorta di diario della bellissima attrice umbra che mostrandosi, risponde a chi aveva detto che il parto l’aveva rovinata. Monica è in gran forma e sa che a volte una foto ritoccata per imbruttire vende bene e se un tempo però ciò l’avrebbe fatta star male adesso invece “ne prendo le distanze”, riconoscendo che gli anni alla fine portano a qualcosa e che “bisogna saper giocare con la propria immagine”. Con la sua ironia e la sua simpatia risponde a tutte le domande che riguardano la sua vita professionale di modella e attrice, ma ciò nonostante fa trasparire il suo pensiero “faccio quello che mi piace prendere o lasciare” e per questo talvolta si permette di dire no. La Bellucci non solo è diva, ma ha le sue idee sul mondo della moda “un mondo non facile che ha risucchiato tante ragazze” e sulla politica “come molti italiani sono confusa e gli altri paesi fanno difficoltà a capirci. Purtroppo la situazione è quella di sei mesi fa e a che scopo? Parliamo d’altro”. Nonostante sia amata dalla Francia e ricambi il suo amore esaltando il suo cinema “In Francia si fanno 250 film l’anno in Italia 18”, riconosce di essere un patrimonio dell’internazionalità anche se “questa è una cosa buona e no, perché c’è un’immagine troppo forte che va aldilà di quello che faccio”, ma afferma chiaramente “sono italiana”. Da ciò è arrivata anche la domanda sulle escort e con molta saggezza risponde che c’è sempre stata l’attrazione da parte delle giovani donne con gli uomini di potere e afferma che alcune minori sono già donne, anche lei infatti ha affermato “non sono mai stata una minore, a diciassette anni ero già donna”. Comunque trattare le donne come escort “offende le donne”. In questa lunga chiacchierata non si poteva parlare della Monica mamma e confessa che “il mio unico credo è l’amore e se le mie figlie mi rispetteranno devono sapere che ho per loro tanto amore” anche se sa che il rapporto madre-figlia non è facile e che non ci si dice tutto, a volte per amore e così pure lei fa così con sua madre. Del marito parla solamente a proposito del libro e che ha approvato l’idea del libro e che aveva anzi tempo suggerito di fare qualcosa che potesse esprimere la bellezza non solo quella esteriore, ma anche quella interiore, con cui ci si nasce, ma bisogna educarsi. Il libro è dunque la testimonianza del contrasto tra “creatività e abbandono”, che ha sempre contraddistinto la sua vita. Una vita che lei stessa definisce “fortunata” e che in questo libro è ben rappresentata perché dietro lo scatto di ognuno dei grandi fotografi, con cui ha stretto un rapporto speciale, si “nasconde un preciso momento della mia vita”. Troviamo dunque una Monica per tutte le stagioni da quando aveva tredici anni e iniziava in Umbria la sua carriera, a quella che ormai è un’artista completa di livello internazionale e che esprime la sua solidarietà ai lavoratori dello spettacolo e al mondo della cultura. Per noi umbri Monica deve essere un vero motivo di orgoglio, dato che non si dimentica delle sue origini e che ha ricordato più volte nell’intervista, e dobbiamo sperare che il suo sogno si avveri e cioè “che tutto rimanga così com’è”.



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