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Cinema

Film da Vedere. "L’ora più buia" di Joe Wright

(ASI) Un carismatico leader di fronte al dilemma di una nazione. “L’Ora più buia” narra del primo mese del governo di Winston Churchill; divenuto Primo Ministro inglese per necessità più che per scelta. La necessità dettata da una politica ferma e decisa contro la Germania nazista di Hitler, che ha ormai assediato la Francia ed è vicino al domino assoluto dell’Europa Occidentale.

Di Alessandro Antoniacci 3 Settembre 2018 – 08:40 3 min di lettura

La minaccia di un’invasione tedesca per il Regno Unito diviene sempre più tangibile. Il popolo inglese attraversa quindi la sua "ora più buia" e al Primo Ministro Winston Churchill toccherà la decisione più difficile. Che fare? Negoziare con la Germania nazista o combattere fino alla fine? Churchill riuscirà a mobilitare la politica incerta della nazione grazie anche ad un aiuto del tutto inaspettato.
È curioso che nell’anno di "Dunkirk", l’opera del regista Joe Wright contenga diversi riferimenti alla battaglia di Dunkerque, conosciuta come “Operazione Dynamo” che fu appunto indetta dal Ministro Churchill. Ma mentre nell’opera di Nolan viene descritta l’azione e la vicenda dal punto di vista militare, Wright ha saputo svelare i retroscena di quegli eventi soffermandosi sul panorama politico che faceva da sfondo.
Protagonista assoluto del film è il Primo Ministro inglese Churchill. ”L’ora più buia” non ha lo scopo di esaltare il personaggio, bensì il suo spiccato lato umano, che lo porta a battagliare contro il suo stesso partito, contro l’avanzata nazista, e soprattutto ad intraprendere un profondo conflitto interiore. Ed è proprio in questa rappresentazione umana che il leader della nazione mostra le sue debolezze più evidenti. Emblematico è il momento del suo primo discorso alla radio, una luce rossa si accende e riempie completamente l’inquadratura, angoscia e paura traspaiono dal volto del protagonista; deve mentire alla nazione per un fine superiore, ma la sua sensibilità ed i suoi principi non lo lasciano indifferente a ciò, generando in lui una profonda sofferenza.
L a sua umanità traspare anche nella conversazione al telefono con Roosevelt, nella quale il Primo Ministro britannico implora aiuto al suo fidato amico.
Winston Churchill è interpretato nella pellicola dal grande Gary Oldman, premio Oscar come migliore attore protagonista in virtù della sensazionale trasformazione compiuta per incarnare al meglio il personaggio. L’attore ha lavorato incessantemente sulla presenza fisica del leader inglese, col suo incedere molle e scattoso, con fare impacciato e curvo su sé stesso. Inoltre Gary Oldman fa uno spettacolare lavoro sulla mimica facciale e sul “parlare” del personaggio. Lo sguardo di Churchill nel film risulta spesso perso, frequentemente dai suoi occhi traspare la malinconia e la tristezza di un leader con grandi responsabilità, ma pervaso da una sensazione di impotenza. Balbetta e ansima frequentemente, lasciando trapelare incertezza e una malinconia quando nessuno sembra apprezzarne operato o voler collaborare con lui alla salvezza della nazione.
In conclusione, nell’opera di Wright ci viene mostrato il profilo personale di Winston Churchill, ancor prima di quello politico. Un uomo che di fronte alle atrocità della Seconda Guerra Mondiale, ha saputo trovare forza anche dalle donne della sua vita; in particolare dalla moglie e della sua stenografa, brillantemente caratterizzate in questo film.
Un leader che ha trovato il coraggio di fare la sua rivoluzione, grazie al conforto non tanto dei suoi compagni di partito, quanto delle persone comuni, le uniche che hanno saputo riconoscere la grandezza e al tempo stesso la semplicità di Winston Churchill.

Alessandro Antoniacci –Agenzia Stampa Italia

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