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(ASI) A mio giudizio è il film dell’anno. Era difficile non rendere banale la vicenda, ma Fincher c’è riuscito pienamente e Eisemberg ha interpretato alla perfezione l’uomo dell’anno Mark Zuckerberg. Tuttavia ha perso lo scontro diretto con Il discorso del re e delle 8 Nomination ne ha portate via solo 3: miglior montaggio, colonna sonora e sceneggiatura non originale. Tutto parte da una ragazza. Dopo essere stato lasciato, uno sbronzo Mark Zuckerberg, studente di Harward, decise di vendicarsi mettendo sul suo blog che la ex era una “troia”, dopo di che creò in poche ore una specie di network chiamato face smash, nel quale si doveva confrontare la “ficaggine” delle studentesse di Harward. Il risultato? 22000 contatti in 2 ore e la cosa si fermò perché la linea di Harward saltò. Questo ragazzetto, complessato, anonimo e insicuro era riuscito a mettere seriamente in difficoltà la linea del più prestigioso ateneo del mondo, catturandosi gli occhi della ribalta. Non fu praticamente punito, ma anzi fu contattato dai gemelli Wilkemoss, figli di una potente famiglia e campioni a livello olimpico di canottaggio, a costruire un network esclusivo per gli studenti dell’università (Harward connectiu), per far sì che i ragazzi potessero scambiarsi informazioni. Ma Zuckerberg non voleva avere a che fare con loro che gli avevano promesso la “riabilitazione della sua immagine” e decise di affidarsi al suo amico Eduardo Savery, studente di economia e pattuendo con lui il 30% del successo. Zuckerman capì che doveva puntare tutto su foto, profilo e informazioni, facendo leva sul desiderio di popolarità che ognuno di noi ha, fornendo uno strumento che potesse permettere di ritrovare una ragazza conosciuta a una festa. Nacque “The face book” che poi diverrà Facebook, grazie all’intervento del fondatore di Nupstairs Sean Parker e che trasformerà il ragazzino sfigato nel più giovane milionario del mondo, che si distingue nel film sia per l’indiscutibile genialità, ma anche per la fragilità e l’insicurezza di un giovane ventunenne, che agiva sulla spinta di gelosie e per non tornare a essere un anonimo qualunque. Ma così facendo andrà incontro sia a una causa contro i gemelli Wilkemoss, per appropriamento di proprietà intellettuale, sia contro l’ex migliore amico che dopo essere stato estromesso attraverso un abile gioco finanziario dalla qualifica di co-fondatore di Facebook e di socio del 30% tornerà con una causa per prendergli tutto quanto. The social network (in sala dal 12 novembre) è di sicuro la miglior rappresentazione che si potesse fare di questa vicenda socio-economico che è partita come una ragazzata, divenendo un fenomeno mondiale e il regista David Fincher, ha pienamente rispettato i propositi che si era prefissato. Bisogna dare atto che la meticolosità al dettaglio del regista (come ha risposto a una nostra domanda l’attore protagonista Jessie Eisemberg) ha permesso che si potesse arrivare a questo ottimo lavoro. Facebook è il fenomeno sociale più importante degli ultimi anni e sulla scia di questo successo si allinea anche il film, sia come detto per la regia e l’avvincente trama, ma anche per la performances di Eisemberg e di un inedito Justin Timberlake, che ha “dato vita al suo protagonista” (parole di Eisemberg) e che si è perfettamente calato nella veste di attore. E’ un film, dunque, che non si può non vedere e che si affaccia prepotentemente alle nomination per gli Oscar e che spiega sia il percorso che ha portato questo gioco a diventare un colosso economico, sia l’evoluzione esistenziale di coloro che hanno dato vita a questa nuova realtà.

 

Voto film: 8/9

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