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(ASI) Il mio pensiero è andato a questa regista, ma l'appello è rivolto a tutti quanti ne abbiano la possibilità. L'ho detto e ripetuto in varie conferenze sul tema, durante le giornate del Ricordo dell'Esodo Giuliano – Dalmata. Ho sempre pensato, che determinati film siano in grado di far rivivere e allo stesso tempo conoscere le gesta dei nostri Padri. Mi riferisco all'anniversario del 12 settembre 1919, l'Impresa di Fiume.

Lo stesso Marcello Veneziani, nella rubrica Cucù del giornale per cui scrive, ha espresso chiaramente il mio pensiero. Ecco cosa indicavano le sue parole del 30 agosto, in un pezzo dove i protagonisti erano i film proibiti: “Pensate che grandi film, che grandi storie si potrebbero ricavare ad esempio da personaggi come Italo Balbo o il Principe Borghese, Bombacci, Durand de la Penne o il Duca d'Aosta, l'impresa fiumana o Codreanu in Romania. E che grandi film si potrebbero trarre dalla vita di Ezra Pound e Céline, Junger e Malaparte, D'Annunzio, Evola e Marinetti”.

Parole sante direi. Inchiostro speso per una gran causa, dottor Veneziani. Senz'ombra di dubbio.

Ebbene, tornando al titolo del mio articolo, penso a Cinzia T.H. Torrini, amante delle ricostruzioni storiche (un po' sue, un po' reali, un po' mielose), come Elisa di Rivaombrosa, o la recentissima Certosa di Parma, tutte protagoniste della sua regia.

Ebbene, cara regista Torrini, o cari/e colleghi/e non sarebbe il caso di cimentarsi in uno splendido film che abbia come oggetto l'Impresa del Vate d'Annunzio a Fiume? Sarebbe così insensato?

Riflettiamo un attimo. Un'avventura come quella del Vate sarebbe all'estero celebrata in tutti i libri di storia come un trionfo e avrebbe avuto rievocazioni storiche e ovviamente pellicole cinematografiche. In Italia, purtroppo ciò non accade, per svariate motivazioni. Ciononostante, non è detto che non si possa rimediare al tempo perduto.

La trama non sarebbe certo scontata: partenza da Ronchi di Monfalcone, ora Ronchi dei Legionari. Arrivo a Fiume. Sfondamento dei posti di blocco, possesso della città. I protagonisti sarebbero delle figure uniche: dal Comandante d'Annunzio, fautore della “Città di vita” al libertario asso pilota e futurista sui generis Guido Keller von Kellerer; dal poeta Giovanni Comisso a Leone Kochnitzky; da Marinetti a Mussolini; da Alceste de Ambris a Giovanni Host -Venturi. Non si scadrà mai nella banalità, visti i risultati in campo legislativo come la Carta del Carnaro, monumento al lavoratore superante di gran lunga tutte le costituzioni odierne. Non ci si annoierebbe certo a vedere l'amore di Fiume per i suoi legionari e viceversa, e la Reggenza del Carnaro tornerebbe a splendere sin quando un tale Cagoia, anche nel grande schermo, non si metterà per traverso.

Dimenticavo, non si può non iniziare il film con un certo incipit:

«Mio caro compagno, il dado è tratto. Parto ora. Domattina prenderò Fiume con le armi. Il Dio d'Italia ci assista. Mi levo dal letto febbricitante. Ma non è possibile differire. Anche una volta lo spirito domerà la carne miserabile... Sostenete la Causa vigorosamente, durante il conflitto. Vi abbraccio». La classe non era acqua. E nemmeno le intenzioni.

Qualche spunto, si può fornire, alla regista Torrini o ai suoi colleghi, se ne avessero bisogno. Sarebbe tuttavia il caso di pensarci, e di regalare al grande pubblico le emozioni che merita. Non solo i tedeschi con La Caduta hanno rimediato parzialmente alla loro damnatio memoriae sul nazismo, ma hanno dimostrato di essere perfetti ricostruttori e grandi interpreti. E noi, siamo davvero da meno?

Visti i progressi della cinematografia dal 1919, e visto l'anno corrente, non lasciamo passare il centenario invano, ma pensiamoci prima.

 

Valentino Quintana per Agenzia Stampa Italia

 

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