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Cinema

Cinema. “Bella addormentata” risveglia Eluana Englaro.

Di Daniele Corvi 11 Settembre 2012 – 13:43 2 min di lettura

(ASI) “Eluana Englaro è la protagonista occulta del mio film”. Rivelazione forte, anzi fortissima, perché dietro quel nome c’è uno dei più forti scontri ideologici del nostro paese, che ha coinvolto Corte costituzionale, il Governo Berlusconi, il Presidente Napolitano, il Vaticano, oltre che l’intera collettività; a questo poi si aggiunge che a dire ciò è un certo Marco Bellocchio, che non la manda tanto per il sottile e che così si prende la scena del festival di Venezia.

Questo è un film che il regista emiliano ha fortemente voluto e che ha avuto difficoltà (persino lui) nel trovare i finanziamenti, ma che ha tantissimo da dire. Infatti, non è la “normale” vicenda della giovane donna, rimasta in coma vegetativo per 17 anni e che morì il 9 febbraio 2009, dopo la decisione di interrompere la nutrizione artificiale, ma a parola dello stesso autore sono “immagini, rimaste nel profondo, alcune legate alla fanciullezza, immagini che, a un occhio attento, possono ricordare altre immagini”. La vicenda della giovane scomparsa è uno scenario, dietro al quale si muovono tre vicende quella di un politico ex socialista, appartenente al governo Berlusconi, interpretato da Toni Servillo, appartenente al governo Berlusconi, che in aderenza al partito, che deve rinnegare la sua coscienza, mentre sua figlia (Alba Rihrwacher), attivista cattolica va a protestare davanti ai cancelli, dove si trova Eluana, ma che s’innamorerà di un ragazzo laico che la pensa in maniera opposta. Quindi scontro ideologico esistenziale ed ideologico-sentimentale, a cui si aggiunge la terza e forse più importante vicenda, che gioca da contrasto a quella di Eluna, dove una tossicodipendente (Maya Sansa), vuole solo morire, ma un medico (interpretato dal figlio di Bellocchio, Piergiorgio) si oppone a ciò. Tutto porta a un finale, senza posizione a un volo, forse liberatorio, dove lo stesso regista ha voluto contrapporsi all’inevitabilità della morte (ricorda un po’ quel dolce e utopistico finale di Buongiorno, notte, dove Aldo Moro fugge dal suo rapimento), allontanandosi da tutto, persino da quella battaglia, appoggiata dallo stesso regista, che Beppino Englaro ha portato avanti con forza e convinzione. A Venezia, dunque, sbarca Marco Bellocchio, ma non porta un film, ma un vortice di pensieri, immagini, che sono linfa per le nostre coscienze, che comunque non possono lasciare indifferenti. Uno sguardo, dunque, attento, profondo, sensibile e indagatore, insomma… lo sguardo di Marco Bellocchio.

Daniele Corvi Agenzia Stampa Italia

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