(ASI) «La Corte d'assise d'appello di Perugia» recita la sentenza letta dal presidente Hellmann, «in parziale riforma della sentenza pronunciata in data 4-5 dicembre 2009 dalla Corte di assise di primo grado di Perugia, nei confronti di Knox Amanda e Sollecito Raffaele: assolve entrambi gli imputati dai reati contestati ai capi A (omicidio, ndr), B (porto di coltello), C (violenza sessuale) e D (furto) per non aver commesso il fatto, e dal reato di cui al capo E (simulazione di reato) perché il fatto non sussiste;
ordina l'immediata liberazione di Knox Amanda e Sollecito Raffaele se non detenuti per altra causa». Inoltre, la Knox viene comunque condannata, per calunnia nei confronti di Patrick Lumumba, a tre anni di reclusione e al pagamento delle spese (circa 22mila euro), ma per aver trascorso 4 anni in carcere è stata rimessa immediatamente in libertà. Una condanna a 3 anni che, in qualche modo, a detta degli esperti, contraddice la sentenza di assoluzione di Amanda Knox. Condanna che, insieme ad altri rilievi ed anomalie importanti, rilevati dai PM Comodi e Mignini, molto probabilmente, formerà la serie di elementi su cui fondare il ricorso in cassazione per chiedere l'annullamento della sentenza di assoluzione della Knox e Sollecito. Quello che non solo dall'esterno appare strano è il motivo per cui Amanda, che era innocente, abbia dovuto depistare le indagini e mentire, accusando un innocente.
Perché l'americana Amanda abbia dapprima falsamente incolpato il giovane congolose dell'omicidio, e dopo l'arresto dell'innocente Patrick Lumumba, sapendo che ciò era ingiusto, lo ha fatto rimanere in carcere per diverso tempo? Come mai ha permesso che fosse additato come il mostro e l'assassino di Meredith? Fattore rilevante: è da ricordare che solo grazie alla abilità dell'avvocato difensore Carlo Pacelli e la testimonianza decisiva di un professore svizzero, l'africano è stato giustamente scarcerarto, ponendo fine ad una palese ingiustizia. Queste importanti zone d'ombra devono essere chiarite. Perciò è opportuno conoscere il pensiero dell'Avvocato difensore di Patrick Lumumba e il giudizio sull comportamento di Amanda Knox.
«Amanda, mentre scaricava i sospetti su Lumumba, ha dato dei particolari che solo lei conosceva perchè era nella stanza di via della Pergola durante l'omicidio»: l'avvocato Carlo Pacelli, legale del calunniato dalla ragazza americana Patrick Lumumba, non si è limitato a ripercorrere le «testimonianza calunniosa» che ha portato il suo assistito per un mese in carcere a essere ritenuto «il violentatore di via della Pergola», ma ha aggiunto particolari per attribuire il delitto di Meredith Kercher proprio ad Amanda Knox, in correità con Raffaele Sollecito e Rudy Guede. «Nell'interrogatorio - ha continuato - dove fece il nome di Lumumba, senza nessuna costrizione da parte della polizia, ma solo per allontanare da sé i sospetti, affermò che era nella casa di via della Pergola insieme a Patrick, che poi si era appartato con Meredith in camera. Poi disse di avere sentito delle urla lancinanti. Urla di cui gli investigatori non ne erano a conoscenza. Infatti, solo dopo testimonianze attendibili si venne a sapere del grido disperato riecheggiato dopo che la ragazza era stata sgozzata. Amanda sapeva di quel fatto perché era presente».
"La Knox cercò dopo l'omicidio di trasferirsi in Germania" - L'avvocato Carlo Pacelli, legale di Lumumba, tramite i tabulati delle intercettazioni ha anche messo in luce al processo come Amanda fosse assalita dal terrore in quei giorni subito dopo l'omicidio di Meredith e perciò avesse intenzione di recarsi in Germania. «Altro che disponibilità a collaborare. Amanda al telefono con un suo familiare residente in Germania aveva espresso la sua volontà di lasciare il Paese, ma l'idea fu lasciata cadere solo perchè la polizia le disse di non lasciare il Paese e di restare a disposizione». Per il legale di parte civile si tratta di un altro chiaro segno di colpevolezza. Nella arringa ci si è soffermati sul lato oscuro di Amanda: «ragazza luciferina, falsa, di facili costumi come dimostra la facilità con cui aveva rapporti sessuali con ragazzi conosciuti da meno di un giorno». E ancora: «attrice che mostra il suo lato dolce, quando in realtà domina quello oscuro». L'avvocato non ha risparmiato anche argomenti intimi come «la passione per i vibratori» da parte della ragazza. Per tutto questo è stata chiesta la conferma della sentenza in primo grado.
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