«Andare senza paura ai consultori e servizi sociali per ricevere adeguato aiuto, comprensione e accompagnamento verso una scelta»

(ASI) PERUGIA – «Di fronte ad una tragedia come quella accaduta a Terni, dobbiamo ricordare l’importanza di rafforzare la rete di prevenzione». L’ordine degli Assistenti Sociali dell’Umbria, presieduto da Cristina Fargaghini, interviene sulla vicenda del neonato trovato morto in un cassonetto a Terni. Un fatto che «suscita nella coscienza collettiva un groviglio denso e drammatico di emozioni che lascia attoniti e sgomenti. Eppure – scrive l’ordine - ci sono donne che non riescono ad accogliere la maternità per una complessità di motivazioni, dove spesso c’è solitudine, violenza, degrado sociale comunque sofferenza e fragilità». Per questa molteplicità di fattori gli Assistenti Sociali evidenziano con forza la necessità di spingere sulla prevenzione «a partire dai consultori familiari, uffici della cittadinanza, medici di medicina generale, pediatri, Caritas e associazioni di volontariato per un lavoro sinergico che consenta di individuare quanto prima le situazioni complesse e offrire adeguati sostegni per scongiurare altri drammi come questi».

PIU’ INFORMAZIONE Occorre innanzitutto informare le donne che il Dpr 396/2000 consente (art. 30, comma 2) di partorire in anonimato, cioè poter effettuare un parto protetto in strutture ospedaliere con garanzia di assistenza sanitaria sociale e psicologica alla madre e tutela della salute del nascituro. La madre viene assistita da personale sanitario specializzato, dagli assistenti sociali che operano nei Consultori familiari e nella struttura ospedaliera per valutare ogni possibile intervento di tipo sociale economico e psicologico che possa consentire alla donna una libera cosciente e responsabile scelta di riconoscere o meno il bambino. In ospedale, al momento del parto viene garantita la massima riservatezza, senza giudizi colpevolizzanti ma con interventi adeguati ed efficaci, per assicurare anche dopo la dimissione che il parto resti in anonimato.

Alla madre è riconosciuto un periodo, di norma 10 giorni, entro cui può decidere anche di rivedere la scelta e chiedere al Tribunale per i minorenni un periodo di tempo per provvedere al riconoscimento. Al neonato non riconosciuto viene garantita la dovuta protezione giuridica. L'ospedale di nascita del neonato procede all’immediata segnalazione alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni della situazione di abbandono del neonato non riconosciuto che permette l’apertura di un procedimento di adottabilità e la sollecita individuazione di un’idonea coppia adottante.

FIGURE DI SUPPORTO E’ in questa fase che si attiva il delicato e complesso intervento dei Servizi Adozione dell’Umbria dove operano assistenti sociali e psicologi specializzati che su mandato dell’autorità giudiziaria provvedono alla prima tutela del neonato e al sostegno e accompagnamento del suo percorso di crescita nella famiglia adottiva.

Non sono disponibili dati aggiornati sul numero (nazionale) di bambini abbandonati alla nascita ma si stima che siano circa 400 all’anno, lo 0,1% dei nati, comunque un fenomeno rilevante che ha visto nel tempo diverse campagne promozionali e progetti volti alla informazione e prevenzione, e in alcune città la creazione di culle termiche, moderne ruote degli esposti, per evitare il dramma dell’abbandono del neonato.

L’APPELLO «Vorrei concludere – spiega Faraghini - rivolgendo un invito a tutte le donne che possono trovarsi a vivere una situazione difficile, di recarsi senza paura presso i consultori, e i servizi sociali perché cosi potranno ricevere adeguato aiuto comprensione e accompagnamento verso una scelta dolorosa e difficile ma che tutela la loro salute, quella del neonato e assicura la protezione sociale necessaria».

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