(ASI) Cimavilla (TV) - A Cimavilla, una frazione di Codognè, si è svolto il funerale di addio di uno degli ultimi protagonisti di "Centomila gavette di ghiaccio", l'immortale libro di Giulio Bedeschi. Si tratta di Egidio Pin, reduce della campagna di Russia.

Novantaseienne, non si è mai perso d'animo nemmeno in quelle tristissime condizioni della guerra in Russia, e aiutò sempre i suoi compagni, anche durante la ritirata, dimostrando coraggio e generosità. Rimase con i piedi congelati, nel gelo e nella steppa sovietica, camminando per ore, giorni ad una temperatura di - 30°. Quando riuscì a raggiungere l'ospedale militare italiano di Kharkov, pesava solamente 42 chili. Tornato a casa, si nascose onde evitare la cattura da parte dei nazisti. Era nato il 27 dicembre del 1921, e si era arruolato nel maggio del 1940. Richiamato alle armi nel 1941, nel terzo artiglieria da montagna della Divisione Julia, gruppo di Conegliano. Il suo incarico era di servente al pezzo. Ai nostri giorni, secondo le fonti dell'ANA, Associazione Nazionale Alpini, i superstiti di Russia non superano la decina di persone. Le estenuanti marce, sulle rive del Don portarono ai combattimenti, che finirono in quella terribile ritirata del gennaio 1943, con punte di freddo fino a -40°, a piedi, sino in Austria. Sempre stato attivo nella vita, usciva regolarmente sino a poco tempo fa. Solo qualche malanno lo aveva privato della possibilità di recarsi all'adunata degli Alpini di Treviso, la sua Treviso. Una volta conclusa l'esperienza militare, conobbe l'esperienza dell'emigrazione, in Belgio, e anche la perdita di un figlio in giovane età. Nonostante tutto, ha vissuto degnamente sino ai nostri giorni.

Anche il Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, lo ha ricordato e celebrato in un comunicato (1):

È morto Egidio Pin di Codognè, uno dei nostri ultimi alpini di Russia, uno dei testimoni delle Centomila gavette di ghiaccio che vissero la tragedia della grande ritirata in mezzo al ghiaccio e agli stenti, ma che per la dignità e la fierezza ebbero l’onore delle armi e della memoria anche dagli avversari. Lo ricordiamo e lo portiamo a esempio a tutti i giovani perché sappiano cosa sono l’impegno e la dedizione, il sacrificio e la schiena dritta, la pulizia e la generosità.  È questo il Veneto che Egidio Pin incarnava e che noi sappiamo esistere ancora. Un Veneto capace di resistere e di credere, di tenere duro anche quando le condizioni della vita indurrebbero a cedere, insomma quel Dna classico delle nostre genti che è impasto di coraggio e ubbidienza (ma non di rassegnazione), senso civico e altruismo, spirito indomito e senso forte della collettività. Rendiamo un omaggio commosso alla sua memoria – conclude Zaia - e alla memoria di quanti direttamente o indirettamente (come la guerra silenziosa ma fondamentale delle nostre donne) con coraggio seppero restituirci la libertà, vivendo una così grande sofferenza”.

(1)

https://www.regione.veneto.it/web/guest/comunicati-stampa/dettaglio-comunicati?_spp_detailId=3176940

Valentino Quintana - Agenzia Stampa Italia

 

 

 

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