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Italia

Concluso a Cascia il 3° Convegno itinerante nazionale direttori diocesani e operatori Uffici pastorali del tempo libero, turismo e sport promosso dalla Cei

(ASI) Umbria - Si è tenuto il 10 luglio a Cascia, nel “parlatorio dei familiari” del monastero di S. Rita, l’ultimo incontro del 3° Convegno Itinerante nazionale dei direttori diocesani e degli operatori del tempo libero, turismo e sport promosso dall’Ufficio nazionale della Conferenza episcopale italiana che si occupa di questo settore.

Di Redazione ASI 11 Luglio 2014 – 08:49 3 min di lettura

«L’idea della non residenzialità del convegno – ha affermato mons. Mario Lusek, direttore del suddetto Ufficio Cei – ci ha permesso di compiere una sorta di viaggio in varie realtà italiane, nelle quali abbiamo provato ad individuare nuove mete e a riflettere sul come affrontare le sfide che il nostro tempo ci mette dinanzi».

Il tema dell’incontro di Cascia, coordinato da Roberto Pascucci delegato della Conferenza episcopale umbra (Ceu) per tempo libero, turismo e sport, è stato “Andar per santuari: fuga o ritorno?”. E non poteva essere diversamente, visto che nella piccola cittadina umbra c’è il santuario di S. Rita, uno dei più frequentati d’Italia.

La giornata si è aperta con la celebrazione delle lodi presieduta dall’arcivescovo di Spoleto-Norcia Renato Boccardo che, nel salutare i convegnisti, ha ricordato come i pellegrinaggi ai santuari sono l’espressione visibile del percorso feriale che i cristiani compiono nelle parrocchie. Presente anche il vescovo di Gubbio Mario Ceccobelli, delegato Ceu per la pastorale del tempo libero, turismo e sport.

Il rettore del santuario di S. Rita, l’agostiniano padre Mario De Santis, ha ricordato come la visita ad un santuario deve condurre il pellegrino a sentirsi nella Chiesa e con la Chiesa, «verificando – ha detto – la propria identità battesimale nella celebrazione eucaristica, culmine del pellegrinaggio. Non si pensi ai santuari – ha aggiunto – come a luoghi di soluzioni di problemi o fabbrica di miracoli, ma come a luoghi di approdo, dove la risposta alle difficoltà sta nel consegnarsi a Cristo». Madre Maria Natalina Todeschini, badessa del monastero di S. Rita, riprendendo Paolo VI, ha parlato dei santuari come “clinica dello spirito”. «I pellegrini – ha sottolineato – vi entrano con speranza e semplicità, cercando accoglienza, misericordia, compassione, consolazione, benevolenza e rispetto. Solo Dio sa cosa c’è nel loro cuore, conosce i loro interrogativi, le sofferenze, le gioie, la quotidianità, il vissuto famigliare». Vivere ogni aspetto e luogo del santuario col tempo necessario e non con la fretta di riuscire a vederne sei o sette in pochi giorni, come sempre più spesso viene proposto alle persone: è stato questo l’appello dell’arcivescovo prelato di Loreto Giovanni Tonucci. «In ogni santuario – ha ricordato – deve essere evidente il percorso verso Cristo, in modo particolare nei sacramenti dell’Eucaristia e della riconciliazione».

Tonucci ha anche posto l’accento sull’accoglienza dei pellegrini che deve essere cordiale e fraterna e sul ruolo dei confessori. «Questi – ha detto – non devono mai umiliare né rimproverare, ma avere molta pazienza e raccomandare la continuità della confessione nella propria parrocchia». Del pellegrinaggio a piedi verso un santuario ha parlato mons. Paolo Giulietti, vescovo ausiliare eletto di Perugia-Città della Pieve.

Ha individuato sette ingredienti per questo “viaggio” con zaino e scarponi che coinvolge corpo, mente e spirito: il distacco dalla quotidianità, la fatica che fa emergere la verità su se stessi, la solitudine che apre spazi ad un lavoro interiore, la compagnia inedita dei compagni di pellegrinaggio che evidenzia il bisogno l’uno dell’altro, la meraviglia per ciò che si osserva (creato, monumenti ecc…), la tradizione che si alimenta con la verbalizzazione dell’esperienza da parte dei pellegrini e la preghiera che, a volte inattesa, trova spazio nel pellegrino. Insomma, chi si reca ad un santuario sperimenta la grazia di Dio legata a quel luogo e torna alle proprie abitudini e nella propria parrocchia “guarito” e pronto ad un rinnovato impegno cristiano.

Redazione Agenzia Stampa Italia

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